Riflessioni sull'addestramento e gestione del cavallo ( parte prima)
Pubblichiamo alcuni brevi articoli prendendo spunto dalle ricerche scientifiche presentate ai congressi annuali dell'International Society of Equine Science (ISES), della quale lo scrivente è membro praticante. L’ISES è un’organizzazione scientifica internazionale che promuove lo studio e l’applicazione di metodi basati sull’evidenza scientifica nell’addestramento e nella gestione dei cavalli. In breve, i suoi compiti principali sono: promuovere la ricerca scientifica sul comportamento e sull’addestramento del cavallo, diffondere buone pratiche basate su evidenze scientifiche, migliorare il benessere equino e la sicurezza di cavalli e cavalieri, e fornire linee guida e formazione ai professionisti del settore equestre.
L’ISES ha denunciato pratiche considerate regressive per il benessere equino, sostenuto l’adozione di principi e linee guida basati sull’evidenza scientifica, e incentivato la FEI ad allinearsi a standard più rigorosi e trasparenti per proteggere i cavalli negli sport equestri, raccomandando limiti chiari e misurabili di serraggio degli equipaggiamenti, controlli oggettivi in gara e in allenamento, e l’eliminazione o restrizione di attrezzature che possono essere serrate oltre il livello di sicurezza, per proteggere il benessere del cavallo.
All’ultimo congresso, tenutosi in Colorado nell’estate del 2025, sono state presentate ben 32 ricerche, suddivise nei quattro campi di interesse stabiliti: 1. Teoria dell’apprendimento equino. 2. Dolore e comportamento equino. 3. Scienza dell’equitazione. 4.Varie. In questo articolo, e in quello seguente, la ricerca da cui traiamo spunto è intitolata:
“PUNIZIONE POSITIVA E RINFORZO NEGATIVO NELL'ADDESTRAMENTO DEI CAVALLI: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA?”
Lo studio, presentato da Cathryne Henshall e colleghi (Charles Sturt University, Australia), esplora come i concetti di punizione positiva e rinforzo negativo – due quadranti del condizionamento operante frequentemente usati nell’addestramento dei cavalli – nella pratica odierna possano essere considerati non come categorie nettamente separate nell’esperienza del cavallo, bensì come parte di un continuum di risposte agli stimoli avversivi.
Tradizionalmente nella teoria dell’apprendimento, la punizione positiva (aggiunta di uno stimolo avversivo dopo un comportamento per ridurne la probabilità) viene distinta dal rinforzo negativo (rimozione di uno stimolo avversivo per aumentare la probabilità di un comportamento). Questa ricerca suggerisce che, dal punto di vista del cavallo, gli stimoli avversivi utilizzati in addestramento (come pressione dal morso, dalle redini o da altre attrezzature) attivano processi neurologici simili, coinvolgendo aree cerebrali legate alla percezione sensoriale, all’emozione e alla memoria, e che le risposte del cavallo a tali stimoli non sono facilmente separabili tra i due quadranti teorici. Di conseguenza, anche quando un’azione è intesa come rinforzo negativo, l’esperienza emotiva e cognitiva dell’animale può coincidere con quella di una punizione, poiché entrambi gli approcci implicano l’esposizione a stimoli avversivi percepiti come spiacevoli prima della loro cessazione. I risultati mettono in discussione la netta distinzione tra punizione positiva e rinforzo negativo nel contesto pratico dell’addestramento equino e invitano a considerare queste tecniche come un continuum di stimoli avversivi, anziché categorie separate, dal punto di vista dell’esperienza del cavallo. Questo ha implicazioni pratiche e di welfare, perché suggerisce che anche tecniche tradizionali ritenute “accettabili” di rinforzo negativo potrebbero comportare esperienze spiacevoli per il cavallo e influenzare negativamente il suo stato emotivo se non applicate con estrema precisione e attenzione, rafforzando l’importanza di minimizzare l’uso di stimoli avversivi e di privilegiare metodi meno stressanti.
Ecco alcuni esempi pratici per chiarire il concetto espresso sul rinforzo negativo come possibili “due facce della stessa medaglia” dal punto di vista del cavallo.
Pressione delle redini: Rinforzo negativo (teorico)
Il cavaliere applica pressione sulle redini → il cavallo rallenta → la pressione viene rilasciata.
Il rilascio rafforza il comportamento di rallentare.
Dove sta il problema?
Se la pressione è intensa, prolungata o improvvisa, per il cavallo l’esperienza iniziale è comunque avversiva.
Dal suo punto di vista può attivare risposte emotive simili a quelle di una punizione.
Gamba per avanzare: Rinforzo negativo (corretto)
Pressione leggera della gamba → il cavallo avanza → pressione rilasciata subito.
Se applicato male.
Pressione forte e continua della gamba (oppure l’uso degli speroni) finché il cavallo reagisce bruscamente → possibile stress, irrigidimento, conflitto comportamentale.
Anche qui lo stimolo avversivo domina l’esperienza.
Colpo di frustino: Punizione positiva (classica)
Il cavallo si rifiuta di saltare → il cavaliere usa la frusta → il comportamento dovrebbe diminuire.
Ma:Se il cavallo associa lo stimolo doloroso alla situazione (ostacolo, arena, cavaliere), possono emergere paura, evitamento e aumento del cortisolo, non solo una modifica comportamentale.
Nasiera (o capezzina) troppo stretta.Pressione costante sul naso per impedire l’apertura della bocca.
Non c’è vero apprendimento: il cavallo non può esprimere il disagio.
Dal punto di vista neurobiologico, l’esperienza può essere simile a una stimolazione avversiva continua, indipendentemente dal fatto che venga classificata come “controllo” o “rinforzo”.
Il punto centrale della ricerca.
Anche quando tecnicamente stiamo usando il rinforzo negativo, il cavallo vive comunque l’esposizione a uno stimolo avversivo, un’attivazione emotiva e un apprendimento legato all’evitamento.
Per questo, la distinzione teorica tra un rinforzo negativo e una punizione positiva può diventare meno netta nell’esperienza soggettiva dell’animale.
Nel prossimo articolo vedremo nel dettaglio i concetti di punizione positiva, di rinforzo positivo e di rinforzo negativo.




























