UN GRANDE RIMPIANTO : RICCARDO GUALINO
Cosa sarebbe accaduto al turf italiano se Riccardo Gualino fosse stato un fervente fascista , organico al regime ? Già, bella domanda. Sappiamo bene che con i Se e i Ma non si va da nessuna parte ma ci si può divertire. Proviamoci. Chi era Riccardo Gualino? Come chi era, dai…. E’ stato un personaggio incredibile , d’accordo un po' al limite, tuttavia assolutamente geniale e forse anche di più. Un fantastico entusiasta protagonista del suo tempo che sapeva anche leggere il domani.
Potremmo definirlo “ un gran combattente della vita” che sa di lusinga ma anche mette un filino sull’avviso. Intanto nasceva benino, ( Biella 1879 – Firenze 1964) famiglia agiata e numerosa. E’ stato uno splendido mercuriano , con un po' di fantasia potremmo assimilarlo a quel genere di imprenditori ardimentosi ma dallo stomaco forte che hanno caratterizzato l’America di fine 800 ed inizio 900. Un’epoca in cui bisognava avere coraggio, ardimento, slancio creativo.
Gualino è stato imprenditore intraprendente a tutto campo, mecenate, collezionista d’arte ed anche ippico. Non per molto purtroppo per noi. Già perché in fondo la sua stella , tutto sommato, non è riuscita a brillare come avrebbe potuto. Diciamo che la sua militanza nel nostro turf non ha raggiunto il decennio o quasi . Gualino si lancia nel nostro mondo intorno ai primi anni 20 e chiude la sua parabola quando decollavano i trenta.
Avrebbe potuto competere con giganti del tempo come Tesio, De Montel e i Crespi ? Alcuni segnali fanno ipotizzare una risposta positiva , forse una lettura più in controluce induce ad una minima prudenza in proposito. Non ha certo lesinato impegno finanziario ma, chissà, sensazione del tutto personale e molto opinabile, forse non aveva la chiamata e la vocazione indispensabile come Tesio e De Montel oppure , più freschi nella nostra memoria e con un analogo raggio di azione temporale, Pietro Palmieri o Sandrino Perrone , che possedevano la magia , l’estro e la passione non finalizzata ad esibizione ma pienamente fine a se stessa. Infatti in poco tempo furono capaci di lasciare un segno indelebile e non fu una questione di soldi.
Ecco, potremmo dire che , con a disposizione una trentina di anni, inevitabilmente , forte di patrimonio immenso, Gualino avrebbe conquistato il mondo del Turf. Questo tempo non lo ebbe poiché entrò in una certa rotta di collisione con il regime che non avversava ma dal quale dissentiva, da liberale e liberista, in materia di politica economica. In particolare dopo la crisi mondiale del 29 ma anche nel momento della famosa quota 90 del valore della lira. Certo il dissenso era probabilmente alimentato da personali interessi messi in gioco, in ogni caso il risultato fu che il regime alzò il muro, lo mise nel mirino ( aveva anche indirizzato lettera garbata ma ferma a Mussolini, che non rispose, per contestare le misure economiche), inevitabile fu il conflitto tra la sua visone internazionalista e mercuriana e quella nazionalista del governo.
Di lui , senza nominarlo ma chiaramente alludendo, il Duce diede questa definizione, in un discorso, alludendo ad imprenditori italiani….”Acrobati dell’industria e della finanza disinvoltamente temerari, la cui gamma va dal cemento alla cioccolata, dal piombo alla seta …” Non era aria. Risultato, per farla breve, condanna, nel 31, a 5 anni di confino a Lipari che , in quei tempi, non era il massimo come adesso . Durò un anno il suo confino perché , pare, i buoni uffici della Principessa Maria Josè, in ottimi rapporti con la moglie di Gualino , valsero trasferimento a Cava dei Tirreni e poco dopo ancora la libertà, sia pure con interdizione decennale dai pubblici uffici e divieto di residenza a Roma.
Insomma di fatto un obbligo a tenere basso profilo che di fatto si sostanziò in una cessione di molte delle sue attività e beni. Gualino da inizio secolo si era dimostrato un vero e proprio vulcano in continua eruzione, capace di lanciarsi in un mare di iniziative imprenditoriali che, nel momento del massimo successo , ne fecero forse uno dei ricchi del paese. Giusto per avere una idea approssimativa, andò a costruire un quartiere persino a San Pietroburgo e gli riuscì pure di venderlo a banche russe poco prima della rivoluzione, nel 17.
La dea bendata soffiava in poppa. Aveva iniziato una serie di attività imprenditoriali in America, ancora di più in Francia , tipo banche, automobili, mercato del carbone, del legname, cemento armato appena inventato, industria dolciaria e dei liquori, radiofonia, ovviamente mercato immobiliare, società di navigazioni, chimica insomma di tutto. Massone molto introdotto, capace di relazioni ad altissimo livello internazionale, molto introdotto nel mondo della cultura, collezionista d’Arte di alto profilo. Insomma appunto un gran bel combattente della vita. Cauto per il resto degli anni trenta, durante la guerra sostenne l’antifascismo, Bonomi gli espresse gratitudine, possedeva comunque , nonostante la cessione di molte attività ad inizio anni trenta e qualche altro guaio giudiziario anche in Francia, un ragguardevole patrimonio e non poche residenze di alto profilo.
A Roma abitava nel cuore del Parioli in una palazzina bianca progettata da Busiri Vici . Non perse mai lo spirito perché si dimostrò anche uno dei produttori di punta del nostro cinema creando la Lux Film , prima in Francia e poi a fine anni trenta anche in Italia e soprattutto dopo la guerra , giusto per fare un esempio, fu tra i produttori di Senso, I Soliti Ignoti, Riso Amaro e molti film di Totò solo per dare una idea . Un ictus lo mise definitivamente a tappeto nel 64 ad 85 anni ma che vita eccezionale, ti viene l’ansia solo a pensarci.
E i cavalli ? Aveva creato un complesso allevatorio prestigioso a Mirafiori accanto all’ippodromo che era stato creato nel 1906 e che fu poi sostituito da Vinovo. L’allevamento che ospitava 25 fattrici , i relativi puledri e gli stalloni , nei primi anni trenta , periodo in cui fu costretto a cedere gran parte delle sue attività fu acquistato dalla Fiat ( Gualino per un periodo fu anche vicepresidente della stessa Fiat) che lo eliminò incorporandolo negli stabilimenti . Ha fatto in tempo ad essere proprietario di Bilitis ( 1922 da Kummel) che riuscì a vincere l’Elena a Roma e il Criterium a Milano e di Akenaton( 1925, Sardanapale) che si mise in tasca un’altra classica, il St Leger.
A Barbaricina , allenati da Mariangeli c’erano mediamente quasi una quarantina di cavalli. Insomma i numeri non mancavano , forse mancava una certa competenza perché i rivali del tempo facevano tremare i polsi e anche le gambe. Aveva tentato anche la via degli stalloni in casa cosa che il senatore cercò sempre , per quanto possibile , di evitare come ben sappiamo. Aveva acquistato Sagacity , un rampollo di Sunstar che corse solo a tre anni ( terzo nelle Champagne) poi infortunato. Dava l’idea della mezza sola, comunque riuscì a produrre Fantasio , un laureato di Jockey Club e secondo di Roma. Di ben altro profilo la importazione dispendiosa di Captain Cuttle , il figlio di Hurry On vincitore del Derby di Epsom nel 22 , delle St James e terzo nelle Ghinee ed importato nel 27. Avrebbe potuto essere in effetti il grande atout per il nostro allevamento ma ad inizio del 32 morì. Prima di funzionare in Italia aveva dato a Re Giorgio quinto Scuttle , laureata di Ghinee, di Cheveley Park e runner up di Oaks e Coronation. Mica male se consideriamo anche Walter Gay capace di posto d’onore nel Derby di Epsom.
Infatti un campione a Gualino lo aveva dato ma , per i noti motivi, fu ceduto al Soldo. Si tratta nientemeno che di Pilade , vincitore del nostro derby davanti al compagno Crapom, ( Federico Regoli e Paolino Caprioli) ed anche dell’Italia, del Jockey Club , dell’Omnium e secondo di Crapom nel Milano. Pilade se avesse vestito la sua giubba avrebbe cambiato la storia della avventura ippica di Riccardo Gualino ma tutto era già finito. In ogni caso Captain Cuttle prima di morire diede anche Jacopo da Pontormo che seppe trionfare nell’Italia e finire secondo nel St Leger.
Attualissimo perchè proprio in questi giorni è stata aperta a Roma una mostra molto interessante dedicata a lui…. Non al cavallo ovviamente ma al pittore Jacopo Carucci detto il Pontormo. Aperta fino a febbraio presso le Scuderie del Quirinale, tanto per restare in tema di cavalli.
Riccardo Gualino : una grande occasione mancata e un rimpianto per il nostro turf.



























