Checcoli: abbattere i muri tra le discipline per recuperare le vere tradizioni equestri
Ci sono atleti che collezionano vittorie, e poi ci sono campioni eterni la cui sola presenza altera il peso dell’aria. Mauro Checcoli, simbolo incontrastato dell’equitazione italiana che fu, è circondato da un’aura che trascende perfino la gloria dei suoi storici ori olimpici. Trovarlo di fronte non significa semplicemente incontrare un campione, ma lasciarsi avvolgere dall’aura immortale di chi ha trasformato l’equitazione in leggenda.
Architetto, ingegnere, ma prima di tutto atleta e poi dirigente sportivo: la vita e l’essenza sportiva di Checcoli, ottantatré primavere compiute lo scorso 1° marzo, si fondono con il concorso completo, disciplina con cui ha realizzato il sogno supremo ai Giochi di Tokyo 1964. Preparata dal Marchese Mangilli e partita contro lo scetticismo di alcuni addetti ai lavori, la spedizione italiana compì un’impresa epica. In sella a Surbean, Checcoli conquistò la medaglia d’oro individuale e guidò al trionfo storico la squadra azzurra, composta da Ravano, Angioni e Argenton. Con questa leggendaria duplice vittoria, Checcoli detiene un record ineguagliato da 111 anni: è l’unico atleta italiano ad aver vinto entrambi gli ori nella stessa Olimpiade.
Oggi, in una vita ancora freneticamente piena, parte proprio da lui una proposta per rilanciare il galoppo a ostacoli e riunire in quello che lui definisce un mondo solo, quello del cavallo, l’ippica e l’equitazione. Un progetto coraggioso, pensato per abbattere gli steccati tra discipline solo apparentemente distanti, e restituire ai giovani talenti una formazione a trecentosessanta gradi.
In passato, i grandi campioni dell’equitazione praticavano regolarmente il galoppo a ostacoli come parte del loro addestramento, mentre oggi questa abitudine sembra scomparsa: “Dagli anni ’30 in poi tutti noi, D’Inzeo, Mancinelli, Angioni, abbiamo maturato esperienze fondamentali nelle corse a ostacoli, che erano parte integrante della nostra formazione. Dalla fine degli anni Novanta, purtroppo, si è persa la consapevolezza che nell’equitazione vince chi sa galoppare bene. Ora, riunendo diverse componenti, sto cercando – e credo di esserci riuscito – di convincere la FISE a riprendere un’ottima abitudine: far fare esperienza nelle corse a ostacoli ai giovani più talentuosi e qualificati”.
Il progetto guarda al Centro Equestre Federale dei Pratoni del Vivaro, ed è portato avanti da Checcoli con il coinvolgimento del MASAF e della FISE: “Grazie alla disponibilità della Direzione Generale per l’Ippica, rappresentata dal Direttore Remo Chiodi, e alla collaborazione di altre realtà del comparto nazionale, stiamo lavorando alla realizzazione ai Pratoni del Vivaro di un terreno di gara e di allenamento per cavalli da ostacoli. A fine anno chiederemo al Ministero di organizzare tre giornate sperimentali di corse, e dare corpo all’accodo siglato proprio con la Fise e il suo Presidente Marco Di Paola destinando annualmente ai Pratoni una decina di purosangue provenienti dalle corse in piano per addestrarli agli ostacoli e, successivamente, avviarli alle attività da sella“.
Un’iniziativa che unisce più mondi, con un obiettivo chiaro e pratico: “Si tratta di un programma multilaterale che unisce l’addestramento dei cavalli alla formazione dei giovani. Attraverso una programmazione mirata di corse ai Pratoni del Vivaro, vogliamo mettere la Federazione in grado di offrire ai nostri migliori talenti l’opportunità di maturare preziose esperienze nelle corse a ostacoli“.
Oggi si tende a un’estrema specializzazione in ogni singola disciplina fin da giovanissimi. Lui, invece, sta lottando caparbiamente per un ritorno a un’equitazione più completa. Una spinta che nasce da un principio a lui sacro: “Il mondo del cavallo è uno solo. Quando avevo vent’anni, con un cavallo facevo tutto: le olimpiadi, i completi, il salto ostacoli, giocavo a polo e facevo le corse. Oggi, in un settore così diviso e specializzato, si ha spesso l’impressione che manchino le competenze generali. Ecco perchè mi sono chiesto se non fosse possibile creare qualcosa di veramente utile, e grazie alla sensibilità di Remo Chiodi e Marco Di Paola, unita alla mia nota testardaggine (ride, ndr), spero di concretizzare presto questo progetto“.
Già, perchè dal punto di vista pratico le infrastrutture ai Pratoni del Vivaro sono già adeguate per ospitare questo progetto: “I campi di gara ci sono già. Ai Pratoni, quando la disciplina del completo era davvero tale, noi ci allenavamo a correre sugli steeple. Quel terreno esiste ancora ed è il migliore in circolazione in Italia: superiore a Capannelle e paragonabile forse solo a quello di Pisa. Una volta adeguata l’infrastruttura potremo partire, offrendo a un numero sportivamente significativo di giovani la possibilità di fare esperienza nelle corse a ostacoli. Come dicevo per farlo, nell’ambito dell’accordo FISE-MASAF, ci serviranno una decina di purosangue all’anno per fare scuola e addestrare i ragazzi”.
Chiediamo a Checcoli se esistono modelli simili in altri Paesi europei e, più in generale, come giudica lo stato di salute dei percorsi a ostacoli in Italia rispetto all’estero: “In Italia rappresenterebbe un progetto unico nel suo genere. Non mi risultano modelli identici all’estero, sebbene non mi sorprenderebbe trovarne in Inghilterra, data la loro ampia tradizione equestre. Negli altri Paesi, tuttavia, l’alternanza tra disciplina equestre e ippica, con la pratica del galopo a ostacoli, è una pratica diffusa. Gli stranieri – da Germania, Cecoslovacchia, Francia, Austria e Svizzera – vengono a correre in Italia per colmare l’assenza di fantini locali, potendo contare nei loro Paesi su impianti diffusi ed efficienti. Noi, invece, i percorsi a ostacoli li stiamo perdendo: Merano in questo momento è l’eccellenza, lì ho riscontrato grande entusiasmo e spirito di collaborazione verso l’idea di rilanciare le corse a ostacoli, una disciplina che altrimenti andrebbe perduta. Ma poi non c’è molto altro in circolazione: forse riusciremo a recuperare qualcosa a Milano. Purtroppo la crisi dell’ippica ha fatto sì che all’interno delle piste di galoppo nascessero le piste al trotto, e questo non ha favorito la diffusione dei percorsi di cross e steeple”.“Bisogna ricostruire il mercato – conclude – perché i ragazzi ci sono, ma nelle scuole di equitazione rischiano di perdersi per la mancanza di sbocchi e di un’adeguata promozione. Sono convinto che il settore delle corse offrirebbe l’opportunità perfetta per trattenere nello sport tanti giovani già formati e pronti”.
Ancora una volta, Mauro Checcoli ci insegna che l’anima di un vero campione non smette mai di cavalcare verso nuovi orizzonti. Il suo progetto non è solo un’ambiziosa sfida sportiva, ma una profonda dichiarazione d’amore al cavallo e un inestimabile dono per le generazioni future.
fonte Grande Ippica


























