Intervista a Piergallini, il manager che si è dato all'ippica
Il settore equestre, i cavalli e anche l'ippica, sia pure in aperta crisi, restano risorsa importante, dalle enormi potenzialità ed anche una grande opportunità di rilancio e sviluppo.
Ne sono convinti gli imprenditori della Federazione Artigiani (Claai) che, su iniziativa partita dalle Marche, hanno fondato una divisione dedicata con la mission di progettare e dare linfa appunto a tutte queste potenzialità, anche quelle finora inespresse, pure in termini di indotto diretto e indiretto, anche attraverso la formazione professionale qualificata, il turismo equestre, la promozione e i legami con i territori, le aziende e le relative eccellenze.
"I cavalli -fanno sapere dalla Claai- animali meravigliosi che da 40mila anni accompagnano gli uomini e le donne capaci di rispettarli in ogni segmento di vita, civiltà, storia, arte, cultura e bellezza, rappresentano per noi tutti anche una splendida opportunità di lavoro, socialità, economia e, appunto, artigianato ed esperienza".
L'organizzazione del nuovo 'segmento' Claai -a partire dall'individuazione e selezione di uno staff dedicato e delle iniziative da organizzare e attuare- è stata affidata a Maurizio Piergallini, manager alla guida della Federazione Artigiani della provincia di Fermo, di Ascoli e di altre realtà marchigiane e nazionali.
Piergallini, oltre alle indubbie capacità professionali, potrà mettere in campo esperienze e competenze, per esempio in materia di formazione professionale, per la quale ha già saputo organizzare, con la Regione, corsi di mascalcia e per groom, mestieri fondamentali per tutti gli operatori, siano questi dei maneggi, dell'equitazione, del galoppo, della sella o del trotto.
A proposito di trotto e di benessere dei cavalli, a cominciare dalla progressiva abolizione della frusta (mai usata nelle sue apparizioni in pista da driver amatoriale) Piergallini ha anche contribuito al successo di alcune edizioni del Palio dei Comuni, ai rapporti con i francesi del Palio de l'Amitie e ancor più all'organizzazione e alla riuscita del Trofeo Voglia di Palio e del Trofeo Claai & delle Pari Opportunità.
Cavallo2000 lo ha intervistato e il manager ha risposto con grande disponibilità, nonostante in questi giorni sia anche impegnato nella campagna elettorale per le comunali di Fermo.
Non c'è il rischio che la sua discesa in campo per i cavalli sia vista come l'ennesima mossa della politica per catturare qualche voto in più e poi tanti saluti a propositi e progetti?
Posso rassicurare tutti ed è vero semmai il contrario: intendo utilizzare ogni voto anche e per certi versi soprattutto per i cavalli e i progetti, già vivi prima della mia nomina a guida della divisione ippica degli artigiani. Poi, se personalmente dal punto di vista politico mi definirei 'berlusconiano', la mia candidatura al consiglio comunale di Fermo è da cittadino, con una lista civica e soprattutto è trasversale l'impegno, mio e della federazione artigiani, per sviluppare le potenzialità del comparto equestre. E non potrebbe essere altrimenti, non fosse altro che nella Claai abbiamo aziende, imprenditori e artigiani di ogni schieramento.
E la passione, l'idea di cavalcare ippica e sport equestri anche come volano per il turismo, il territorio, il lavoro e l'economia, l'ippoterapia e il sociale, la cultura, le scuole e i convegni non ha colore e funzionerà solo senza steccati di questa, di quella o di quell'altra parte. Lavoreremo insieme. Anche con le amministrazioni pubbliche e private nazionali e con i vari ministeri di riferimento, con la Fise, il Masaf, i maneggi, gli allevamenti e gli ippodromi.
Ecco appunto, gli ippodromi, a volte tasto dolente con un elenco piuttosto lungo di 'prenditori' che prendono soldi dallo Stato invece di investire ed imprendere. Come giudica la situazione e cosa si può fare per invertire la rotta?
Il problema è anche, non solo, nell'idea di assistenzialismo fine a se stesso che oltretutto spesso assiste solo i soliti anche tra gli ippodromi. Qualcosa il Masaf sta provando a fare ma bisogna portare gli ippodromi ad investire per convenienza in promozione e costringerli a fornire i servizi necessari ai cavalli, al loro benessere e a quello delle scuderie, al richiamo e all'accoglienza del pubblico. Vanno inquadrati come fornitori di servizi e come tali eventualmente sostenuti secondo criteri e parametri di meritocrazia e obiettivi raggiunti. Al momento, purtroppo, non è così e i risultati, anzi i fallimenti, sono sotto gli occhi di tutti. Sempre a proposito di ippodromi vanno incentivati i cavalli stanziali e quindi premiati quelli che hanno o avranno il centro di allenamento. Servono a far vivere i cavalli tutto l'anno, ad avere controlli adeguati, anche sui servizi, a promuovere il tutto con le scuole, i bambini e i ragazzi. Poi gli ippodromi devono metterci del proprio e diventare attrattivi, anche con attività extra ippiche, ma sempre con i cavalli.
Ha parlato più volte dell'importanza del territorio, crede sia necessaria una diversa programmazione nazionale, con maggior attenzione per gli eventi regionali e locali?
Certamente, anche per questioni di ottimizzazione del calendario. Ma la cosa più importante è il coinvolgimento dei Comuni e delle realtà locali, come dimostra per esempio il Palio dei Comuni di Montegiorgio, che a sua volta deve essere meglio seguito e promosso dalla Società di Corse rispetto a quanto fatto di recente. E lo dico con tutta la stima e l'amicizia verso l'ippodromo ed alcuni membri, magari non proprio tutti, del suo direttivo. Noi comunque ci siamo, pronti a sviluppare progetti, eventi e migliorie insieme a loro. Ma quando dico dell'importanza di coinvolgere scuole, comuni, aziende, sponsor e realtà del territorio non mi riferisco solo all'ippica e agli ippodromi, penso a tutto il mondo equestre, come per qualsiasi sport, spettacolo, intrattenimento, occasione.
E i media?
Fondamentali. E non solo quelli di settore come voi per esempio, anche i generalisti, nazionali e locali. Giornali, tv, radio, web e portatori di bellezza. Quella del cavallo.
Noi comunque ci siamo...
Una discesa in campo (ed in pista) del tutto trasversale, senza colorazioni e limitazioni politiche e di bandiera, una iniezione di fiducia perché arriva da imprenditori e artigiani che vedono i cavalli e il loro variegato universo in modo finalmente distante dall'idea non sostenibile dell'assistenzialismo fine a se stesso



























