Caro Bonaiuti, ti racconto l'Omino di Amburgo
MAGAZINE del Corriere della Sera, giovedì 11 ottobre. Paolo Bonaiuti, grande navigatore tra gli iceberg del giornalismo e della politica, è l’intervistato di turno nella rubrica Contropelo di Vittorio Zincone. Fiorentino, classe 1940, una laurea in diritto internazionale e una seconda in lingue mancata di un soffio, il portavoce di Silvio Berlusconi a un certo punto confessa di avere scommesso sulle corse dei cavalli “fino ai miei 28 anni. Ma puntare è praticamente un lavoro”. C’è chi lo ricorda mentre sbraitava all’ippodromo di Milano, gli dice Zincone. “C’era un driver del trotto che mi faceva impazzire. Lo chiamavano l’omino di Amburgo. Pennellava la corsa in modo da farti soffrire fino all’ultimo istante”.
Mi consenta, caro Paolo… o meglio, consentimi visto che siamo colleghi in giornalismo, un doveroso amarcord per rendere omaggio a uno dei più grandi guidatori professionisti di ogni epoca: Hans Fromming. Cominciamo dal primo soprannome: l’omino di Amburgo. Omino perché era davvero un omino: piccolo di statura, ossatura minuta, era talmente leggero che all’inizio della carriera in Germania i colleghi gli imposero di correre con i pesi di piombo addosso, come si fa nel galoppo con i fantini troppo leggeri. Occhi chiarissimi, occhiali a stanghetta, mai inc… anzi sempre gentilissimo con tutti. Sembrava un curato di campagna, un abatino come avrebbe detto Gianni Brera, che coniò tale definizione per Gianni Rivera.
Giovannino, ecco il secondo soprannome, nacque a Berlino nel 1910 e a Berlino vinse il suo primo gran premio alla guida di Lu Lo nel 1931. Ma è all’ippodromo di Amburgo che costruì la sua gloria e ad Amburgo ebbe modo di scoprirlo il conte Paolo Orsi Mangelli che lo volle alla guida della sua scuderia alla fine dell’èra Antonellini e prima dell’avvento di William Casoli.
Le sue mani erano d’oro: terzo soprannome Zauberer Hans, cioè il Mago Hans. In Italia debuttò a Torino con Vestone, che non era un cavallo ma una specie di belva scatenata. Fromming salì in sulky e Vestone diventò un agnellino. E’ vero che pennellava la corsa per cui chi stava in tribuna aveva il cuore in gola fin sul palo. Forse nessun driver al mondo ha avuto lo stesso “senso del traguardo”. A Villa Glori, che fu l’ippodromo-gioiello di Roma fino a quando non fu spazzato via per far posto al Villaggio Olimpico, Fromming mandò la gente in delirio e sbalordì i colleghi in una corsa di minima. C’era un cavallo chiamato Zignago che nessun guidatore sapeva governare per cui lui andava in testa e alla fine mollava. Ebbene, Fromming operò il miracolo: Zignago corse al coperto fino a 100 metri dal palo e fulminò gli avversari con la classica staffilata… alla Fromming.
Gran Premi vinti in Germania 235, in Francia 8, in Italia 3, negli Stati Uniti 1. Tre vittorie nel Prix d’Amérique, la corsa più prestigiose del trotto europeo. La prima nel 1964 con un cavallo nato in America ma di scuderia italiana. Era Nike Hanover ed apparteneva alla Scuderia Manuela del bolognese Lalberto Bergami (sì, proprio Lalberto e non Lamberto, chiaramente per l’errore di un impiegato dell’anagrafe). Fu uno choc: Nike Hanover pagò al totalizzatore una cifra da capogiro e la vincita altissima sarebbe molto piaciuta al Bonaiuti… cavallaro.
Dopo la Orsi Mangelli, Froemming, che ha sempre avuto problemi di salute, fu ingaggiato da una altra grande scuderia, la Reda di Danilo Fossati, l’industriale milanese del Doppio Brodo Star, prima di far ritorno in Germania dove si è spento l’8 novembre 1996 proprio ad Amburgo.
Era colto perché parlava quattro lingue e due dialetti tedeschi. Era soprattutto un vero signore nell’animo, con la gente e con i cavalli. Non usava mai la frusta e dopo una vittoria importante salutava il pubblico con il casco nella mano destra. Un gesto che nella sua vita ha ripetuto 298 volte perché tanti sono stati i Gran Premi da lui vinti in 8 Nazioni.
Nel 1987 a Vienna alla guida di Revolutionary, che gli apparteneva, l’ultima delle 5.592 vittorie della sua carriera: una cifra enorme per quegli anni, una cifra che gli è valsa una citazione perfino nell’Enciclopedia Britannica.
Mi fermo perché la sintesi è l’abbici del giornalismo. Prima però voglio ricordare qualche campione guidato da Fromming: Hit Song, Scotch Harbor, Zima, Vestone, Ozo, Delmonica Hanover, Elma, Eileen Eden, Keystone Spartan… Per quali di loro avrà tifato il Bonaiuti trottista?




























