Per gli allevatori del trotto la discesa in campo di Massimo Pravettoni
A volte può essere tardi ma, lo insegnano miriadi di esempi e la stessa saggezza popolare, "non è mai troppo tardi".
Nella vita -per andare avanti come per tornare sui propri passi- nelle scelte, in molte relazioni, nello sport, nel mondo degli affari, della comunicazione, del sociale e in qualsiasi campo, naturalmente anche in quello dei cavalli da corsa.
In quest'ottica va inserita e applaudita come una voce di speranza e riforme di fronte alla crisi (non solo economica) più grave di sempre, la candidatura a Presidente dell'Anact dell'Ingegner Massimo Pravettoni, sceso in campo con la lista che porta appunto il suo nome per le prossime elezioni della storica e importantissima Associazione degli Allevatori del Trotto.
Uomo, professionista, manager ed imprenditore universalmente stimato anche per signorilità ed equilibrio, Pravettoni non ha alcun conflitto di interessi, forse semmai imputabile di allevare -peraltro benissimo se guardiamo per esempio al campione Dubhe Prav e all'ottima Dalì Prav - per hobby perché la prima professione è quella di ingegnere, non quella di 'progettare' incroci e far nascere puledri nei paddock di casa...
Conoscendo l'oceano abitato da rischi della politica ippica, come del resto quella di tutto lo sport equestre e le enormi difficoltà del momento, verrebbe da chiederle chi o cosa glielo ha fatto fare?
"Guardi, senza alcuna retorica, riguardo al cosa posso rispondere con tre parole: passione, fiducia ed emergenza. Per quanto riguarda invece su chi me lo ha fatto fare, i cosiddetti colpevoli sono principalmente due: io, che non intendo rassegnarmi all'implosione se non al fallimento di una storia così bella e Roberto "King" Mazzucato, il decano degli allevatori, che ammetto mi ha tirato un po' per la giacca con il suo disinteressato entusiasmo da giovanotto di 87 anni"...
Meno nascite, meno allevatori, meno corse, meno pubblico, meno scommettitori, meno proprietari (primi clienti di voi allevatori), meno appassionati, zero sponsor, minor interesse (se possibile) da parte dei media, ora anche meno ippodromi, una autoreferenzialità disarmante da parte di molti ippici, immagine e credibilità rase al suolo, imprenditori che pensano solo a prendere invece di investire e una concentrazione delle risorse, oltretutto pubbliche, che scatena un meccanismo di doping economico devastante quanto quello ai cavalli che certo non è accettabile di suo. Quali sono le vostre ricette e le riforme che avete in mente per invertire la rotta e risalire la china?
"Non voglio eludere la domanda -spiega Pravettoni- ma al momento stiamo lavorando alla squadra e al programma, che sarà stilato e condiviso, mi auguro, con il contributo di tutti. Non ho bacchette magiche e le sole promesse che faremo saranno quelle che poi manterremo. Devo però aggiungere al suo elenco due problematiche importantissime, per noi allevatori e per tutto il comparto: il mercato e la programmazione e voglio dire che siamo aperti a tutte le componenti sane e propositive dell'ippica, senza alcuna bandiera politica di appartenenza perché né la politica né l'ippica sono riducibili a Milan-Inter; ed anche con le istituzioni penso si possa e si debba collaborare per costruire qualcosa di veramente utile e positivo".
Possibile e pure necessario, anche perché se il Masaf ha un interlocutore e una missione a sua volta istituzionale quelli sono l'allevatore e l'allevamento che sono effettivamente agricoltura e giustificano più di altri e di altro aiuti, stanziamenti e progetti. Però, ora che la candidatura è ufficiale e che ha parlato dei problemi di programmazione e mercato, un paio di punti o spunti di programma sarebbe il momento di tirarli fuori...
"Riguardo alla programmazione non basterebbe un libro e al tempo stesso semplificando penso basterebbe fare il contrario di quanto si va facendo. Si dovrà, pur gradualmente per non penalizzare gli investimenti già in atto, adeguarsi al resto d'Europa e non scimmiottare più il sistema americano dei soldi e della spremitura a 2 e 3 anni, anche perché, in America, primo nasce un'infinità di puledri in più e secondo, da quelle parti, dai 4 anni in sù i cavalli servono solo per i circuiti minori. E' anche questione di economia, di raccolta del gioco e naturalmente, in primis, di benessere e rispetto dei cavalli. Tutti, giovani e anziani. Per il mercato siamo prossimi al capolinea e andranno fatti interventi nel breve e di medio lungo periodo, anche alla ricerca di nuovi proprietari, con idee, organizzazione ed investimenti. Da subito comunque, per non collassare, servono interventi a sostegno dei piccoli medi allevatori alla canna del gas, anche per elevare la qualità dei prodotti e delle linee di sangue, senza per questo penalizzare chi certi livelli di qualità li ha già raggiunti. Sia per la programmazione sia per il mercato altre due parole da mettere al centro: formazione e territorio. Di più non posso dire e neppure sarebbe serio in una fase che come le ho detto ci vede lavorare a squadra e programma".
Primo sostenitore della candidatura di Pravettoni -lo ha rivelato lo stesso ingegnere- Roberto Mazzucato, per carattere meno pacato del diretto interessato, ma, per impegno ed amore verso l'Associazione probabilmente -per dirla in gergo ippico- senza 'avversari". Mazzuccato ci tiene ad aggiungere tre cose: "La prima è che con le prossime elezioni ogni allevatore e ogni delegato al Consiglio dovrà partecipare attivamente altrimenti, chi è causa del suo mal pianga se stesso. La seconda è che fare l'allevatore significa investire e produrre e non solo può, ma deve, poter avere un tornaconto mentre inorridisco di fronte a certi proprietari del trotto, per fortuna non tutti, che alla domanda su che mestiere facciano rispondono 'sono proprietario di cavalli'. Il cavallo non può mantenere il proprietario ma è l'esatto contrario; io per esempio con i cavalli allevati da me e parliamo ancora di tempo addietro, ho riscosso più di 5 milioni di euro ma con la scuderia, nonostante si vincesse spesso, li ho spesi tutti, consapevole di assecondare un hobby, una passione, un divertimento sempre meno costosi della vela, della formula1 o di quei vizi che, per fortuna, scelta e bontà del Cielo, non ho mai avuto".
E la terza?
La terza è che l'Anact, anche fuori dallo stretto ambito allevatoriale, dovrà investire in comunicazione e diventare un'associazione azienda, capace di fornire servizi e informare sulla bellezza delle nostre storie, dei nostri cavalli e dei loro uomini. E donne. Una casa capace di coinvolgere e accogliere nuovi appassionati e di avere una visione, un progetto e un piano industriale. Anche a costo di rinunciare a qualche privilegio che in realtà privilegio non è. Vero che i cavalli allevati in Italia sanno vincere in giro per il mondo ma punto primo la cosa interessa solo a noi malati di ippica, punto secondo è un miracolo sportivo in gran parte figlio della lungimiranza, nel mio piccolo pure mia, di chi anni fa ha appunto girato il mondo per acquistare e importare le linee di sangue migliori. Ora noi, che abbiamo avuto Sharif di Jesolo e Varenne, siamo esposti come un supermarket allo shopping degli altri e la cosa non promette nulla di buono. Basta guardarsi l'ombelico come fossimo il centro del mondo. E basta con il pendere dalle labbra dei sedicenti ippici che l'ippica hanno ridotto in questo stato. E di certo non siamo stati nè io, né Pravettoni, né chi ha già scelto e sceglierà di stare con lui"...




























