La Moda ama i cavalli
Da Milano a Parigi, il mondo equestre riempie le passerelle. Tra stivali, giacche, finimenti e richiami alla selleria, il cavallo si conferma uno dei codici più affascinanti della moda contemporanea. E anche l’Italia ha le sue eccellenze.
Milano e Parigi hanno appena chiuso il lungo weekend della moda dedicato alla primavera-estate 2027. E, ancora una volta, tra passerelle, collezioni e nuovi linguaggi creativi, il mondo equestre è tornato a fare capolino. Non soltanto come citazione estetica, ma come universo di valori, materiali, gesti e simboli che la moda continua a reinterpretare.
Il fenomeno non è casuale. Il 2026 è l’Anno del Cavallo secondo il calendario lunare cinese e, già nelle collezioni autunno-inverno 2026/27, l’immaginario equestre era emerso con forza sulle passerelle internazionali. A Parigi, gli osservatori della moda hanno parlato apertamente di una nuova horse girl era, con stivali alti, blazer cinturati, foulard e silhouette che richiamano il guardaroba dell’amazzone.
A Parigi, naturalmente, il primo nome è Hermès, maison nata proprio dalla selleria e dalla cultura del cavallo. Per la primavera-estate 2027 la sfilata si è svolta ancora una volta nelle storiche scuderie della Garde Républicaine, un luogo che racconta meglio di qualunque scenografia il rapporto indissolubile tra la maison e il mondo equestre. La collezione di Nadège Vanhée era dedicata alla leggerezza, alla pelle trasformata, alle aperture e alla sensualità, ma l’ambientazione stessa ribadiva una storia iniziata con selle, finimenti e articoli per cavalieri.
E se Hermès rappresenta la continuità, altre maison utilizzano oggi il codice equestre in maniera più libera e contemporanea. Chloé, che ha portato in passerella per la primavera-estate 2027 una rilettura del proprio archivio e della propria femminilità, continua a muoversi tra stivali, silhouette decise e un’eleganza che dialoga con quel mondo. Nella primavera-estate 2026 la maison aveva costruito una collezione attorno anche alla Camargue, ai cavalli bianchi e al mondo dei manadiers, traducendo il linguaggio equestre in un guardaroba urbano.
Accanto a Chloé, Chanel, Dior, Louis Vuitton, Saint Laurent e le altre grandi maison francesi continuano a utilizzare alcuni dei codici che il mondo equestre ha consegnato alla moda: il blazer, il cuoio, gli stivali alti, le fibbie, il foulard, le linee asciutte e quell’idea di eleganza insieme rigorosa e sportiva. Non sempre si tratta di riferimenti espliciti al cavallo, ma di un vocabolario ormai entrato stabilmente nel linguaggio del lusso.
E poi c’è Louis Vuitton, che del viaggio e dell’equitazione ha fatto nel tempo parte del proprio immaginario: dalle valigie e dagli accessori alla selleria, fino alla reinterpretazione contemporanea dei codici della maison.
La dimostrazione più spettacolare era arrivata già nella stagione precedente, con Stella McCartney. Per l’autunno-inverno 2026/27 la designer britannica ha scelto un vero maneggio parigino, il Grand Manège Jean Caucanas, per presentare la propria collezione, dedicata proprio all’Anno del Cavallo. Lo show comprendeva anche una vera presenza equestre, trasformando il cavallo da semplice fonte d’ispirazione a protagonista della scenografia.
La scelta di Stella McCartney è significativa anche per un altro motivo: la sua collezione univa l’immaginario sportivo e sartoriale a quello della sostenibilità, con il 93% dei materiali dichiarati sostenibili.) Il cavallo, dunque, non è soltanto eleganza. È anche performance, libertà, sport, natura e rapporto con il corpo. Ed è forse proprio questa ricchezza di significati a renderlo così contemporaneo.
L’ITALIA DELLO STIVALE.
Se Parigi racconta soprattutto il grande lusso internazionale, l’Italia possiede una tradizione altrettanto importante, costruita però attraverso il sapere artigianale. Nella scorsa stagione abbiamo visto il mondo equestre dialogare anche con Sergio Rossi e Gianvito Rossi, due nomi che hanno saputo trasformare la cultura della calzatura italiana in un oggetto di moda internazionale. Lo stivale da equitazione, liberato dalla sua funzione originaria, diventa così una silhouette elegante, urbana, femminile.
Anche Gucci ha trasformato un elemento dell’equitazione in un segno universale del lusso. Il riferimento è naturalmente all’Horsebit, il morsetto ispirato ai finimenti che dalla metà del Novecento entra nelle calzature e negli accessori della maison. Oggi quel codice ritorna con forza. Nella collezione primavera-estate 2027 presentata a Milano, il mondo equestre è stato uno degli archetipi attraverso i quali Demna ha reinterpretato l’identità Gucci: riding jacket, stivali, silhouette da cavallerizza e grandi horsebit convivono con il glamour e con il guardaroba borghese. È interessante osservare come un oggetto nato per il cavallo possa, nel tempo, diventare un simbolo riconoscibile anche da chi non ha mai messo piede in una scuderia.
Ma c’è un’altra storia italiana che merita attenzione anche se non presente nelle passerelle, perché parte addirittura da un laboratorio artigianale. È quella di F.lli Fabbri, marchio nato a Bologna nel 1924 e specializzato nella produzione artigianale di stivali da equitazione. Oggi gli stivali Fabbri continuano a essere realizzati a mano e personalizzati, mantenendo il legame con una tradizione che dura da oltre un secolo. La storia più recente è particolarmente interessante: KASK ha acquisito F.lli Fabbri, portando all’interno del proprio gruppo un’eccellenza italiana della calzatura equestre.
KASK, fondata nel 2004 da Angelo Gotti, oggi CEO dell’azienda, è un’impresa italiana con sede nell’area di Bergamo, conosciuta soprattutto per i caschi ad alte prestazioni destinati a ciclismo, sci, equitazione e sicurezza sul lavoro. La Produzione degli stivali che Fabbri ha realizzato anche per principesse e nobili di tutto il mondo, rimarrà in Romagna.
Perché il cavallo piace tanto alla moda? Personalmente ritengo perché il cavallo racchiude una contraddizione che la moda conosce bene: forza e grazia, disciplina e libertà, tradizione e innovazione. Una giacca da amazzone può diventare un blazer metropolitano. Uno stivale nato per stare in sella può trasformarsi in un oggetto di lusso. Una fibbia può diventare gioiello. Un foulard da cavaliere può entrare nel guardaroba quotidiano. Persino una briglia o il crine del cavallo possono diventare materia creativa. Il cavallo, insomma, continua a correre. E sembra farlo molto bene anche sulle passerelle.Dalle grandi maison francesi alle eccellenze artigianali italiane, dalla selleria di Hermès agli stivali Fabbri, dalle passerelle di Stella McCartney fino ai nuovi linguaggi di designer internazionali, il mondo equestre dimostra di possedere una forza iconografica che la moda non smette di reinterpretare.





























