Emozione cavallo
Gougeon -nome preso in prestito dalla grande famiglia di guidatori francesi e in particolare da Jean René, soprannominato 'Le Pape' e pilota di campionissimi quali 'Le Roi' Ourasi, la regina Roquepine e il panzer Bellino II- un trottatore (nipotino di Varenne) nato nel piccolo allevamento della famiglia Lago, così appassionati da chiamare il proprio figlio Filippo (dal greco "amico dei cavalli") a sua volta innamorato delle fattrici e dei puledri di casa tanto da riuscire a convivere, anche grazie a loro, con la compagnia della 'spina bifida' che non è esattamente la migliore, la più allegra né la più facile delle compagnie.
Sono tante le Storie di cavalli, di uomini, donne e avventure che l'ippica -trotto e galoppo- avrebbe da raccontare ma non lo fa quasi più, presa com'è a crogiolarsi in una autoreferenzialità masochistica e senza sbocchi, neppure sui media, senza la minima chance, se non invertendo la rotta, di aprirsi alla gente e ai nuovi potenziali "clienti".
Troppo spesso si descrive il cavallo come un essere a cui si vuole molto bene, soprattutto a parole, ma non sempre le parole sono in sintonia con le azioni, che riflettono il pensiero che l’animale sia un oggetto al servizio dell’uomo, di cui si decide il destino sulla base di esigenze che non sono le sue, anzi, senza nemmeno conoscerle.
Siamo giunti al 1 Gennaio 2026. L'inizio che per molti cambierà molte cose.
Come i più esperti ippici sanno, ormai con i 15 anni compiuti, i trottatori con la lettera S hanno terminato loro carriera agonistica. Il dopo-corse per un cavallo trottatore è sempre più difficile delle corse stesse poiché non si sa il destino a cui va incontro. Per chi ha molta sfortuna si ritrovano a correre nelle famigerate corse clandestine su strada o addirittura peggio al macello. Alcuni finiscono in maneggi o altri più fortunati trovano un'associazione di ricollocamento che può riuscire a dargli un futuro sereno e tranquillo.
Non ripercorrerò i trascorsi della mia vita che spiegano l’amore incondizionato per i cavalli, tediandovi inutilmente, ma mi concentrerò nell’esporre le ragioni che mi hanno portato fino a qui. Come molti ragazzi che entrano nel circuito delle gare il mio indiscusso interesse, sin da ragazzina, era quello di migliorare agonisticamente e di portare a casa il premio, indipendentemente dallo stato psico-fisico del cavallo montato in quel momento (all’epoca non avevo cavalli di proprietà ma in fida o in lavoro).
Quando Victoria Demuru parla di Fargetta, il suo cavallo, gli occhi le brillano. Non è solo un animale: è compagno, amico, alleato in una vita che le ha riservato sfide complesse. Victoria ha trasformato la sua passione per i cavalli in un progetto che cambia vite: dieci anni fa, insieme a Martina De Vincentis, ha fondato Chubby Horse, per dare una seconda possibilità ai trottatori a fine carriera o non idonei all’agonismo.
Quando ho incontrato Day Life era poco più che una puledra che aveva appena fatto le prove di qualifica per le corse al trotto. Tommy, il suo allenatore, un pomeriggio mi vide mentre mi aggiravo tra i box della sua scuderia che allora si trovava all’interno del comprensorio dell’ex-Unire e mi disse: “Da domani ho bisogno di te in scuderia per pulire i cavalli, ti aspetto alle 7.00, non mancare”.
Il cavallo che mi ha cambiato la vita si chiamava Sparky, anzi, io la chiamavo così, come era scritto nel suo passaporto anche se in realtà il suo nome indicava la sua genealogia. SPARKY ANTO LAD, ha avuto una vita intensa, non felicissima… così come capita spesso a questi quadrupedi di grande empatia.































