Cavalli e ragazzi, un istruttore racconta.
BRUNO GIONGO, istruttore di Oristano, ha tenuto uno stage presso l’azienda Tanca Regia dell’Istituto Incremento Ippico della Sardegna. Ecco il racconto della sua esperienza con i giovani cavalieri.
“Essendo una lezione in sostituzione all’attività di campagna ho scelto di comportarmi con i ragazzi come un cavallo adulto, quando è inserito in un branco di giovani puledri. Ciò che mi ero prefissato era di attirare da subito la completa attenzione da tutti i ragazzi.. Arrivato a Tanca Regia, sono entrato in modo plateale negli alloggi dei ragazzi, e senza dar loro il tempo di pensare, ho iniziato a sgridarli per come si stavano comportando nei momenti del campus che trascorrevano da soli. La mia severità verbale li mise tutti in uno stato di allerta tale che si precipitarono verso l’aula di teoria.
“Ovviamente al mio ingresso in aula erano tutti seduti ai propri posti, pronti a reagire alla mia eventuale severità. Iniziai invece in maniera molto amichevole, parlando del loro comportamento e accettando senza confutarle le loro strampalate giustificazioni. Poi iniziai la lezione facendomi raccontare da ognuno di loro le attività che svolgevano e le caratteristiche del loro cavallo. Senza che si accorgessero dell’inizio della lezione, cominciai a utilizzare i loro racconti per descrivere ogni singolo problema e chiedere a tutti come lo avrebbero risolto. Molte delle soluzioni proposte dai ragazzi erano il prodotto di un’idea coercitiva dell’equitazione, ma, facendoli ragionare su quale fosse lo stato d’animo del cavallo in questione e suggerendo una strada alternativa, i ragazzi modificavano completamente le soluzioni proposte.
“La parte pratica prevedeva di imparare a riconoscere i tratti fondamentali del carattere di ciascun cavallo. In aula avevamo cercato di elencare i vari atteggiamenti, sia del cavallo “focoso; forte; difficile e furbo”, che del cavallo “ pauroso; timido; facile e senza sangue”. La prova consisteva nel descrivere il carattere del proprio cavallo e poi, dopo averlo liberato nel maneggio, cercare tutti insieme, di individuarne il carattere attraverso gli atteggiamenti , I ragazzi si sorpresero molto per la facilità con la quale impararono a identificare, attraverso i vari atteggiamenti assunti dai cavalli, se questi fossero dominanti o un gregari. La medesima sorpresa la provavano nel rendersi conto che, grazie un’osservazione più attenta, quasi tutti avevano modificato l’idea che si erano fatti del carattere dei propri cavalli.
“Nelle lezioni successive, i ragazzi avevano tante di quelle domande e curiosità da farmi che tutta la parte teorica fu dedicata ai chiarimenti dati alle loro richieste. La cosa più piacevole fu che, a mano a mano che procedevo nella lezione, tutti iniziarono non solo a utilizzare i termini da me indicati per descrivere varie situazioni, ma soprattutto a formulare loro stessi delle risposte etnologicamente corrette. Per la parte pratica fu la stessa cosa: i ragazzi sembrarono entusiasti nel notare qualche particolarità del cavallo in esame e immediatamente comunicarlo agli altri.
“La cosa importante che è emersa fu che, pur lavorando solo con i cavalli scossi ( al più si saliva e scendeva sul cavallo a pelo), i ragazzi non solo non si resero conto di aver superato i tempi della lezione, ma chiesero di proseguire con la sperimentazione pratica tanto a lungo che fui costretto a finire tra cori di disappunto. Raggiungendo gli alloggi continuavano inoltre a discutere di quanto avevo loro spiegato dimostrandomi di aver capito il significato della mia lezione.
“Al termine dei tre giorni, tutti i ragazzi erano diventati consapevoli dell’importanza di fare attenzione alle componenti psicologiche (per loro “come pensa”) del cavallo, ma, con mia grande preoccupazione, iniziarono a criticare determinati atteggiamenti visti all’interno del proprio circolo, descrivendo situazioni e fatti che rasentano veri e propri atti di maltrattamento. Uno in particolare iniziò a descrivere gli atteggiamenti visti compiere dal proprio genitore nei confronti di vari cavalli con la consapevolezza che non era giusto trattare cosi gli animali. Ho provato grande disagio nel dover commentare tali racconti, perché non era facile spiegare che tali atteggiamenti sono da considerarsi vere e proprie sevizie…essendo compiuti da quelli che loro ritenevano i loro “maestri”.
“La cosa più bella invece è stata la sensazione che io fossi un vecchio uomo di cavalli che parlava loro di cavalli soddisfacendo la loro fame di conoscere storie e curiosità su questi animali. Mi ha ricordato quando anche io ero ragazzo e insieme ai miei amici sedevamo intorno ai grandi per sentire le loro avventure con i cavalli. Era un modo di vivere esperienze indirette e situazioni equestri che sicuramente non saremmo mai riusciti a sperimentare di persona, ma che come accade a tutti i bambini, ci portavano a fare dei viaggi con l’immaginazione e dunque a sviluppare il senso della fantasia cosi utile, per me, nello svolgimento quotidiano della pratica equestre.
“Ho avuto occasione di incontrare in tempi successivi alcuni partecipanti allo stage, e mi sono stupito per quanto affetto mi abbiano manifestato, nonostante ogni tanto abbia dato qualche severa strigliata per alcuni loro atteggiamenti che io valutavo sbagliati nei confronti dei cavalli. Questa esperienza ha confermato in me che al di là dell’equitazione accademica, ciò che è veramente importante è l’aggregazione, la socializzazione e il parlare con i ragazzi di storie vissute con i cavalli.”



























