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Ho sempre avuto la passione sia per il moto turismo sia per i cavalli. La prima, sicuramente più coltivata.Da qui nasce l'idea di proporre a Maria Lucia un articolo dove parlare di queste passioni che sono parallele convergenti (chi ha la giusta età sa di cosa parlo)
A prima vista, il mondo del moto turismo e quello dei cavalli sembrano appartenere a due universi completamente diversi. Da una parte un motore, il suono dello scarico, l'asfalto che scorre veloce sotto le ruote e la possibilità di percorrere centinaia di chilometri in un giorno. Dall'altra un equino, un sentiero, il ritmo degli zoccoli e un rapporto fatto di comunicazione, fiducia e sensibilità.La mia passione per i cavalli è qualcosa di innato, che mi accompagna da sempre, fin da quando ero bambina. Vicino a casa c'era una fattoria con alcuni cavalli, ed era là che mi rifugiavo ogni pomeriggio dopo la scuola. Li spazzolavo, pulivo i box e li portavo nei paddock, in cambio di qualche lezione di equitazione. A volte portavo con me un libro, e mi sedevo nell'erba a leggere, mentre i cavalli pascolavano attorno a me. A volte avevo con me dei fogli, e scrivevo delle poesie.
E’ partito dal Real Sito di Carditello, domenica 2 ottobre scorso ed è arrivato a Roma presso il Roma Polo Club per una tappa, l’impresa del cavallo Esso e del suo Cavaliere Sam Adul, per promuovere in Italia la tutela della salute mentale e la prevenzione dei disturbi psichiatrici.
Ora so cosa sognano le giovani amazzoni; sono scivolata nel sonno delle cavallerizze in erba e ho spiato i loro desideri.Adesso so dove indugiava nell’ infanzia la mente delle donne che hanno sempre amato galoppare e vivere coi cavalli e me l’ha svelato un pittore, Adelchi Riccardo Mantovani, che fa dell’onirico e dei ricordi il soggetto dei suoi quadri.
La chiamano ‘distruzione creativa’. Se crei, non puoi non distruggere. Inevitabile, si dice. Anzi necessario, si ribadisce. Senza, il futuro stesso, arrivano a dire, si accartoccia in patetica illusione. Un modo davvero faticoso di stare al mondo: la morte come prezzo della resurrezione, la resurrezione come risarcimento della morte.
E’ passato un anno in cui Gold Mine racconta le sue avventure e la sua vita specchiandosi in quella delle persone che incontra.
E’ stato partecipe del suo cambiamento. Ha salutato il compagno di scorribande e carote nel paese dei balocchi e incominciato il percorso scolare dell’ABC del dialogo, scoprendo nei due gambe le persone speciali che gli hanno permesso di provare l’abilità del divertirsi insieme.
I modi di dire e i proverbi riguardanti l’asino sono numerosi. In particolare quelli in forma dialettale, infatti in ogni regione d’Italia troviamo proverbi sull’asino, segno della saggezza e dello spirito critico popolare. Quello che a me piace più di ogni altro è il detto: “l’asino vola”. E’ un gioco che si faceva da ragazzi. Uno diceva “l’asino vola” indicando con il dito il cielo e se qualcuno si voltava veniva canzonato, era uno stupido, un credulone. L’asino non vola lo sanno tutti.
Due le caratteristiche anatomiche dell’asino che ci colpiscono immediatamente. L’occhio e la testa sproporzionatamente grandi rispetto al corpo. Le orecchie anch’esse esageratamente lunghe rispetto al resto del corpo. Sappiamo che l’occhio e la testa molto grandi sono una caratteristica dei cuccioli di tutte le specie (quindi anche dell’uomo). I piccoli nati, infatti, sono facilmente riconoscibili, anche a distanza, proprio per questa particolarità: occhi e testa molto grandi in rapporto al corpo (detti caratteri neotenici).































