Ben ritrovata amica del mio cuore
Nel 1800 Roma, nostra amatissima, era davvero circoscritta dentro le mura che ancora adesso fanno bella mostra di se, porte di accesso comprese. Oltre le mura era campagna e per la verità forse anche dentro. A nord il paesaggio già subito si presentava mosso, collinoso ameno, pensate ai monti Parioli oppure alla cima di monte Mario per proseguire poi con quel paesaggio intrigante e fascinoso che prefigurava o lasciava immaginare la Toscana e le sue colline.
Cosi come ad est apparivano vicine le montagne dell’appennino e ad ovest , seguendo il Tevere, si arrivava presto al mare. Invece a sud , accarezzata dai Castelli sullo sfondo , si apriva la pianura , subito dopo porta San Giovanni. Quella estensione che, allora, andava a morire nelle paludi Pontine .
Ah, la campagna romana che tanto , a nord come a sud, fu cara a coloro che facevano di Roma e della sua Storia e Cultura, il punto fermo del Grand Tour . Goethe su tutti, immortalato proprio in campagna, da Johan Wilhelm Tischbein, un dipinto celeberrimo conservato a Francoforte ma in copia anche all’ingresso dell’Istituto di Cultura Tedesco in via del Corso, quasi angolo con Piazza del Popolo.
Le immagini meravigliose della campagna romana ci arrivano e ci emozionano grazie, tra i tanti, a Vanvitelli che forse fu il primo ma poi ecco Poussin, Corot, Claude Lorrain oppure Caffi. Si, sono anche cavalli e forse Claude fu il migliore ancorchè inespresso, parliamo del cavallo.
Ebbene nella prima metà dell’ottocento , sulla sinistra della Regina Viarum, oltre le Catacombe e a sinistra della Villa dei Quintili, la “piana” si faceva perfetta per l’appostamento della selvaggina di passo ma anche per lepri, volpi ed altra cacciagione stanziale. L’appostamento richiedeva paziente attesa che, nobili ma anche bracconieri, consumavano , anche per mimetizzarsi, al riparo di tanti piccoli capanni, insomma delle “Capannelle”… eh già, le nostre adorate Capannelle.
Dalla caccia alle corse il passo è più breve di quanto si creda . Esattamente sulla falsariga di come era accaduto secoli prima in Inghilterra anche tra i “Signori” che arrivavano a caccia a cavallo, pian piano si fece strada la voglia di misurare la valenza dei propri cavalli. Una sfida tira l’altra e per forza ad un certo punto bisognò dare una veste formale al fenomeno e magari immaginare anche un tracciato consono….
Ciò che negli anni 20 e 30 era pionieristico , man mano divenne quasi organico e sempre più dopo gli anni 50. Fino alla piena istituzionalizzazione, post breccia, culminata nella creazione , 1884, del Derby Italiano di Galoppo( vari i nomi nel tempo ).
Esatto proprio quel pomeriggio cosi meravigliosamente e soprattutto spregiudicatamente narrato da un ventenne Gabriele D’Annunzio, che iniziò a sua vicenda letteraria come giornalista. Il “ Vate” tornò sull’argomento, con ben altra valenza letteraria, quando nel “ Piacere” ci regalò le pagine dello stupendo, emozionante e forse un po' retorico racconto della vittoria di Andrea Sperelli in ostacoli, dedicata a Donna Ippolita….Il dado era tratto, Capannelle , discosta dalla città sul modello anglosassone , era tuttavia ben al centro colto , sociale e di costume di Roma. Una sua eccellenza, un bene primario. Perché il giorno di corse alle Capannelle era, è e sempre sarà momento di festa popolare, di passione assoluta , di emozione incredibile.
La prima progettazione dell’ippodromo durò fino alla fine della prima guerra mondiale. Fu allora che , contando sulla presenza anche dell’ippodromo dei Parioli, furono iniziati i lavori, conclusi nel 1926 , in primavera, che ci consegnarono, gioiello di Vietti Violi, la Capannelle di oggi. Eh si perché in questo 2026 , il nostro amatissimo ippodromo festeggia i suoi primi 100 anni della sua seconda moderna esistenza. E abbiamo rischiato di trascorrere l’intero anno di questa sua celebrazione con i cancelli mestamente chiusi .
Quando ciò è accaduto , a gennaio, nell’animo di ogni autentico ippico è sceso , come nella favola della Bella Addormentata, un terribile , cupo, nero sgomento che paralizzava le nostre coscienze, che ci toglieva la gioia di esistere ippicamente. Invece no, ce l’abbiamo fatta, si tutti noi che amiamo il Turf nella sua più nobilissima espressione e che, per tutti questi mesi abbiamo sommessamente sofferto e pregato , a volte disperando ma sempre mantenendo vivo, nel nostro cuore, “ mahlerianamente” il fuoco della passione e della speranza .
Per questo ognuno di noi ed anche chi scrive, che ha messo piede sul sacro suolo di Capannelle alla metà degli anni cinquanta, oggi non può che , con giubilo e riconoscenza, dire “GRAZIE” con tutto il cuore a coloro che hanno reso possibile questo miracolo. Facciamo in tempo anche a festeggiare la ricorrenza centenaria, soprattutto riprende vita una alta e nobile espressione della Cultura della nostra città.
Capannelle è stata crogiolo di costume, di socialità, di passione , di amore , di qualità , di entusiasmo. La sua pista è stata calpestata dagli zoccoli vincenti di Nearco, Ortello, Crapom, Cavaliere d’Arpino, Archidamia, Orsenigo, Botticelli e anche , sia pure in esibizione, Ribot. Oltre ovviamente a tutti i grandi campioni , dagli anni 50 fino ai giorni nostri.
Ognuno di noi passionali innamorati di quel posto dell’anima che ci ha fatto palpitare, emozionare, piangere , che ci ha riempito la vita e il cuore, ha un suo ricordo che costudisce gelosamente nella propria anima. Da venerdì il nostro personale album potrà continuare ad arricchirsi di tanti altri memorabili racconti, ricordi, sensazioni. Che meraviglia ! Cosi come poter constatare che l’incedere del tempo sarà ancora scandito dalle figure amiche che hanno reso possibile sempre ogni giornata di corse. A Capannelle sarete ancora nella vostra Capannelle , perché alzando lo sguardo riconoscerete i volti indispensabili di Giulia e Pamela, di Lorenzo, di Marco e Gabriele e di tutti gli altri che colpevolmente non citiamo e che continueranno a rendere possibile la nostra gioia.
Loro con noi tutti sono e siamo Capannelle ! Ben ritrovata vecchia amica , ci hai fatto stare in pensiero. Che vita sarebbe e che Ippica sarebbe senza Capannelle……




























