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Il 31 maggio del 2022 ci lasciava una leggenda assoluta del Turf di ogni tempo : Lester Piggott che, in Italia, vinse tre volte il nostro Derby che si disputa domani a San Siro. Senza modificare alcunche, pensiamo possa farvi piacere rileggere il ricordo che di Lester Piggott fu scritto da Mario Berardelli all’indomani della sua scomparsa
Il jockey gallese Sean Bowen, verrà incoronato questo fine settimana in occasione dell’ultimo meeting della stagione a Sandown Park, come Champion Jockey per il secondo anno consecutivo. Nato il 5 settembre 1997, Bowen è stato campione dei jockey condizionali nella stagione 2014 – 2015, proviene da una famiglia fortemente legata al mondo delle corse, suo padre, Peter, è un allenatore, mentre sua madre Karen, è un'ex campionessa di corse point to point.
San Siro , 11 giugno 2023, i 3000 metri della Coppa d’Oro, uno dei nostri summit per gli stayer. Il dibattito è acceso , lungo tutta la dirittura , quattro dei sette al via, lottano strenuamente . Un guizzo feroce risolve la corsa . E’ quello di Fortunino che ha la meglio di quasi due lunghezze su Lajoscha , teutonico inviato a Milano per vincere da Andreas Wholer. Ad un muso dal secondo ecco Cime Tempestose che precede di una lunghezza Zanfogna. Un istante dopo il palo di arrivo e dopo la esultanza di Walter Gambarota e Roberto Di Giacinto, fantino e trainer, quella Coppa d’Oro diventa iconica perché chiude culturalmente un cerchio meraviglioso. Tutto torna. Nella seconda metà dell’ottocento , tantissimi professionisti , soprattutto inglesi, vennero nel nostro Paese a trasmettere i fondamentali del Turf al nostro galoppo che muoveva i primi veri passi. Solo per dare una idea, non dimentichiamo che , ad esempio , circa le prime 30 edizioni del Derby Italiano furono vinte da cavalli con in sella fantini stranieri, quasi tutti di scuola inglese. Lo furono anche i tanti altri professionisti allenatori che hanno dato la impronta intellettuale al nostro galoppo. Quella valenza colta che non dobbiamo mai dimenticare perché costituisce le fondamenta su cui abbiamo costruito le nostre “ golden age” del galoppo. Tra le famiglie che vennero nel nostro Paese, Barbaricina fu la culla , la nostra Mesopotamia ippica, ci fu anche quella dei Livermore. Vennero e , come diversi altri, si innamorarono dell’Italia e del nostro turf e restarono , generazione dopo generazione , per costruire la cultura del nostro galoppo. Fino a quando l’ultimo Livermore, Davide, prima o poi sarebbe dovuto succedere, non fa l’ippico di professione ma porta nel cuore sempre l’amore per il turf. Niente ippodromi o centri di allenamento. Davide , cantante e ballerino di formazione, diventa il personaggio che tutto il mondo conosce e ci invidia : l’eccezionale regista di melodramma, lo scrittore, il regista teatrale e cinematografico che ci ha regalato lo stupendo e visionario “ The Opera !” , atto di amore coinvolgente. Davide ha inaugurato per quattro stagioni consecutive quella della Scala, nel giorno di sant’Ambrogio. Attila, Tosca , Macbeth ma anche gli straordinari allestimenti del Tamerlano, Don Pasquale ,Otello, Boheme, Norma, La Gioconda, il Barbiere, I Vespri a Torino per il 150esimo dell’Unità d’Italia …. In tutto il mondo Davide Liverore ha firmato le sue memorabili regie : Seul , Valencia, Buenos Aires, Madrid Barcellona, Sidney, Montecarlo… e tutti i teatri italiani dove ha curato anche stupende regie teatrali come quelle al Teatro Greco di Siracusa e con il Teatro Nazionale di Genova. Perché tutto torna e perché la Coppa d’oro di Fortunino è iconica? Perché il richiamo del turf è stato irresistibile e Davide è come tornato all’ovile , senza scomodare la parabola, ha completato , forse, il suo viaggio , il suo percorso, riappropriandosi del suo passato e di quello della sua famiglia. Si è riconnesso con la seconda metà dell’ottocento, con Barbaricina , con il turf . Ha scoperto che un amore è per sempre , continua ad ardere mahlerianamente sotto le ceneri e alla fine la fiamma si riaccende. Ha aperto scuderia , si è tolto le sue soddisfazioni , ha avuto modo anche di provare delusioni , temprano, ma soprattutto a chiuso il cerchio in maniera fantastica con Fortunino . Già perché Fortunino, il nome che ha voluto dare al figlio di Golden Horn, è anche il secondo nome di Giuseppe Verdi. Ecco che tutto torna : Fortunino vince la Coppa d’Oro, ha il nome nascosto del sommo compositore, fonde in se stesso lirica, ippica , passione , cultura , fantastica gioia. Dopo un secolo e mezzo tutto è tornato a posto e grazie ad un cavallo, ad una corsa, ad una vittoria, ad un nome che è Storia : che meraviglia !
La storia entra oggi prepotentemente nella vita dell’ippodromo di San Rossore con la disputa di due corse diventate famose per il nome che portano e per i campioni che hanno laureato.
Stiamo parlando del 59° premio “Thomas Rook” e del 59° premio “Andreina”. le tradizionali poule pisane che dal 1967 – istituite con la presidenza della società Alfea di Harry Bracci Torsi – rappresentano il test più probante in vista del premio “Pisa”.
Due prove storiche nel calendario dell’ippodromo di San Rossore – il 27° premio “Galileo Galilei” e 36° premio “Federico Regoli – connotano la giornata festiva che apre il mese di marzo. Il premio “Galileo Galilei” è un super handicap di classe 1 sulla distanza dei 2200 metri, una di quelle corse, cioè, che richiedono ai contendenti tendini di acciaio e capacità polmonari da… mongolfiera. La corsa dedicata a Federico Regoli, fantino e poi trainer che fece grande la storia di Barbaricina, è un handicap principale per cavalli di 4 anni ed oltre sulla distanza dei 1600 metri della pista grande.
Il galoppo feriale a San Rossore ci ricorda che i Verricelli nell’ippica sono una dinastia. Restando a questo secolo, Ersilio, Vinicio, Gianfranco, Graziano, Giorgio, Gianluca… Fra questi, Gianfranco Verricelli fu dapprima un buon fantino come peso leggero e poi, spostandosi al nord, poté esprimere le sue grandi capacità di allenatore.
Per il settimo anno, domenica a San Rossore la famiglia Filì metterà domenica in palio un bellissimo trofeo challenge destinato al proprietario che avrà vinto due volte negli ultimi cinque anni la corsa dedicata al loro meraviglioso cavallo – Golden Cavern – che seppe vincere il premio “Pisa” del terzo millennio, cioè del 2000.
Basato sulla vera storia del purosangue Laghat e ispirato al romanzo di Enrico Querci che ne racconta le gesta, la pellicola narra dell’incontro tra un cavallo cieco da un occhio e un giovane ex promettente fantino; è la storia di una sfida sportiva e umana che porterà i due a “rimettersi in pista” sia in ippodromo che nella vita.
































