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  • Emanuela Bartoli
  • 03/05/2016

Relazione Uomo-Cavallo: addestramento, educazione...o altro?

Nel panorama equestre le parole “addestramento” ed “educazione” sono sempre più spesso considerate sinonimi, ma in realtà esiste tra loro una differenza sostanziale.
Nell’equitazione tradizionale o classica si dice spesso che il cavallo viene educato e non addestrato, mentre nell’equitazione cosiddetta “naturale”, si dice che le pressioni utilizzate in addestramento sono le stesse utilizzate dai cavalli in natura nelle loro dinamiche di branco.
Tutto ciò induce confusione, poiché le finalità dell’addestramento e dell’educazione sono completamente diverse, cosi come le modalità con cui è possibile realizzarli.
Inoltre: è davvero possibile “educare” un cavallo?
Per riuscire a fare un po’ di chiarezza, spiegheremo cosa significano esattamente questi e altri termini, quali le finalità, cosa avviene in natura, come ottenere ciò che ci si propone e infine come comprendere se siamo sulla strada giusta. Tenteremo di rendere queste spiegazioni molto semplici, con il minor utilizzo possibile di termini tecnici o scientifici, e facendo molti esempi, in modo che anche una persona che si affaccia per la prima volta in questo ambiente o in certe terminologie, abbia la possibilità di capire quale sia la strada più adatta al proprio modo di pensare e ai propri obiettivi: ciò, per onestà intellettuale, dovrebbe essere la finalità di ogni istruttore a qualsiasi livello e di qualsiasi tipologia.

LE FINALITA’
L’addestramento
La parola addestramento ha assunto nel tempo molteplici significati, il più antico dei quali si riferisce al “render destro” cioè a far sì che il cavallo fosse predisposto a rendere agevole l’armeggiare di spada del cavaliere-soldato. “Rendere destro” poteva anche significare “rendere abile”.
A oggi il termine dovrebbe indicare - e sottolineo il “dovrebbe” - l’insieme delle tecniche atte a conservare e migliorare l’integrità fisica del cavallo in attività. Tali tecniche dovrebbero fare in modo di sviluppare equilibrio, simmetria posturale, resistenza muscolare e così via, il tutto in funzione del tipo di attività, dalle semplici passeggiate a un’attività sportiva e/o agonistica. Rendere un cavallo fisicamente pronto a portare un essere umano è assolutamente necessario, ed è una competenza che dovrebbe far parte di ogni scuola di equitazione che si rispetti, così come continuare a mantenere queste caratteristiche sarebbe una responsabilità di ogni cavaliere.
Non confondiamo l’addestramento con la doma, ossia l’insieme delle tecniche atte a far sì che il cavallo si abitui alla presenza dell’uomo, della sella, e a essere montato.
L’educazione
Esistono molte definizioni del concetto di educazione, ma probabilmente il significato più indicativo lo ritroviamo nell’etimologia della parola: e-ducere significa “portar fuori” e ci si riferisce all’identità dell’individuo. L’educazione è quindi un’enorme responsabilità, visto che ci assumiamo il compito di aiutare un altro essere a costruirsi e a crescere. Ciò comporta una nostra scelta etica, in quanto sarà nostra facoltà scegliere se indirizzare la crescita in funzione delle nostre esigenze, o verso un modello che ci siamo costruiti, oppure agevolando l’evoluzione e l’apprendimento del soggetto in funzione della sua identità.
L’educazione può essere svolta con metodi autoritari, in cui l’educatore si fa valere per il ruolo che ricopre (come genitore o insegnante) e richiede un’ubbidienza incondizionata; o con un approccio autorevole, in cui l’educatore, grazie a un certo grado di consapevolezza di sé, dell’altro e delle situazioni che si trova a gestire, riesce a trasmettere valori e competenze senza bisogno di imporre il suo volere. E’ facile intuire quale sia la forma di educazione più corretta e più moderna.
In natura
In natura i cavalli ovviamente non addestrano, bensì applicano una forma di educazione.
Esiste un’educazione di tipo familiare e una di tipo sociale.
- l’educazione familiare è quella della mamma verso il puledro e serve a insegnargli la comunicazione di specie e a renderlo capace di vivere nel branco;
- l’educazione sociale serve a preservare il branco dai pericoli, a renderlo coeso e capace di soddisfare le necessità primarie (cibo, acqua, procreazione).
L’educazione che avviene in natura è quindi necessaria per introdurre il puledro alla vita sociale e per costruire abilità socio-cognitive sia nel puledro che nell’adulto.
E’ possibile educare un cavallo?
Di seguito il parere di Sergio Albertin, fondatore di HorseManKind.
Un’educazione corretta prevede autorevolezza e prevede che l’educando comprenda il motivo per il quale gli si chiede di fare o non fare qualcosa.
Talvolta figure come genitori o insegnanti impongono la loro volontà senza spiegazioni, e l’educando, pur non capendo i motivi alla base della richiesta, ubbidisce giustificandola con l’autorità che queste figure ricoprono.
Con un cavallo non possono esserci queste condizioni: non è possibile spiegargli i motivi delle nostre richieste, e non possiamo assumere un ruolo autoritario senza sconfinare nella coercizione.
Per questi motivi ritengo che l’educazione sia possibile solo intraspecie, quindi da uomo a uomo o da cavallo a cavallo.
All’interno della stessa specie l’educazione può avvenire perché esiste un contesto precostituito biologico, sociale e di figure autorevoli e autoritarie riconosciute, nonché una forma di comunicazione condivisa. L’educando - essere umano - riceverà i valori trasmessi dalla figura autorevole, o asseconderà il volere della figura autoritaria, perché esiste un contesto che lo rende possibile.
Tutto questo avviene anche all’interno di un branco. Esistono figure autoritarie e autorevoli, e l’educazione viene trasmessa dalla madre al puledro o anche da cavallo a cavallo, se un componente del branco in un determinato momento assume il ruolo di educatore. Anche questo è possibile grazie al contesto precostituito e a una comunicazione condivisa.
Tra specie diverse cambiano tutti i fattori in gioco.
Bisogna costituire l’anello di congiunzione tra le due specie, e quindi formare il contesto, stabilire la comunicazione e determinare i valori corretti da trasmettere.
Nel paradigma HorseManKind difatti non si parla di “educazione”, ma di “formazione socio-cognitiva interspecie”, un approccio in cui si agevola l’apprendimento e l’evoluzione del cavallo e in cui lui si sente capito, coinvolto e motivato. Potrà quindi avere un’evoluzione cognitiva pur non perdendo mai la sua identità di cavallo e gli atteggiamenti e le dinamiche tipici della specie a cui appartiene, caratteristiche che vanno assolutamente preservate.
Riassumendo
Le finalità dell’addestramento e dell’educazione sono quindi completamente diverse:
- l’addestramento serve a migliorare le prestazioni fisiche;
- l’educazione serve a sviluppare le facoltà socio-cognitive all’interno della stessa specie;
esiste inoltre:
- la “formazione socio-cognitiva interspecie”, come spiegato da Albertin, che serve a sviluppare le facoltà socio-cognitive tra specie diverse.

LE TEORIE DELL’APPRENDIMENTO ADEGUATE ALLA FINALITA’
Prima di valutare quali siano le teorie dell’apprendimento più adeguate agli scopi che ci prefiggiamo, occorre introdurre il concetto di “contesto”.
“La comunicazione avviene su uno sfondo (il contesto) che funge da riferimento per la sua corretta interpretazione (…) il concetto di contesto può indicare il quadro cognitivo o psicologico individuale, un metamessaggio che qualifica ogni segnale elementare o l’ambiente e le circostanze esterne alla comunicazione” (Loriedo-Picardi)
Esempio: consideriamo l’esclamazione “ti uccido!”.
Se il contesto è un dialogo divertito tra amici, il significato può essere interpretato come una battuta.
Se il contesto è una discussione tra nemici, il significato è di tipo ben diverso e può rappresentare una seria minaccia.
La stessa frase quindi, cambiando contesto, può assumere significati diametralmente opposti.
Ogni volta che in questo articolo viene menzionata la parola “contesto”, è riferita a questo preciso significato.
L’addestramento
L’addestramento è un approccio analitico, svolto in un preciso contesto, in cui noi insegniamo al cavallo a compiere una determinata azione per specifici motivi. Ogni nostro sforzo addestrativo si rivolge a fare in modo che il cavallo, a una certa richiesta, risponda in una determinata maniera, e più risponde con precisione, più l’addestramento risulta valido.
Tutto ciò che riguarda l’addestramento è quindi fattibile esclusivamente con una teoria dell’apprendimento di tipo comportamentista (che riguarda il comportamento); nella fattispecie l’unica possibile è il condizionamento operante (dove a ogni richiesta fatta, si rinforza la risposta per continuare a ottenerla) che, se applicato adeguatamente, può nel tempo diventare condizionamento classico o rispondente (dove la risposta non ha più bisogno di essere rinforzata).
L’educazione
Se si dichiara di educare un animale, per i motivi sopra descritti, è necessario applicare un metodo coercitivo. La nostra figura sarà per forza di cose autoritaria, anche perchè il cavallo non sarà mai in grado di comprendere il significato di ciò che gli stiamo insegnando. L’unica teoria dell’apprendimento possibile è quindi una teoria comportamentista, ossia che punta al comportamento, all’azione, senza preoccuparsi della comprensione. Un esempio è la teoria del leader tipica dell’horsemanship.
La formazione socio-cognitiva interspecie
Questo tipo di formazione ha un approccio sistemico, in cui non si insegna a compiere un’azione, tantomeno un’azione precisa e prefissata. Il contesto è totalmente diverso da quello dell’addestramento, così come i motivi per cui la formazione viene svolta.
Tale formazione si può ottenere solo con un approccio di tipo cognitivo-relazionale, con riferimenti costruttivisti, e in un’ottica zooantropologica.
E’ possibile applicare teorie diverse alle situazioni menzionate?
• E’ possibile addestrare con un Approccio Cognitivo Relazionale? No, perché con l’approccio cognitivo-relazionale non si possono ottenere le prestazioni che si ricercano.
• E’ possibile educare con Approccio Cognitivo Relazionale? Si intraspecie, no se interspecie, perché con questo tipo di approccio non è ammessa la coercizione (autorità).
• E’ possibile attuare una Formazione Socio Cognitiva tramite una teoria comportamentista? No, salvo ottenere un condizionamento del soggetto di certo non consono allo sviluppo del sé e allo sviluppo di capacità socio-cognitive.
Esistono molti altri motivi che comportano l'impossibilità di modificare le teorie da applicare ai vari contesti, ma ci siamo limitati ai più semplici.
 Nota. Esistono scuole di pensiero che indicano come approccio cognitivo:
• un approccio sistemico all’addestramento; e/o
• una visione etica dell’equitazione; e/o
• il ritenere il cavallo un essere pensante; e/o
• il fare riferimento a studi etologici di varia natura.
In realtà nessuna di queste visioni può essere considerata un approccio cognitivo, né singolarmente, né in combinazione. L’approccio cognitivo è una Teoria dell’Apprendimento e, come tale, non va valutato sulla base di ciò che noi facciamo, ma sulla base della percezione che ne ha il cavallo.

 

 

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