''Crisi dell'ippica, aiutiamo gli allevatori!''
LETTERA APERTA di Fabio Carnevali (Assogaloppo) sulla crisi dell’ippica:
“Non prendetemi per pazzo. Gli allevatori italiani hanno bisogno di essere aiutati e devo dire che desta stupore il fatto che persone di una certa cultura e di sicura buona fede come il Dottor Viani (tutt’ora presidente degli allevatori del Trotto) ed i Signori Bezzera e Luciani, Presidenti degli allevatori del Galoppo, stentino a prendere coscienza di questa certezza ormai sotto gli occhi di tutti.
“Gli allevatori italiani non hanno più clienti, ovvero proprietari, disposti ad acquistare cavalli da corsa. Il fatto, che è di una gravità indiscutibile, è evidenziato dalla costante “discesa in campo” (odioso modo di dire, ormai di moda…)degli allevatori stessi che, pur di vedere i propri prodotti entrare in pista, sono costretti a vestire essi stessi i panni del proprietario.
“I casi allarmanti riguardano sia allevatori di piccola entità che anche, se non soprattutto, “grandi” allevatori quali (per il galoppo) nomi illustri come SIBA, SILA, e quella NUOVA SBARRA che fino ad un paio di anni fa faceva la differenza in tutte le aste italiane, comperando molti soggetti e spesso i top-price, con intervento importante sulla percentuale di riuscita delle aste pubbliche stesse.
“Forse la folle rincorsa a “Piani-provvidenze” arcimilionari, che non premiano solo la qualità e che sbilanciano il sistema economico ippico, creando scompensi da anni sempre più evidenti, non rappresenta una scelta oculata.
“Forse pesare per più del 18% sul montepremi (più le provvidenze, sia chiaro…) in un’ ippica boccheggiante, non è la migliore politica economica possibile, e la prova è che aumenta la confusione di ruoli e la crisi di un mondo in cui tutti rimettono sempre di più: compresi gli allevatori.
“E siccome siamo tra quelli che non criticano inutilmente, senza formulare proposte, propongo una profonda, pacata e proficua riflessione:
• se gli allenatori sono costretti all’acquisto di cavalli pur di lavorare;
• se gli allevatori sono costretti a sostituirsi ai proprietari pur di vedere in pista i propri prodotti;
• se i proprietari sono quasi del tutto scomparsi,
vuol dire che i proprietari vanno invogliati. Come? Liberando risorse economiche a favore di quello che è il “motore” del sistema: il “desaparecido” proprietario.
“Ed il metodo, in assenza di altre economie, potrebbe essere uno solo. Magari “buttando l’occhio” verso Paesi che l’ippica l’hanno esaltata da secoli, e non mortificata come noi abbiamo fatto.
“Pensate a Paesi come la Gran Bretagna (galoppo) dove se vinci una corsa di Gruppo 1 (!) con un cavallo di 2 anni viene assegnato all’allevatore un premio di 5.000 Lst. se è maschio e di7.500 Lst. se è femmina . “…e se arrivi secondo?” “Zero”! ; dove se vinci una corsa a vendere o a reclamare, un handicap mediocre o una corsa utile al sistema non per il miglioramento delle razze equine, ma solo per alimentare la scommessa, non vieni affatto premiato. E la Gran Bretagna produce campioni mondiali. Noi siamo costretti a citare sempre gli stessi soggetti, 4 o 5 (e mi sto allargando..) che in un ventennio hanno fatto buone cose, ma che sono “pesati” sul sistema ippico, perché confusi in un mare di migliaia di cavalli di mediocre qualità, prodotti da allevatori comunque premiati al traguardo anche di una “vendere” frequentata da un loro prodotto di10 anni (purchè in vita…) in un ippodromo di provincia!
“Capisco che passare dalla nostra situazione a quella inglese in un sol colpo, oggi come oggi, creerebbe uno scompenso drammatico, ma quello che conta è la filosofia: una strategia come la nostra spinge verso il baratro, mentre una inversione di tendenza potrebbe aiutare la ripresa. Non siete d’accordo Signori Presidenti?
FABIO CARNEVALI



























