Mario Incisa della Rocchetta : il marchese del turf e non solo
Il Marchese Mario è stato un gigante del Turf, un uomo di assoluta cultura, un ambientalista convinto, un agricoltore e un viticoltore di rango assoluto e , ovviamente, un meraviglioso Signore di altri tempi ed insieme perfettamente a suo agio nel presente della sua esistenza. Ha gestito la carriera di Ribot ed ha inventato il Sassicaia ! A lui dobbiamo il meraviglioso ritratto di Federico e Donna LYdia nello splendido racconto "I Tesio come li ho conosciuti".
Come quale Marchese Mario? Per noi, il Marchese Mario è sempre e soltanto il Marchese Mario Incisa della Rocchetta ! L’altra metà dell’universo assoluto del Turf italiano : Dormello che con lui diventa anche Olgiata. Inizio anni 30 del 900, il Marchese Mario diventa socio di Federico Tesio nel più grande complesso del Turf italiano e tra i più eccezionali nel mondo, lo dirà la Storia.
Il suo ingresso nel sodalizio è provvidenziale, non soltanto come si sarebbe portati a credere, sminuendo il suo contributo intellettuale, perché chiaramente il suo fu anche un apporto economico , in un momento in cui il Mago di Dormello aveva dato quasi fondo alle risorse sue e di Donna Lidia . Niente affatto. Mario Incisa è stato per il Senatore ossigeno intellettuale puro.
Insieme a Donna Lidia e per i successivi trionfali venti anni abbondanti, il Marchese è stato la indispensabile colonna, di marmo purissimo , che è stata sponda morale, psicologica, intellettuale, tecnica , sociale senza la quale , la sua e quella di Donna Lidia, Federico probabilmente , in solitudine , non avrebbe avuto la forza di creare i capolavori ai quali , proprio in quel ventennio seppe dare vita.
Il Marchese c’è sempre stato, non una presenza di stile , bensì l’indispensabile interlocutore del quale Tesio aveva assolutamente necessità. Fu perfetto perché aveva la forza intellettuale e la cultura , compresa quella ippica, per tenere testa al geniale socio. Lui e Donna Lidia furono i preziosi angeli custodi del genio assoluto del turf mondiale. La dimostrazione la abbiamo tutti avuta nel momento della scomparsa del Mago, quel terribile inizio di maggio del 1954.
La gestione di Dormello nel decennio seguente , fu meravigliosamente impeccabile e, abist iniura verbis, anche più contemporanea di quella che forse avrebbe avuto Federico. Il Marchese , con Vittorio Ugo Penco trainer ed Enrico Camici in sella, con freddezza assoluta, con competenza altrettanto straordinaria, non ha sbagliato una mossa, compreso anche i risvolti psicologi ed affettivi. Ha onorato e per due volte, il desiderio ed il sogno della vita intera del Mago : la Gold Cup. E’ lì, ad Ascot, che nel 55, l’anno di Ribot, con freddezza e perfetta programmazione portò Botticelli che , a tre anni, subito dopo la morte di Tesio, aveva siglato Derby, Italia e Milano.
Avrebbe forse potuto, lui ne aveva chiara contezza, cercare una diversa valorizzazione, penso alle stesse King George di un mese dopo. Con scelta morale strepitosa ha voluto onorare e realizzare il sogno eterno di Federico. Che sia Gold Cup e il figlio di Blue Peter non tradì. E’ questo uno dei momenti più commoventi in cui il valore di una amicizia autentica si è manifestato.
L’altro è stato quando , sempre ad Ascot e nella Gold Cup, ha voluto inviare Tissot, il cui incrocio era stato già abbozzato dal Senatore , finalizzato proprio a coronare quel sogno. E Tissot fu terzo di Zarathustra e Cambremer. L’amicizia fu onorata !
Il Marchese fu meravigliosamente moderno quando seppe pensare in grande e non diede a Ribot la Gold Cup, chissà forse Federico Tesio non avrebbe resistito alla tentazione di un doppio da leggenda… No, il Marchese , uomo splendidamente del 900, optò per le King George e oggi quella scelta sembra ovviamente naturale. Non, forse, nel 56 quando le King George erano una corsa , certo importante ci mancherebbe, ma con solo sei anni di esistenza a fronte della Gold Cup creata ad inizio della seconda decade del 1700.
La gestione del “ cavallo del secolo “ è stata perfetta : due volte l’Arco a Parigi e le King George hanno consegnato al Turf il cavallo perfettamente moderno per gli standard del momento. Tanto è vero che il mercato Americano non si fece pregare e tuttavia il Marchese lo concesse ad Europa ed Italia per la prima stagione e noi ricevemmo Molvedo. Non soltanto Ribot, Botticelli e Tissot. Al Marchese Mario , al cui fianco, per tutto ciò che concerneva le scelte genealogiche , è stata sempre la contessa Orietta, la figlia, la cui preparazione e competenza in materia io ritengo assolutamente superiore , avendo avuto la gioia e l’onore di potermi confrontare sovente con Lei . Noi le dobbiamo Marguerite Vernaut ( anche qui onorando una indicazione che il Mago aveva lasciato: Toulouse) sublime laureata di Champion st e poi ancora Tadolina che , proprio nelle Champion fu seconda di Silly Season. Non solo , ecco negli anni 60 Ruysdael terzo a Doncaster, Appiani e Hogarth nel marcatore di Eclipse e King George, ecco , negli anni 70, Mannsfeld che vince l’Adam a Saint Cloud , Montorselli che si fa onore nel Kergolay e poi va a segno nel Roma. Oppure Tratteggio, fratello di Tierceron, che in Francia andò a vincere il Delamarre e la Coupe di Maisons Laffitte . Oltre , chiaramente a tutti i cavalli che , sempre nello stesso periodo , hanno detto di Dormello in Italia e penso , alla rinfusa , ai vari Tierceron, Antelami, Haseltine, Ben Marshal, Raeburn, Zabarella, Isabella Moretti, Marracci, Garrido ( quinto ad Espom e quarto al Curragh), Viani, Claude e tutti gli altri che dimentico citando a memoria.
Il Marchese Mario non si è sottratto anche all’impegno istituzionale , spese se stesso e il suo carisma nel ruolo di vice presidente dell’Unire ad inizio anni 70. Mario Incisa della Rocchetta era nato a Roma e a Palazzo Chigi, casa della mamma Eleonora Chigi della Rovere , nel 1899. E’ stato allievo ufficiale di cavalleria, ha studiato a Pisa Agraria, ha sposato nel 1930 la contessa Clarice della Gherardesca , è stato buon amico di Luigi Einaudi che invitava per i bagni proprio a Bolgheri che , insieme alla Olgiata, è stato il suo capolavoro per ciò che è riuscito a fare trasformando la enorme tenuta in un modello di agricoltura moderna culminato , nel campo della viticoltura, appunto con la creazione del Sassicaia, frutto di anni di selezione e di studi.
Mario Incisa( ci ha lasciato nel 1983) è stato un personaggio straordinario , “ un uomo sempre avanti con i tempi” come disse la contessa Orietta, il suo spettro d’azione va molto ben aldilà del nostro turf ma abbraccia davvero la grande Cultura. Mi auguro che il progetto meritorio del mio amico Stefano, il nipote, figlio della contessa Orietta, possa andare presto in porto : un docufilm che ripercorra la esistenza del marchese Mario a tutto campo. Per noi ippici autentici è stato ed è un orgoglio , per me un onore aver avuto, negli anni 70, la possibilità di conoscerlo !




























