''Umani, guardate negli occhi i cavalli che soffrono''
Caro Direttore, ho letto con interesse la lettera del sig. Gamberini. Da sempre sono attenta al benessere dei nostri amici cavalli e attiva per quel che mi è possibile (a volte anche impossibile) soprattutto nel settore del trasporto-cavalli di cui mi occupo.
E proprio svolgendo questa attività che giornalmente vengo a conoscenza dei maltrattamenti che i nostri amici subiscono. Non c’è differenza tra quello che succede con cavalli da salto ostacoli, dressage, galoppo, pony ecc… Il problema per gli “esperti” sono sempre loro: i cavalli! Mai gli umani…
Il pony del bambino non va bene? Benissimo, si cambia il pony, così come un vecchio paio di scarpe! Non è mai il bambino che magari non è in grado di stare in sella… E così via! Quello che manca oggi nel mondo del cavallo è la consapevolezza di cosa è UN CAVALLO!
Nei miei viaggi in van o in campagna, restando spesso a osservarli ho cercato di capire cosa pensano, cosa vogliono e troppe volte ho incrociato sguardi di cavalli impauriti perché non sanno cosa sta per succedere o meglio ancora non capiscono cosa vuole da loro quell’umano che in maniera goffa continua a dare speronate sul costato perché non è in grado di dare i giusti comandi per far eseguire un esercizio!
Alle aste dei puledri non vado mai volentieri. I miei collaboratori dicono che non ho il coraggio di avvicinarmi al ring. E’ vero! Non ho il coraggio di incrociare gli sguardi dei cavalli… Cosa gli dico? Che fine fanno?
Non sono in grado di giudicare e “istruire” vertici FISE, UNIRE e quant’altri ma posso suggerire a coloro che guideranno per i prossimi anni la Federazione Italiana Sport Equestri di guardare al posto mio negli occhi dei cavalli e di cercare lì le risposte per un giusto “modo” di governare il loro mondo.
CATIA BROZZI


























