Riflessioni sull'addestramento e sulla gestione del cavallo ( parte seconda)
Continuando il discorso relativo al rinforzo positivo, al rinforzo negativo e alla punizione positiva, in riferimento al primo articolo pubblicato in precedenza, vale la pena di spiegare bene che cosa siano. Nell'addestramento equestre, i termini "positivo" e "negativo" non hanno una valenza morale (buono o cattivo), ma una valenza matematica: "positivo " significa aggiungere uno stimolo, "negativo " significa rimuoverlo.
Rinforzo negativo: tolgo qualcosa di spiacevole per aumentare un comportamento.
Meccanismo:
• Applico una pressione
• Il cavallo esegue il comportamento richiesto
• Tolgo immediatamente la pressione
Il cavallo impara:
“Se faccio questo, il disagio finisce.”
Esempio:Pressione della gamba → il cavallo avanza → rilascio della pressione.
Quando è corretto?
• Pressione minima
• Segnale chiaro
• Rilascio immediato
• Nessuna escalation
È la base dell’equitazione tradizionale, ma solo quando e se viene applicato con misura e precisione
.
Rinforzo positivo: aggiungo qualcosa di piacevole per aumentare un comportamento.
Meccanismo:
• Il cavallo fa il comportamento corretto• Riceve qualcosa di gradito
Il cavallo impara:
“Se faccio questo, succede qualcosa di piacevole.”
Esempi:
• Carezze nelle zone gradite (collo, garrese, gola)• Pausa, relax
• Voce positiva associata a esperienza gratificante (parole dolci)
• Alcuni usano il metodo del click, largamente efficace con i cani. Personalmente non lo utilizzo, perché, per me, con i cavalli se ne può tranquillamente fare a meno e non lo considero “dignitoso” nei confronti del cavallo.
• Altri usano il cibo. Personalmente non uso mai premi sotto forma di cibo, sempre perché, con i cavalli, se ne può tranquillamente fare a meno, e per le tante controindicazioni legate ai premi in cibo, che spesso creano problemi di comportamento.
Vantaggi
• Riduce stress
• Aumenta motivazione
• Favorisce apprendimento attivo
• Migliora la relazione
Il rinforzo positivo è sempre più integrato nell’addestramento moderno. Personalmente lo considero un’autentica base di partenza, capace anche di costruire con il cavallo un’indispensabile e duratura “connessione gentile ed empatica”.
Punizione positiva (utile): Aggiungo qualcosa di sconfortevole (attenzione: non sgradevole) per ridurre un comportamento.
Meccanismo
Il cavallo fa qualcosa di indesiderato → si applica uno stimolo avversivo o uno che provoca disconforto. Personalmente utilizzo solo diversi impegni muscolari che richiedono “più impegno”.
Il cavallo impara:
“Se faccio questo, succede qualcosa che “non faccio volentieri” e mi crea disconforto o mi dà un lavoro in più”. Come esempio, uso quello che accade nell’esercito con delle reclute quando sbagliano qualcosa: il sergente istruttore fa eseguire dei piegamenti sulle braccia come “punizione positiva”: si fanno esercizi in più che fanno bene alle braccia e, al contempo, insegnano come ci si deve comportare per evitarle.
Quando una punizione positiva può essere davvero “utile”?
Solo se:
• È immediata (entro 1–2 secondi)
• È proporzionata
• È breve
• Non genera MAI paura o dolore
• È seguita da un’alternativa molto chiara e precisa
Un mio esempio che uso spesso nella pratica:
Lungo un sentiero o in maneggio, il cavallo al passo parte al trotto per volontà sua (senza che ciò gli sia stato richiesto dal cavaliere): il cavallo non deve MAI poter decidere autonomamente la velocità e la direzione di marcia, quindi faccio subito spalla-in, che per il cavallo è un modo più faticoso di procedere, soprattutto al trotto. Per questo motivo, in breve, egli torna sicuramente al passo -> elimino subito lo spalla in. Se il cavallo procede al passo, lo gratifico subito con parole dolci e con carezze sul collo. Se riprende ad andare al troppo -> ricomincio con lo spalla-in e così via fino a quando procederà a passo stabilmente. Utilizzando, alla bisogna, questa routine, il comportamento scompare del tutto molto in fretta.
Se non si è adeguatamente preparati, nella pratica è molto facile sbagliare timing o intensità usando i rinforzi negativi e le punizioni positive, con rischio di:
• Paura
• Associazione negativa con il cavaliere
• Stress
• Reazioni difensive
Per questo molte linee guida moderne (come quelle promosse dall’International Society for Equitation Science) raccomandano di limitarne l’uso. Io aggiungo e ribadisco: se non si è adeguatamente preparati.
In conclusione.
Nella mia veste di insegnante gentile ed empatico di cavalli, non posso che trovarmi pienamente d’accordo con i risultati di questa ricerca, basilare per comprendere i mali dell’insegnamento tradizionale odierno delle fondamenta dell’equitazione, sia al cavallo sportivo sia a quello non sportivo. La punizione positiva e il rinforzo negativo oggi sono molto spesso facce della stessa medaglia.
Una punizione positiva davvero utile non deve mai esser una vera e propria punizione o un atto violento o “forte”: può essere una ripetizione di un movimento non ben eseguito, una pressione diversa ma sempre bilanciata, un lavoro aggiuntivo che richiede impegno muscolare (solo alcuni esempi sono lo spalla-in, l’andare indietro, il disimpegnare il posteriore) partendo sempre dalle intensità minime delle pressioni che il cavallo può riconoscere, che non sono altro che il punto di arrivo al quale si deve tendere per qualsiasi tipo di pressione, applicando il principio della continua ricerca della leggerezza insieme alla costante riduzione degli impulsi.
Solo così facendo si otterranno cavalli da sella che, col tempo, saranno capaci di capire immediatamente e con chiarezza le nostre richieste in materia di direzione, velocità e movimenti, e di assecondarle sempre più e meglio, fino a renderle quasi invisibili. Ciò può avvenire coinvolgendo sempre più anche la nostra energia, il baricentro, la distribuzione del peso, i movimenti della mano, le pressioni della gamba che non verranno più da speroni e talloni conficcati nel costato, ma da leggeri accostamenti di polpaccio, ginocchio e coscia.
Tutto sempre accompagnato da premi e gratificazioni sotto forma di carezze, parole dolci, empatia e gentilezza in ogni momento del rapporto con l’animale, così da creare fra cavallo e cavaliere quella connessione che poi risulta più forte del controllo, che si riesce immancabilmente a instaurare con gli equini usando metodi di insegnamento delle fondamenta dell’equitazione che rispettino sempre il loro benessere. In questo modo, il rinforzo positivo, il rinforzo negativo e la punizione positiva diventano fasi ben distinte, indispensabili per istruire il cavallo rispettandone il benessere e, al contempo, per istruire il suo cavaliere, che dovrà seguire le stesse regole di comportamento e di azione adottate da chi ha formato il cavallo. Altrimenti, ovviamente, tutto andrà… a carte e quarantotto




























