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La prima volta che sentii parlare del "tatto equestre" fu a uno stage di Philippe Karl. Sul momento non mi soffermai particolarmente sul significato, consideravo il tatto equestre come una sorta di tempismo nella capacità di formulare le richieste al cavallo e esercitarle correttamente sotto forma di pressioni. Oggi credo che questa dote non riguardi semplicemente il tatto del cavaliere ma piuttosto un senso extra , quello del cavallo, che ognuno di noi può sviluppare e coltivare.
La fisiologia di un cavallo non è molto diversa da quella di un uomo e detta le regole alle quali deve attenersi chiunque ha la pretesa di essere l’attore (o l’attrice) di uno spettacolo sportivo.
I muscoli devono essere allenati a funzionare in ogni condizione, aerobica ed anaerobica. Quando si supera la soglia aerobica l’accumulo di lattato e quindi la fatica sopravviene rapidamente. Bisogna quindi garantire al cavallo l’ossigeno necessario per non superare la soglia.Continua la collaborazione tra Cavallo2000 e Tiziano Bedostri.Ecco le sue riflessioni in merito all'articolo 3 del codice di condotta della Fei
3.Tutte le cure mediche somministrate al cavallo devono essere volte ad assicurarne la salute e il benessere.
Prendersi cura…
Un giorno decisi di dedicarmi ai cavalli perché avevo scoperto che essi, a differenza degli umani, per loro natura non possono mentire.
I cavalli non parlano, ma ci comunicano il loro stato d’animo attraverso semplici gesti ricchi di significato che l’uomo attento, con un atteggiamento orientato all’ascolto, può cogliere, prendendosi cura e accudendo in maniera adeguata quel prezioso compagno di cammino che è il cavallo.
Ciò determina la differenza tra un cavaliere e un “uomo di cavalli”.
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