Un cavallo per amico... della terra
Ho fatto per quasi vent’anni uno sport lontano anni luce dall’equitazione, il canottaggio. Mio allenatore era un friulano trapiantato sul Lago Maggiore e poi sul Tevere, Rino Galeazzi, padre del celebre telecronista Gian Piero (anche lui aveva remato). Quando andavamo in gara, Galeazzi (cui piaceva adoperare, come Nostro Signore nei Vangeli, esempi figurati) ci ordinava perentoriamente “non fate i cavalli della Birra Peroni”, di dare cioè alle nostre palate in acqua molto brio ed effervescenza più che potenza.
Nei primi Anni Novecento, ma poi pure nell’immediato dopoguerra, i fusti metallici della Birra Peroni erano consegnati alle mescite - stante la carenza di altri mezzi - con grossi carri trainati da una coppia di cavalli TPR, tiro pesante rapido, colossali alsaziani biondi con enormi zoccoli ricoperti di lunghi peli dorati. Quando li incontravi per strada eri affascinato dalla loro serena e docile forza che alla bellezza del cavallo univa la maestosità della razza.
Quelli della Birra Peroni, soppiantati dagli invadenti furgoni di oggi, non torneranno sulle strade ma Serena Stefani, piacente presidente CIA (Confederazione Italiana Agricoltura) di Arezzo ha lanciato alla Camera dei Deputati una proposta normativa che - se introdotta, come ci auguriamo - riporterà nelle nostre campagne, non solo sporadicamente, gli stupendi cavalli TPR. Hanno illustrato il testo (Interventi per la promozione dell’ippocoltura, per incentivare l’utilizzo del cavallo in agricoltura, per lo sviluppo delle aree rurali e la tutela delle attività tradizionali) gli onorevoli firmatari i firmatari Marco Simiani e Stefano Vaccari con il supporto tecnico di Serena Stefani, anche allevatrice e addestratrice di cavalli nel Casentinese.
“L’articolato - hanno detto i presentatori - punta a valorizzare il settore equestre, componente storica e culturale dell’Italia, profondamente radicata nelle tradizioni rurali, nella vita agricola e nell’economia delle aree interne”. Inoltre “obiettivo primario dell’iniziativa legislativa è colmare un vuoto normativo che per troppo tempo ha penalizzato il comparto, riconoscendo l’ippocoltura e le attività connesse come attività agricole a pieno titolo. Un cambiamento sostanziale che consentirà di estendere al settore equestre le agevolazioni previste per il settore primario, sia in ambito fiscale che previdenziale” ha spiegato la Stefani, esperta del mondo equestre che, da quattro anni è alla guida dell’organizzazione professionale agricola aretina.
In concreto la legge prevede l’iva al 10 per cento per la vendita degli equidi a prescindere dalla loro destinazione finale, l’accesso a bandi e a fondi dedicati, la possibilità di beneficiare di agevolazioni per doma, addestramento, allenamento, custodia, turismo equestre, pensione dei cavalli, soprattutto per quelli a fine carriera, secondo percorsi orientati alla sostenibilità e al benessere animale.
Un altro obiettivo chiave è la valorizzazione delle professioni equestri: domatori, addestratori, stallieri, guide equestri, animatori e soprattutto i maniscalchi, figure spesso decisive per la salute degli animali. La proposta introduce infatti percorsi formativi qualificati e certificazioni delle competenze, anche in collaborazione con enti accreditati e università. Ampio spazio poi verrà dato al turismo equestre, alla didattica e ai progetti di ippoterapia e riabilitazione, in sinergia con il terzo Siettore e gli enti di promozione. Infine, un capitolo fondamentale riguarda la tutela delle razze autoctone e del patrimonio genetico italiano, con uno stanziamento strutturale di 25 milioni di euro l’anno a sostegno delle imprese agricole e delle aree rurali. “Il cavallo – ha spiegato ancora Serena Stefani a Montecitorio - è parte integrante della nostra identità culturale e agricola, un amico fidato ma anche un valido collaboratore nelle operazioni agronomiche. Questa proposta riconosce il ruolo centrale del cavallo nelle campagne, tutela le tradizioni, crea possibilità occupazionali, dà dignità agli operatori del settore, garantisce il benessere agli animali, offre nuove prospettive di sviluppo alle aziende agricole”.
La proposta sarà ora assegnata alle Commissioni Parlamentari per l’esame: “Mi auguro che la norma possa raccogliere un consenso ampio e trasversale: sarebbe un segnale importante per il futuro delle nostre campagne, capace di dare concrete opportunità di crescita alle zone interne e alle aree rurali in tutta la Penisola”.




























