Catania, convegno recupero, conservazione e valorizzazione risorse genetiche equine e asinine
Presso la sede dell’Istituto Incremento Ippico per la Sicilia di Catania, venerdì 14 maggio sono stati presentati i risultati finali del progetto triennale “Recupero, Conservazione e Valorizzazione delle Risorse Genetiche Equine ed Asinine Siciliane”, realizzato dall’Istituto Incremento Ippico per la Sicilia, con la collaborazione dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca, delle Università di Catania (Dipartimento di Agricoltura, alimentazione ed Ambiente) e di Messina (Dipartimento di Scienze Veterinarie).
Gli obbiettivi del progetto sono lo sviluppo di un piano di salvaguardia e di caratterizzazione delle razze equine ed asinine siciliane riconosciute: il Purosangue Orientale, il Sanfratellano, il Siciliano, gli asini Pantesco, Ragusano e anche il Grigio, il cui riconoscimento come razza è in corso. All’interno del progetto è stata realizzata anche una banca del Seme per lo stoccaggio e la distribuzione del seme degli stalloni riproduttori.
I fini ultimi del progetto sono quelli di invertire il trend negativo registrato negli ultimi anni riguardo la riduzione del patrimonio genetico delle razze locali ed in via di estinzione, la salvaguardia, il ripristino e il miglioramento della biodiversità nelle zone Natura 2000 ( che sono una rete di siti di interesse comunitario (SIC) e di zone di protezione speciale (ZPS) creata dall'Unione Europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, animali e vegetali, identificati come prioritari dagli Stati membri dell'Unione Europea) e anche nelle zone in ambito agrario e forestale siciliano soggette a vincoli naturali, nelle aree agricole ad alto valore naturalistico e paesaggistico che soddisfa anche le esigenze del PSR Sicilia 2014/2020 riguardo la salvaguardia e la valorizzazione della biodiversità e del germoplasma.
Nell’ambito del progetto sono stati presentati anche tre pubblicazioni realizzate dall’Istituto Incremento Ippico: - Un volumetto, di estremo interesse scientifico e divulgativo, che racchiude gli atti del convegno.- Un catalogo dove viene presentata e descritta una selezione di stalloni delle varie razze in dotazione all’istituto custoditi nelle scuderie della sede di Catania, nella tenuta Ambelia e nelle due stazioni di monta di San Fratello e di Caronia.- Il restauro di un antico registro del 1935, ritrovato negli archivi dell’istituto, nel quale venivano indicati la presenza in quegli anni degli stalloni equini ed asinini dell’allora “Deposito Cavalli Stalloni del Regno di Catania” e la loro distribuzione in tutte le numerose stazioni di monta disseminate nel territorio siciliano. Il registro offre un prezioso spaccato della storia ippica della Sicilia e un patrimonio culturale conoscitivo da preservare e consegnare agli studiosi e agli allevatori siciliani.
Ketty Torrisi, veterinaria e funzionario dell’istituto, ha introdotto i numerosi interventi.
Il valore della Biodiversità zootecnica e l’importanza della ricerca.
Nel suo intervento istituzionale introduttivo e di saluto, Il Commissario straordinario dell’istituto, Ignazio Mannino, ha ribadito l’impegno dell’Assessorato per portare avanti nel tempo il progetto, chiave per salvaguardare e soprattutto migliorare il patrimonio genetico delle razze siciliane attraverso le sinergie fin qui implementate fra l’Istituto, le Università e gli allevatori. Per la sostenibilità e lo sviluppo dell’agricoltura moderna, la biodiversità zootecnica è un valore essenziale anche per il mantenimento della struttura socio-economica delle varie realtà zootecniche isolane, spesso ubicate in aree montane e disagiate che rischiano lo spopolamento.
Il Direttore dell’istituto, Michele Bentivegna, ha brevemente ricordato come le Università di Catania, soprattutto per la parte genetica, e di Messina, soprattutto per la parte morfologica, hanno tenuto nel tempo estese campagne di raccolta di campioni genetici e di misurazioni morfologiche nel territorio siciliano, strumenti essenziali di ricerca di dati che permetteranno di prendere le giuste decisioni pratiche future per stabilire i criteri da adottare nei riguardi dello sviluppo delle prossime generazioni della razze siciliane. Ha informato che l’attuale Assessore all’agricoltura, Salvatore Barbagallo, ha assicurato l’ampliamento del laboratorio scientifico dell’Istituto per poter ampliare, migliorare e completare lo studio dei dati provenienti dai campioni genetici prelevati durante le diverse fasi del progetto e che sono stati illustrati a seguire dagli specialisti che sono intervenuti. Ulteriori raccolte di dati verranno eseguite anche negli anni a venire.
Presentazione del progetto.
Salvatore Bordonaro, Docente dell’Università di Catania, ha presentato la struttura del progetto partendo dalla acquisizione e lo studio effettuato sulle numerose fonti documentali storiche che sono custodite negli archivi dell’istituto. Esse comprendono diversi studi ippologici sulle razze siciliane dell’epoca, la documentazione completa sui soggetti di Purosangue Orientale importati nel 1884 dall’oriente e, di estrema importanza, le schede identificative di ciascuno dei singoli soggetti equini ed asinini appartenuti all’istituto, estremamente utili anche per quanto riguarda l’ormai vicino riconoscimento della razza dell’asino Grigio.
Ha illustrato, anche avvalendosi di numerose fotografie, i tanti sopraluoghi e visite svolte presso le aziende e gli allevatori sparsi per l’isola detentori degli animali ascrivibili alle popolazioni delle razze da caratterizzare, per procedere al campionamento biologico individuale necessario per la creazione della banca del DNA equino e asinino per la raccolta in laboratorio delle informazioni molecolari necessarie per lo studio della struttura genomica delle Risorse Genetiche Animali esistenti.
In questi tre anni, il progetto è stato presentato a scopo divulgativo anche in numerose fiere mercato, convegni, rassegne, manifestazioni allo scopo di sensibilizzare il pubblico e gli addetti ai lavori sulla importanza del progetto in corso.
Molto importante è il lavoro che riguarda il Cavallo Siciliano, svolto in collaborazione con A.N.A.E.R.A.I (Associazione Nazionale Allevatori Razze Equine Asinine Italiani)ed A.R.A.C.S. (Associazione Regionale Allevatori Cavallo Siciliano), con la raccolta dei campioni di oltre 250 soggetti e che continuerà per i prossimi due anni, fornendo una grande mole di dati di grande importanza che serviranno anche per studiare le interazioni fra le tre razze siciliane e le altre importate nel tempo in Sicilia.
La caratterizzazione morfologica.
Alessandro Zummo, Docente del dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Messina, ha spiegato l’importanza della caratterizzazione morfologica e genetica delle popolazioni zootecniche per la loro conservazione e la successiva valorizzazione sulla scorta dei dati ottenuti. Ha quindi riassunto i risultati della Caratterizzazione Morfologica degli equini siciliani per quanto riguarda il cavallo Sanfratellano, il Siciliano e l’asino Grigio.
Per il Sanfratellano, lo studio ha permesso di valutare l’evoluzione del morfo tipo influenzato dalle scelte effettuate, nel passato, degli stalloni riproduttori e dagli effetti ambientali. Sono state svolte 22 misure specifiche su ognuno dei 96 soggetti esaminati per il calcolo degli indici biometrici più rappresentativi (di conformazione laterale, corporale trasversale, toracica, dattilo-toracica o di ossatura, cefalica, e anche del profilo). I risultati hanno dimostrato che nel tempo l’altezza media al garrese è cresciuta di 5 centimetri, dovuta probabilmente a selezioni tendenti ad avere un cavallo di “maggior mole” con gli incroci effettuati dal 1959 al 67 con cavalli Nonius ungheresi. Maschi e femmine presentano valori pressoché uguali di lunghezza del tronco, della testa, di circonferenza allo stinco e di circonferenza toracica.
L’analisi degli indici lo classifica come un cavallo mesodolicomorfo, compatto, solido, con una testa proporzionata, anche se talvolta lunga e leggermente pesante. Interessante lo studio dei profili: oggi ben il 57,9% presenta un profilo retto. Solo il 23,7% lo ha montonino, una caratteristica che nel passato era molto più diffusa (il 18,4 % ha un profilo misto). Il manto è risultato per il 53,9 % morello, 26,3% baio scuro e il 19,7% baio in diverse tonalità. I dati ottenuti suggeriscono che, rispetto agli usi del passato, oggi il piano futuro di selezione dovrebbe tendere a ridisegnare le sue attitudini in ambito sportivo per valorizzare questa razza che oggi conta solo 1400 capi.
Per il Siciliano, gli studi effettuati a partire dal 2008 alla “ricerca dei cavalli Siciliani”, per approdare nel febbraio del 2024 al riconoscimento della razza, hanno riguardato fino ad oggi 256 soggetti (ma molte altre rassegne di selezione sono previste nei prossimi due anni) evidenziando un cavallo mesomorfo -mesodolicomorfo. Il valore medio al garrese è di 157,84 cm con un’altezza sterno-terra di 88,49cm, valore che testimonia la capacità di procedere sicuri e rapidi su ogni terreno. Gli indici indicano un cavallo molto compatto, strutturalmente solido, con un’ottima resistenza e con una testa morfologicamente proporzionata nella maggior parte dei soggetti. Le sue attitudini sono quelle legate a un suo uso nel turismo equestre, nella monta da lavoro (dove già eccelle da anni), nel dressage, nel salto ad ostacoli, nel cross country e nel completo. Solo alla fine della campagna delle rassegne di selezione, fra due anni, si avrà il numero effettivo di soggetti iscritto al registro di razza.
Per la razza molto antica dell’Asino Grigio siciliano, si è utilizzato un approccio innovativo, di facile applicazione “in campo” che concentra l’attenzione su pochi caratteri, in grado di dare risposte, anche a distanza, di indubbia oggettività media in una maniera più rapida ed economica rispetto uno studio morfologico completo. I descrittori morfologici primari sono 3: taglia (piccola, media, grande), mantello (tipo, colore e altre caratteristiche) e colore dell’iride (depigmentata, azzurra, castana). L’indagine è stata effettuata su 73 soggetti (63 le femmine). Le misurazioni e gli indici indicano una propensione al meso-dolicomorfismo, comparabile a quello dell’asino di Pantelleria, che testimonia una notevole resistenza alla fatica e al lavoro da soma di un animale compatto e solido strutturalmente, caratteristiche che, nel passato, hanno permesso di definirlo “la ricchezza del piccolo coltivatore, dell’ortolano e del concimatore”. I suoi usi attuali lo indicano adatto al turismo equestre someggiato, all’eco-turismo e anche agli interventi assistiti.
La diversità genetica del patrimonio equino siciliano.
Morena Carlentini, Dottoranda del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania, ha spiegato quanto sia fondamentale lo studio della diversità genetica e dei livelli di consanguineità al fine di sviluppare strategie più efficaci per mantenere gruppi di soggetti genetici sani, preservare razze uniche e autoctone e garantire la sostenibilità e la resilienza delle popolazioni zootecniche a ridotta numerosità quali la resistenza alle malattie, la fertilità, l’adattamento a condizioni ambientali mutevoli. Negli ultimi 10 anni la tecnologia nel campo della analisi genomica ha compiuto passi da gigante in termini qualitativi ed economici che hanno ridotto notevolmente anche i costi della scansione del genoma animale per la diversità genetica e lo studio delle impronte selettive.
La Sicilia, posta al centro del mar mediterraneo, è stata da sempre un crocevia di continui flussi di germoplasma animale che hanno accompagnato le tante e diverse dominazioni, specialmente per quanto riguarda gli equidi, un tempo animali da guerra, da lavoro, da soma e oggi da sport, affezione, turismo, compagnia. La caratterizzazione genomica delle razze equine siciliane dell’Orientale, del Sanfratellano e del Siciliano, rivestono quindi un’importanza fondamentale. Nello studio all’interno di questo progetto, si è valutata la variabilità genetica e il livello di consanguineità delle tre razze equine siciliane mediante il pannello di marcatori uniti e confrontati con i dati molecolari già disponibili in letteratura per ottenere un quadro della distribuzione delle tre razze siciliane nel contesto mondiale della diversità. Inoltre si sono investigate le regioni genomiche di omozigosità continua (ossia regioni del genoma in cui si susseguono ininterrottamente marcatori con genotipo omozigote in cui entrambi gli alleli -cioè le copie materna e paterna di un gene- sono identici) per testare il livello di autozigosità ereditaria. Un'eccessiva consanguineità all’interno di una popolazione, infatti, può portare ad un generale declino della salute genetica. Infine, sono state analizzate le regioni di eterozigosità (stato genetico in cui un organismo possiede due alleli diversi per un determinato gene) ossia porzioni del genoma che presentano un livello di eterozigosità significativamente più alto rispetto alla media genomica solitamente correlate a fenomeni di selezione bilanciata dove la diversità è favorita. L’analisi ha individuato un area di genoma con una maggiore diversità genetica in corrispondenza del cromosoma 7, condiviso dalle tre razze siciliane, che ospita geni coinvolti nello sviluppo e nella rigenerazione dei tessuti muscolari individuando inoltre loci genici associati alla risposta immunitaria in tutte le razze, tratti legati all’adattamento ambientale nel Sanfratellano, geni correlati con il tasso di fertilità in Sanfratellano e Siciliano e alle prestazioni sportive nel Purosangue Orientale.
Sono stati esaminati 234 cavalli delle tre razze siciliane. I dati molecolari riscontrati sono stati confrontati con quelli di 814 soggetti di 35 razze, l’analisi su scala multidimensionale prodotta, che permette di visualizzare graficamente una distribuzione spaziale dei campioni analizzati evidenziando la similarità (o la dissimilarità) tra ciascuna coppia di individui, ha mostrato una sovrapposizione parziale tra le razze Siciliano e Sanfratellano all'interno di un macrogruppo di cavalli da sella, in cui è possibile distinguere cavalli spagnoli (Andaluso, Lusitano), razze americane (Quarter horse e Morgan) ed altre razze equine italiane (Maremmano), per lo più cavalli da sella meso-dolicomorfi a sangue caldo. Il Purosangue Orientale Siciliano ha evidenziato vicinanza ai cavalli arabi, come previsto dalle notizie sull’origine e la storia di questa razza.
I valori di eterozigosità delle tre razze siciliane sono risultati per lo più paragonabili. Nell’Orientale si sono evidenziati fenomeni di migrazione, spiegabili con l’introduzione di stalloni di razza Araba. L’indice di consanguineità cresce passando dal Siciliano al Sanfratellano e all’Orientale. Dall’analisi di struttura genomica è stata confermata la storia evolutiva delle tre razze equine siciliane, caratterizzata dagli attenti piani di accoppiamento per le razze Orientale e Sanfratellano, e dalla storica ibridazione di cavalli orientali e anglo-orientali nel cavallo Siciliano, che avvicinano la struttura genomica di questa nuova razza a quella degli altri cavalli siciliani. L’analisi genomica delle tre razze equine siciliane ha confermato come il Purosangue Orientale Siciliano sia la razza in cui si è registrata la più elevata pressione selettiva, a causa del ridotto numero di soggetti, uno scenario diverso è stato rilevato nel cavallo Sanfratellano e Siciliano, che possiedono consistenze e variabilità maggiori.
Il continuo monitoraggio della diversità genetica di popolazione è uno strumento indispensabile per studiare le dinamiche fra individui e razze, per controllare il tasso di consanguineità, pianificare adeguatamente gli accoppiamenti e preservare quelle caratteristiche che i cavalli siciliani hanno sviluppato in relazione all’ambiente di allevamento, e quindi, in ultima analisi, valorizzare le risorse genetiche locali.
La diversità genetica del patrimonio asinino siciliano e la caratterizzazione genetica ai loci associati al colore del mantello.
Serena Tumino, ricercatrice del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania, ha presentato le probabili fasi di domesticazione e diffusione dell’asino (Equus asinus). Secondo ricostruzioni storico-scientifiche, tutto ebbe inizio circa 7 000–8 000 anni fa in una fascia fra il Sahara orientale di Egitto e Sudan e l’Eritrea; da lì gli asini si espansero via terra verso la penisola arabica, l’Europa e il bacino del mediterraneo e via mare attraverso lo Yemen fino all’Asia centrale, alla Cina e alla Mongolia. Nel corso della storia non mancarono flussi di ritorni secondari dal Medio Oriente e dall’Europa meridionale verso l’Africa occidentale. Dopo il crollo dell’utilizzo dell’asino come animale da soma e da lavoro post meccanizzazione, oggi vi è un rinnovato interesse per le razze asinine per la produzione di latte, per il turismo someggiato e la pet therapy.
In Sicilia vi sono tre razze asinine autoctone: l’asino di Pantelleria (o Pantesco), il Ragusano e il Grigio siciliano (o ferrante). All’interno dello stesso intervento sono stati illustrati i risultati dell’analisi del DNA mitocondriale per esplorare la variabilità genetica e la storia evolutiva per linea materna su 81 individui delle tre razze siciliane. confrontandoli con un ampio database mediterraneo, balcanico, asiatico e africano già esistente. Questi dati dimostrano che Ragusano e Grigio derivano da una complessa storia filogenetica, frutto di scambi, rotte commerciali, interazioni storiche con gli altri territori mediterraneo – africani che li identificano come importantissimi serbatoi di biodiversità. Il Pantesco si distingue per la sua appartenenza a un’unica linea mitocondriale riflettendo il suo passato segnato da un forte “collo di bottiglia”, dovuto al suo sviluppo nel sito puntiforme dell’isola di Pantelleria. L’intervento è stato concluso presentando i risultati e le implicazioni pratiche della caratterizzazione dei geni che determinano il colore del mantello negli asini, per una gestione selettiva dei riproduttori, scegliendo con cura gli accoppiamenti per evitare la diffusione di fenotipi indesiderati, come il fenotipo “monachino” (tutto nero) riscontrato in alcuni soggetti di Pantesco e Ragusano e derivante dalla presenza in omozigosi dell’allele che lo causa (gene ASIP).
Andrea Criscione, Docente del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania, ha presentato invece i risultati ottenuti all’interno del progetto ASINITA, che ha coinvolto diversi poli universitari italiani per il campionamento di 220 asini delle 8 razze italiane (Amiata, Asinara, Martina Franca, Romagnolo, Sardo, Viterbese, Pantesco e Ragusano) e della popolazione del Grigio Siciliano, caratterizzati mediante marcatori SNP distribuiti nei trenta cromosomi autosomici. Successivamente, ha presentato l’indagine di caratterizzazione mediante marcatori microsatellite su un più ampio numero di soggetti dei tre tipi genetici siciliani (Pantesco, Ragusano e Grigio Siciliano). È stata studiata la variabilità genetica, la consanguineità, le relazioni genetiche fra individui e popolazioni e le potenziali firme selettive. Si sono evidenziati livelli variabili di mescolanza e isolamento genetico fra le nove popolazioni asinine italiane. Potenziali firme selettive sono state evidenziate in corrispondenza di regioni cromosomiche legate alla risposta immunitaria, resistenza alle mastiti, resistenza alla tripanosomiasi e all’adattamento alle variabili condizioni ambientali. Per le razze siciliane, gli indici di diversità sono risultati più bassi per l'asino Pantesco, a causa del suo isolamento genetico, più alti per l'asino Ragusano e l'asino Grigio Siciliano, che inoltre presentavano un'elevata mescolanza genetica. L’asino Pantesco, nonostante il numero esiguo di riproduttori esistenti, ha mantenuto un livello di consanguineità ancora sotto controllo, ma necessita di strategie di conservazione che evitino ulteriori perdite di variabilità genetica e comprendano l’aumento delle dimensioni della popolazione esistente.
Conservazione delle risorse genetiche animali locali mediante piano di accoppiamento e crioconservazione del seme.
Per la salvaguardia delle Risorse Genetiche Animali a rischio di estinzione sono essenziali adeguati piani di accoppiamento, per il contenimento del livello di consanguineità e per il mantenimento della struttura morfologica e molecolare caratteristica delle diverse razze, e la creazione di una adeguata banca di materiale seminale per ogni razza.
Carla Manenti, veterinario dell’Istituto Incremento Ippico per la Sicilia, ha illustrato le diverse, complesse e delicate fasi del campionamento del materiale seminale che costituisce la banca del Seme dell’istituto e, quindi, i piani di accoppiamento dell’Istituto Incremento Ippico per la Sicilia per le specie equine ed asinine di cui detiene e conserva stalloni e fattrici presso la tenuta di Ambelia e la sede di Catania.
Per costituire una banca del seme si deve partire dalla preparazione degli stalloni all’uso del “manichino” e della “vagina artificiale” per il prelievo del seme. Si passa quindi alla valutazione qualitativa e quantitativa del seme per poi diluirlo, centrifugarlo, e confezionarlo in “pajettes” che contengono una quota fissa garantita di cellule spermatiche. Esse vengono poi refrigerate a 5°, quindi crio congelate adeguatamente per essere stoccate in azoto liquido a -196° C., per poterle poi distribuire agli allevatori che faranno richieste di seme. Attualmente viene conservato il seme di 11 stalloni di Orientale, 8 Sanfratellani, 1 Siciliano, 4 Ragusani, 1 Grigio siciliano.
Ha poi illustrato brevemente i piani di accoppiamento 2004-2025 studiati per 14 fattrici di Ragusano e 29 fattrici di Purosangue Orientale dell’istituto, ognuna dei quai indicata con il suo nominativo, quello di padre e madre, e dello stallone designato per gli accoppiamenti da svolgersi nel 2024 e 2025.
In coda alle relazioni scientifiche, è stata presentata una bellissima gigantografia in bianco e nero incorniciata che ritrae ad Ambelia, con lo sfondo dell’Etna, l’ultimo acquisto dell’istituto, lo stallone di cavallo Siciliano Trionfo Siculo, il cui seme entrerà presto a far parte della banca del seme dell’istituto. In questa occasione, il presidente della A.R.A.C.S., Francesco Russo, è intervenuto brevemente per raccontare il processo trentennale che nel febbraio del 2024 ha condotto all’agognato riconoscimento della razza.




























