Cavalli&Storie : Quando i cavalli…
Montecatini Terme è da sempre culla del trotto, la patria dei grandi guidatori ma anche dei veri artieri e mestieranti che fin dalla giovane età erano attratti dalle silenziose scuderie e dai tanti cavalli importanti che abitavano tra quelle quattro mura.
Sono proprio quelle scuderie, ormai ultracentenarie, a custodire il sapere e le grandi abilità del passato raccontando oggi tramite le sensazioni e il profumo di antico tutto quello che è passato li.
C’è da dire che siamo ben lontani dai tempi in cui Vivaldo e Nello si lanciavano in duelli a suon di schiocco di frusta e dalle volate rocambolesche di quello storico Gran Premio di Ferragosto quando gli stranieri dominavano la scena ma ancora oggi la pista del Sesana riesce sempre a far emozionare.
Ce lo dimostra la Tris Quarte’ Quinte’ di ieri sera, corsa clou di serata, che ha risvegliato l’animo del Sesana riportando il pubblico ad una sensazione diversa e appassionante.
Ed è così che una lunga criniera scura adornata da una treccia rossa al vento sfrecciava al comando della corsa in modo assai azzardato ma con la stessa grinta dei tempi che furono, quando non si aveva paura a dimostrarsi e ci si doveva giocare il tutto per tutto in pista. Questa è la sfida che ha accompagnato Ilex de Buty fino al traguardo, in una vittoria tutta di merito.
Non è solo una vittoria qualunque, perché quel piccolo baio scuro chiamato Ilex De Buty ha una storia sensazionale fatta tutta in casa, che guarda al passato con un occhio vigile sul presente oltre che tanti grandi amicizie.
Ilex de Buty sembra quasi la storia del brutto anatroccolo: nasce da un padre che è Ismos Fp, che di figli in corsa ne ha ben pochi:2. Ad oggi sarebbe quasi l’antico “NN” perché effettivamente nonostante avesse vinto alcuni gran premi, con la carriera stalloniera ha avuto assai poco successo.
Tornando ai figli però possiamo ben vedere che sia il piccolo, e aggiungerei sottovalutato, Ilex sia il fratello Alfred rendono onore al padre dimenticato regalando gioie ai proprietari e al medesimo allenatore: quel Roberto Biagini, figlio di Alfredo che dalla Toscana è tra i decani degli allenatori e guidatori ancora in attività. Prossimo ai 50 anni di licenza ma con tanta voglia di mettersi ancora in gioco in un’ippica moderna che ha cambiato il senso di marcia.
Ben sappiamo che nel trotto odierno non è raro che un allenatore abbia più figli di Marajah o Varenne in gestione ma complice l’effetto moda, le piccole scuderie devono “arrangiarsi” e prendere quello che resta.
Quindi avere 2 figli di Ismos Fp, il cavallo dimenticato, e riuscire a portarli a correre è un compito assai arduo ma non ci sono problemi per chi ha ormai il mestiere nel sangue.
L’arte di trasformare l'argilla in oro” è un’arte antica che proviene proprio da quelle scuderie montecatinesi dove prima di “buttar via” un cavallo si facevano mille o diecimila tentativi. E quando bisogna saper darsi da fare ecco che si tirano fuori gli artigli e il vecchio sapere.
Così che il Biagini e il Guido Cecchi davanti ad una bella pentola di Trippa alla fiorentina sono riusciti a tirar fuori il piccolo Ilex De Buty mattatore della tqq del mercoledì.
Ed è così che si risveglia l’animo di un ippodromo assopito dalla monotonia delle corse. Frusta alzata e uno sguardo al cielo per l’amico d’infanzia Alessandro Rosaspina a cui era intitolato il premio della corsa, che sicuramente avrà sorriso a vedere quella banda ancora sugli scudi.
Sono queste le vittorie che ancora oggi fanno capire il bello dell’ippica e che senza le basi non possano esistere le altezze.




























