Moto e cavalli, due passioni parallele e convergenti
Ho sempre avuto la passione sia per il moto turismo sia per i cavalli. La prima, sicuramente più coltivata.
Da qui nasce l'idea di proporre a Maria Lucia un articolo dove parlare di queste passioni che sono parallele convergenti (chi ha la giusta età sa di cosa parlo)
A prima vista, il mondo del moto turismo e quello dei cavalli sembrano appartenere a due universi completamente diversi. Da una parte un motore, il suono dello scarico, l'asfalto che scorre veloce sotto le ruote e la possibilità di percorrere centinaia di chilometri in un giorno. Dall'altra un equino, un sentiero, il ritmo degli zoccoli e un rapporto fatto di comunicazione, fiducia e sensibilità.
Eppure, riflettendoci più attentamente, queste due passioni hanno molto in comune.
Entrambe nascono dal desiderio di osservare il mondo da un punto più in alto, muoversi, esplorare e sentirsi liberi. Entrambe permettono di uscire dalla quotidianità e di vivere il territorio in maniera diversa. E, soprattutto, entrambe insegnano che il viaggio non è soltanto arrivare a una destinazione, ma tutto ciò che accade lungo il percorso.
Per chi ama la moto, il viaggio comincia nel momento stesso in cui si indossa il casco e si avvia il motore. Non è necessariamente importante avere una meta precisa. A volte basta scegliere una strada, magari unadi quelle secondarie che attraversano colline, montagne e piccoli paesi, e lasciarsi guidare dalla curiosità.
Il motociclista cerca la strada, le curve, i panorami, il piacere di sentire la moto rispondere ai propri comandi. La destinazione diventa quasi un pretesto per vivere il percorso.
Anche chi va a cavallo conosce questa sensazione. Preparare il cavallo, sellarlo, uscire dal maneggio e imboccare un sentiero significa entrare in un'altra dimensione. Il ritmo cambia, il rumore della vita quotidiana si allontana e il paesaggio comincia a essere osservato con occhi diversi.
La libertà, però, assume forme differenti. La moto permette di andare più lontano, il cavallo consente spesso di andare più lentamente e di entrare maggiormente in contatto con ciò che ci circonda.
Un motociclista può attraversare in poche ore territori molto diversi una pianura, un passo di montagna, una strada costiera, un piccolo borgo. La moto consente di coprire grandi distanze e di scoprire luoghi che, con altri mezzi, richiederebbero molto più tempo.
Il cavallo offre invece una prospettiva più ravvicinata. Il viaggio procede alla velocità del passo o del trotto e permette di percepire maggiormente i dettagli il suono dell'acqua di un torrente, il profumo della vegetazione, il cambiamento del terreno, gli animali che si incontrano lungo il percorso.
Sono esperienze diverse, ma entrambe hanno un elemento fondamentale l’emozioni che vivi nell’attraversare un territorio e che ti può dare solo vivendo un viaggio all’aria aperta.
Ed è forse questo uno dei punti di contatto più forti tra motociclista e cavaliere.
C'è poi una differenza fondamentale, ma anche sorprendentemente interessante.
La moto è una macchina. Ha un motore, una ciclistica, dei comandi e necessita di manutenzione. Il motociclista impara a conoscerne il comportamento, a capire come affronta una curva, come reagisce in determinate condizioni e quali sono i suoi limiti.
Il cavallo, invece, è un essere vivente. Non basta conoscere la tecnica dell'equitazione bisogna imparare a comprendere l'animale, le sue reazioni, il suo carattere e il suo stato d'animo.
La relazione, in questo caso, è molto più complessa.
Eppure, anche il motociclista sviluppa con la propria moto una sorta di rapporto. Dopo migliaia di chilometri, si imparano a riconoscere rumori, vibrazioni, reazioni. Si conosce il comportamento della moto quasi istintivamente.
Naturalmente non si tratta della stessa relazione che esiste tra cavallo e cavaliere. Ma in entrambi i casi l'esperienza nasce dalla conoscenza e dal rispetto del proprio compagno di viaggio.
Sia il moto turismo sia l'equitazione richiedono qualcosa che va oltre la passione richiedono preparazione.
Un motociclista che affronta un lungo viaggio deve conoscere la propria moto, pianificare il percorso, controllare pneumatici e la meccanica, considerare il meteo e soprattutto conoscere i propri limiti.
Anche il cavaliere deve prepararsi. Deve conoscere il proprio cavallo, scegliere percorsi adeguati, valutare il terreno e affrontare ogni situazione con attenzione.
In entrambi i casi, l'esperienza insegna una lezione importante non è il mezzo a rendere grande il viaggio, ma il modo in cui lo si vive quest’ultimo e si rispetta il territorio che si attraversa.
La vera passione non dovrebbe spingere a superare continuamente i propri limiti, ma a conoscerli.
Forse la differenza più evidente tra le due passioni è la velocità.
La moto nasce anche dal piacere della velocità. Non necessariamente dalla ricerca della velocità massima, ma dalla sensazione di percorrere una strada, affrontare una successione di curve e sentire il paesaggio cambiare rapidamente.
Il cavallo, invece, impone un altro ritmo.
A cavallo si rallenta. Si osserva. Si ascolta.
E proprio questa differenza può diventare una ricchezza. Il motociclista potrebbe imparare dal cavaliere il valore della lentezza e della pazienza; il cavaliere potrebbe riconoscere nel motociclista la voglia di esplorare territori più lontani e di affrontare il viaggio come una vera avventura.
Due passioni diverse possono quindi insegnarsi qualcosa a vicenda.
C'è un altro tema che accomuna profondamente moto turismo e cavalli rapporto con l'ambiente.
Chi ama davvero viaggiare dovrebbe imparare a rispettare i luoghi che attraversa. Per il motociclista significa, tra le altre cose, utilizzare strade consentite, rispettare gli abitanti dei territori attraversati, evitare comportamenti rumorosi o pericolosi e lasciare il paesaggio così come lo si è trovato.
Per il cavaliere significa rispettare sentieri, coltivazioni, boschi, animali e altri frequentatori del territorio.
La libertà non significa poter fare qualsiasi cosa.
Significa poter vivere un'esperienza senza dimenticare che il territorio appartiene anche a chi lo abita e a chi lo attraverserà dopo di noi.
Alla fine, forse, motociclista e cavaliere hanno più cose in comune di quanto si potrebbe pensare.
Entrambi conoscono il piacere della partenza. Entrambi preparano il proprio mezzo o il proprio compagno di viaggio. Entrambi imparano a leggere il terreno e il cielo. Entrambi cercano strade meno conosciute, paesaggi nuovi e momenti lontani dalla routine.
Ma soprattutto entrambi sanno che esiste una forma particolare di felicità nel muoversi attraverso il mondo con le proprie forze e con il proprio compagno di viaggio.
La moto permette di percorrere grandi distanze e di trasformare una giornata qualunque in un'avventura. Il cavallo obbliga invece a rallentare e costruisce con il cavaliere una relazione che va oltre la semplice tecnica.
Sono due passioni differenti, con linguaggi differenti e ritmi differenti.
Una corre sull'asfalto, l'altra segue un sentiero.
Una ha un motore, l'altra ha le gambe.
Ma entrambe possono portare nello stesso posto quella sensazione di libertà che nasce quando lasciamo per un po' alle spalle la quotidianità e scegliamo semplicemente di partire.
Perché, in fondo, non è così importante se sotto di noi ci sono due ruote o quattro zoccoli.
L'importante è avere ancora la voglia di scoprire dove porta la strada.




























