
Da sinistra Attilio D'Alesio, Anna Marrocco, Marialucia Galli, Patrizia Carrano, Paolo baragli e Alessandro Benedettini.
I cavalli di Federigo 'Cavaliere volante'.
Relazione del dottor Paolo Baragli dell'Università di Pisa al convegno di Livorno. Titolo della relazione "I Cavalli di Federigo";
RILEGGERE CAPRILLI sotto la luce delle conoscenze che l'etologia moderna ha messo a nostra disposizione significa innanzi tutto capire la vera spinta che ha portato il 'cavaliere volante' a rivoluzionare il modo di stare a cavallo. La sua non è una semplice proposta riguardo al miglioramento della tecnica equestre, intesa come insieme di cavallo e cavaliere che compiono esercizi più o meno difficili, è un'analisi attenta dell'animale cavallo, vista ovviamente, e non poteva essere altrimenti, con gli occhi di chi aveva la necessità di insegnare il più velocemente possibile e nel miglior modo, a stare in sella alle reclute della cavalleria italiana di fine ottocento.
Leggendo i pochi scritti che Caprilli ha lasciato si capisce molto bene come, in maniera del tutto empirica ed istintiva certo, in lui ci fossero concetti che la scienza ha dimostrato validi molti decenni dopo. In frasi come "...il cavaliere inviti il cavallo ad avanzare con aiuti leggeri e gradatamente crescenti..."oppure "...i cavalieri aiutino i cavalli senza asprezza, ma usino la dovuta progressione, proporzionando sempre gli aiuti alla sensibilità del cavallo..." troviamo concetti legati alla moderna Teoria dell'Apprendimento, che regola le modalità e spiega i meccanismi con cui gli animali, e l'uomo, apprendono. Caprilli senz'altro, pur senza saperlo, aveva ben chiaro nella sua mente l'importanza della modulazione dell'intensità degli stimoli (l'azione delle redini e delle gambe sono stimoli che noi diamo ai cavalli) e la durata della somministrazione degli stessi, che non deve mai eccedere la risposta del cavallo (ad esempio la volta a mano destra o a mano sinistra), pena l'instaurarsi di meccanismi di 'confusione' nella mente del cavallo stesso, che, in poche parole, potrebbe non capire più quale comportamento attuare di fronte ad un certo comando del cavaliere. Ciò che mi sfugge, e mi rattrista 'innamorato' come sono dei cavalli, è come tutti questi concetti, che Caprilli ha postulato un secolo fa, oggi, che sono anche meglio compresi ed approfonditi dal lavoro di etologi ed esperti di psicologia, animale e non siano molto miconosciuti da chi invece avrebbe l"obbligo di conoscerli e metterli in pratica. Mi riferisco a tutte quelle persone, a qualsiasi associazione appartenenti, che si fregiano di essere capaci di insegnare alle persone a stare a cavallo ed a relazionarsi con esso, e hai cavalli di essere in grado di 'ubbidire' alle persone.
Caprilli non ha inventato un nuovo e migliore modo di stare a cavallo, Caprilli ha solo portato alla luce l'unico modo possibile di instaurare un proficuo rapporto con il cavallo. Monta inglese, monta americana o buttera, sistemi più o meno brevettati e marchi registrati sono tutti aspetti collegati alle nostre esigenze di esseri umani.
Ai cavalli non interessa avere sulla groppa una sella piuttosto che un'altra, essere avvicinati in un modo piuttosto che in un altro, non interessa neppure avere un marchio registrato che 'li tuteli'; ai cavalli la sola cosa che interessa è che le persone che li avvicinano sappiano cosa stanno facendo, e cosa ciò che stanno facendo significhi per il cavallo. Penso che chiunque si relazioni, per piacere o per diletto, con un cavallo dovrebbe avere almeno la sensibilità di leggere le poche cose scritte da Caprilli ed informarsi su cos'è la Teoria dell'Apprendimento; penso anche che chi lavora con i cavalli e pretende di insegnare ciò che sa ad altre persone o ai cavalli gli scritti di Caprilli e la Teoria dell'Apprendimento dovrebbe conoscerli molto bene. Ho la sensazione che oggi ci siano tantissime persone che sanno stare bene a cavallo, pochissime che lo conoscono come essere vivente.
























