RomaCavalli, al centro l'Ippoterapia
PARTENZA col piede giusto per la nuova fiera equestre romana, premiata da 70mila visitatori, almeno per quanto riguarda l’attenzione al benessere di cavallo e cavaliere, e le buone intenzioni annunciate dal programma si sono concretizzate in una serie di eventi tra i quali la tavola rotonda sulla riabilitazione equestre “Il cavallo oltre lo sport”, organizzata da Etika srl e L’Auriga Onlus, con AIPATA, l’associazione professionale del settore.
Quante volte abbiamo detto scherzando che l’ippoterapia vale per tutti, sani, disabili e presunti sani? Che il cavallo sia un potente strumento di benessere è noto a chi lo frequenta, ma da qualche anno questa consapevolezza empirica da “cavallanti” si è estesa all’ambito sociosanitario, di fatto creando nuove forme di intervento e figure professionali per la disabilità. Pur in assenza totale di una regolamentazione, l’attività equestre è infatti sempre più spesso prescritta dai medici, suggerita come prevenzione al malessere giovanile dagli psicologi scolastici, impiegata per migliorare la qualità della vita delle persone disabili.
Forse è il momento di fare chiarezza sul cosa e sul come, e RomaCavalli si è prestata allo scopo. Non era certo la prima volta dell’ippoterapia al centro di un dibattito: nuovo e stimolante è stato in questa occasione il modo di parlarne, oltre le certezze già acquisite e nella direzione del fare concreto.
Fa bene, migliora l’autostima, serve all’integrazione, riduce il rischio di disagio, è una valida coterapia: tutto vero. Come rendere concrete tante certezze nella gestione pratica dell’attività, nei servizi da offrire all’utenza, nelle garanzie da dare agli operatori umani ed equini? E ancora: mercato e sociale sono in contrasto, etica e profitto possono convivere?
Dalla discussione e dalle esperienze proposte emergono sul versante umano due punti chiave: l’importanza di un approccio globale e interdisciplinare che guardi al disabile nel suo ambiente e lo veda persona prima che paziente, e la necessità per gli operatori di una formazione adeguata attraverso percorsi chiari.
Una provocazione dal moderatore, il presidente della Fish – Federazione italiana superamento handicap – Barbieri. E’ corretto parlare di “riabilitazione” equestre? Si riabilita quando si contribuisce con la terapia a restituire una funzionalità, ma nel caso del cavallo spesso sono nuove abilità rese possibili dal cavallo. Silvia Bracci, direttore per la Asl Roma E dell’Unità Operativa Complessa Tutela Salute Mentale Riabilitazione Età Evolutiva e Disabili Adulti, chiede una riabilitazione elaborata con un processo creativo e con una visione d’insieme, attenta alla persona, con attività realistiche, affidabili, coerenti, condivise e globali, con uno strumento riabilitativo che sia utile- utilizzabile- corretto e appropriato, sostenibile. E una volta dimostrato che il cavallo sia tale, va sostenuto il suo impiego e sviluppato il settore, con attenzione alle specifiche competenze richieste.
L’ESPERIENZA con i cani in soccorso dei bambini vittime di abuso viene portata da Vicenza dal direttore medico-psicologico del Centro di referenza nazionale per gli interventi assisiti con gli animali, Cavedon. Allargando il campo agli altri animali, Cavedon ricorda “l’occhio che accoglie e non giudica”, con chiaro riferimento alle teorie dell’attaccamento di Bowlby, e a quanti operano nella riabilitazione equestre chiede di dimostrare scientificamente la valenza emotiva delle terapia e calcolarne i costi, per poterla inserire nei Livelli essenziali di assistenza sanitaria.
Buone pratiche non vuol dire buone azioni, sottolinea Nicoletta Angelini presidente de L’Auriga, che con forza ricorda la necessità di un ambiente coerente per l’intervento riabilitativo: tutto nel contesto deve rispondere alla stessa logica di integrazione, che deve inglobare disabili e non, per integrare appunto le diversità di tutti, e provocatoriamente suggerisce di rintracciare il valore educativo dell’equitazione
Una riflessione sul ruolo centrale dei servizi psichiatrici per prevenire l’emarginazione e ridurne la ricaduta sull’individuo e sulla società è quella portata dallo psichiatra Daniele Sadun, direttore DSM ASL Roma F, mentre Giancarlo Vinci, coordinatore del Servizio di intervento precoce della Asl Roma D pone l’accento sulla “creatività” che le coterapie, come quella con il cavallo, possono portare nel settore della salute mentale, soprattutto in chiave preventiva e, quindi, anche di riduzione dei costi.
Linea simile quella di Stefano Seripa, dirigente psichiatra dell’Asl Roma F che ha illustrato i dati del progetto “Terapia per Mezzo del Cavallo (TMC) in Psichiatria”, di cui, come responsabile, ha presentato i dati.
Apre e chiude gli interventi Donatella Loni, che in qualità di consulente per il benessere animale ha portato i saluti del ministero della Salute. Attenzione agli umani e ai cavalli, ricorda: perché se il cavallo non sta bene, non può aiutare l’uomo a stare meglio.


























