IL MITO : ENRICO CAMICI
Maggio 1969. Derby Day, sono nelle mie amate Capannelle. Non posso scommettere alla pari Bonconte di Montefeltro , imbattibile. Mi devo inventare qualcosa , serve la idea, la ispirazione dell’ultimo momento a costo anche di non riuscire poi a salire , lassù in alto in alto nella tribuna , perché è lì che si devono andare a gustare le grandi corse, armati di binocolo.
I monitor e i maxi schermi sono molto di là da venire. Lassù i posti sono pochi , rigorosamente in piedi, max tre file di gradoni. Aldilà della balaustra, sul praticabile, Alberto ovviamente Giubilo racconterà, con signorile competenza, a milioni di spettatori la corsa più rappresentativa del galoppo italiano su rai uno , l’altro canale era il due e poi basta, il tre sarebbe arrivato dieci anni dopo, più o meno idem le tv private.
Aspetto l’ultimo istante , i cavalli fanno il giro del tondino, quello storico di Vietti Violi che sarà modificato, in meglio onestamente, a metà anni 70. I fantini sono già saliti in sella , quello è il momento delle ispirazioni , bisogna trovare il piazzato, via tutte le performances , serve un cavallo di quota , occorre inventare. Trovato : Olcio piazzato, si trova anche a quattro, la corsa della vita, chissà. Il derby vale anche le 5.000 di scommessa, lire ovviamente.
Mi passa davanti, giubba dal fascino totale , è quella di Molvedo e Sedan, già la Ticino di casa Verga . E poi…. Eh si e poi in sella c’è il Mito. Enrico Camici, classe 1912 , sta per appendere la sella al chiodo, lo farà pochi mesi dopo. Ha 57 anni, dal 65 non veste più la giubba del Senatore, la crudele legge del tempo , la classe però …. Si, la classe è purissima e cristallina ancora , non invecchia , matura. Gli ultimi anni li spende con la Ticino, altra giubba sacra, in fondo come tornare a casa De Montel, il perché lo sapete bene.
E’ fatta, volo da Marcello Pizzirani, il bookmaker, strappo mezzo punto in più per antica affettuosa benevolenza di quando, bambini o poco più, giocavamo 200 o max 500 lire. Salgo, spintono, lavoro di gomito, insomma , sia pure in terza fila , sul terzo gradone accanto ad una colonna , mi accomodo. Vicino trovo Enzo Garinei, l’attore fratello del grande creatore , con Giovannini, delle meravigliose riviste del Sistina. Come tanti personaggi dello spettacolo ( penso a Fosco Giachetti, Nanni Loy, Gian Maria Volontè, giusto per fare tre nomi) anche lui nelle domeniche , anzi giovedì in questo caso, c’è e si diverte. Si, giovedì, fino al 74 mi pare, perché noi siamo tributari dell’Inghilterra e se ad Epsom il derby di corre il mercoledì, Bank Holiday, noi lo abbiamo sempre fatto il giorno dopo .
Le tradizioni passano ed ora anche ad Epsom il mercoledì è un ricordo. Per montare Bonconte, l’ingegner Palmieri ha voluto l’Airone di Epsom . Il fascino unico ed irresistibile di Lester. I 13 si avviano sospinti da Landolfo da Carcano, il pacemaker di Bonconte. Regge e con lui Fides fino ai 500 dal palo poi si dissolvono. Dormello ha in pista Petitot ed Ebner, la Mantova ne lancia addirittura tre : Pomponio Amalteo, Petesso e Cravalon. Il commendator Giovanni Borghi oltre a Fides ha la ottima pedina di Dobrush, Lady M di Giancarlo Gorrini conta su Cutty Sark e Carlo Vittadini su Loud.
Il Gotha, eh si che meravigliose scuderie. Se facciamo conti , ci saranno quasi una quarantina di derby in pista…. Poche storie , si deve fare sul serio adesso. Infatti Monarca, l’azzurro fasciato di blu di casa Aloisi , rompe gli indugi e a lui si affianca Dobrush, i due presidiano la corda. Che fa Lester ? Osa l’impossibile , pretende di infilarsi tra steccato e Monarca dove lo spazio non è molto e diventa nulla perché sapete chi opera su Monarca ? La volpe di Tarquinia, figuriamoci se Marcellino ti regala qualcosa, come sente l’alito di Bonconte , spranga il portone. Lester è Lester, ha sempre il piano B. Ferma, sposta al centro della pista e siccome è in sella al migliore in assoluto ( Parioli e Derby , resisterà 40 anni ) da di nuovo gas e Bonconte vola via in souplesse e chiude la partita come da pronostico, di quanto vuole.
E il mio Olcio ? Enrico corre a perdere, si disinteressa, entra in retta comodo, sembra non partecipare. Sposta tutto al largo, asseconda pian piano il figlio di Sion, il fratello cosi cosi di Sedan, che , metro dopo metro prende il passo giusto e va a raccogliere Monarca , Dobrush e quelli che avevano risposto all’affondo di Bonconte. Li prende tutti, implacabile e sornione, non certo Bonconte, imbattibile, ma tutti gli altri il Mito se li incarta come cioccolatini. Secondo e pure ad una e mezza dal derbywinner.
Capolavoro e a 57 anni. La sua ultima meravigliosa , fantastica lezione, immenso Maestro. Esce di scena come solo i grandissimi hanno diritto di fare: da primo della classe. Quando lo vedo risalire inesorabile , ululo non urlo, che gioia , che felicità, che commozione . Vorrei correre al rientro ma la discesa da lassù è impossibile tanta è la gente, la folla . Rinuncio e godo intimamente. Piazzato a quattro e mezzo, stasera si mangia gran pesce dal Corsaro in via del Boccaccio. E’ stato l’ultimo capolavoro di Enrico Camici ed ora, come i legionari che difesero il “quadrilatero” nel 1859, posso dire orgoglioso …” io c’ero”.
Enrico Camici : in sella dal 1925 al 1969, 4.089 vittorie, 3.222 secondi posti, 2.531 volte terzo. In pratica circa 10.000 volte nei primi tre su 16.575 corse disputate . Inarrivabile ! Fino all’epilogo della sua gigantesca carriera ha montato , fantino di scuderia, prima per De Montel e dopo la guerra per Tesio. Ho detto tutto ! E stato il jockey di Orsenigo e Macherio , di Ribot, di Botticelli, di Tenerani, di Marguerite Vernaut, di Daumier, di Braque, di Molvedo, Tadolina che fini seconda nelle Champion, di Astolfina, cosi tanto per citarne alcuni tra i tantissimi campioni.
Ha vinto tre volte a Parigi l’Arco di Trionfo, ha fatto sue , in epoche in cui non ci si spostava molto, le King George, le Champion, la Gold Cup e pure quella di Goodwood.
E In Italia ? Son già milleetre… chioserebbe Leporello. Giusto per gradire : 5 derby, 11 gran premio d’Italia, fino ad inizio anni 80, onestamente il vero derby e sapete cosa intendo, 10 volte la “corsa” come il Mago chiamava il Milano, ed ancora 12 St Leger, 10 Jockey Club , 7 Gran Criterium come le Oaks compresa la ultima con Soragna , sempre Ticino, un anno prima di Olcio, poi tutte le altre grandi corse come Parioli ( solo nel dopoguerra con Botticelli, Haseltine e Crivelli) e Elena ( cinque nel solo dopoguerra) .
Appena sceso di sella ha allenato per la Aurora e per Riccardo Zanocchio, per almeno tre lustri . Con Suffolk il Nastro Azzurro, cosi è tra i pochissimi che lo ha vinto in sella e sellando. Con Marmolada le Oaks , il Lidia Tesio e il Federico Tesio. Con Roakarad, il canto del cigno, 1988, ha atteso al varco Tony Bin nel Jockey Club e lo ha sconfitto vincendo la corsa dell’autunno italiano, ora meritoriamente rivalutata. Con Bater ha messo il sigillo nel Repubblica, cosi tanto per dare una idea.
In 15 anni ha spiegato al mondo che non era stato solo “IL” Fantino per eccellenza ma anche un superbo allenatore di classe. Ha avuto Maestri e mentori di eccelsa valenza : prima Paolino Caprioli che, con Carter, lo ha preso sotto la sua ala , poi Luigi Regoli nel periodo meraviglioso di Orsenigo ed infine il Senatore cui seguì Vittorio Ugo Penco. Non è stato allenatore del bianco crociato di rosso, cosi amato.
Forse il suo rammarico più grande. Probabilmente insieme a quel duello feroce con Pueblo nel derby del 60 ( quello di Fil’s D’Eve ed Ettore Tagliabue) , in sella a Marguerite Vernaut, sulla carta imbattibile… e invece in retta si spegneva, quinta su otto .
Fu sfortunato , un anno dopo, con Delvin nel derby con la Regina Elisabetta in tribuna d’onore, battuto da Lauso e da una “magata” molto al limite di Otello Fancera, sopraffino. Nel 62 sceglie Masaccio ma vince il compagno Antelami con Bruno Agriformi.
Ha iniziato in scuderia a 9 anni, ce lo ha portato il babbo Ercole che lì lavorava. E’ un figlio di Barbaricina che vuol dire San Rossore, la nostra Newmarket, la nostra culla del galoppo. Da Barbaricina a San Siro, il tempio, la Scala del Galoppo, il passo è stato breve e rapido.
Inizia allievo da De Montel, monta la prima volta nel 25 a tredici anni. Vince la prima delle sue oltre 4.000 corse l’anno dopo in sella a Budrio. Lo aveva fatto montare, su pressione di Caprioli, prima monta, Willy Carter il trainer di De Montel a quel tempo. A 15 vince quella che oggi chiamiamo pattern, l’Ambrosiano con Francavilla. Nel 28 anche l’onore di salire in sella ad Ortello nel Chiusura, ovviamente vittoria. Nel 29, 17 anni, chiude l’anno con 55 affermazioni, è terzo in classifica ( il primo è Caprioli) e l’anno dopo con 65 è secondo. La svolta nel 31, Paolino lascia De Montel , Enrico a 19 anni diventa prima monta di scuderia. Quindi è lui in sella a tutti i campioni con la giubba nera listata di bianco , negli trenta e fino al 44 quando De Montel morirà. Il dopoguerra significa Tesio e Dormello e la storia la conosciamo bene tutti.
Ci ha lasciato nel 91. Una parola è il giusto, due sono troppe, la serietà e la correttezza la parola d’ordine, la sua mano sempre di velluto, dolce ma allo stesso tempo energica. Senso tattico allo zenith , sempre. Meraviglioso Maestro, straordinaria persona, Enrico Camici : il Mito.
























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