Vetturini e la LAV, follie d'agosto
PARE, stando alla cronaca locale romana, che ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti siano volati calci, spinte, sganassoni ed altre delicatezze del genere. E’accaduto il primo di agosto, ma chissà per quale oscura, ma non per questo misteriosa, operazione di depistaggio e occultamento perpetrata dai poteri forti, la notizia trapela solo oggi. Roba d’ordinaria movida all’amatriciana, direte voi. Oppure normale atteggiamento di intolleranza verso il solito insopportabile extracomunitario che, con la scusa di avere anche lui diritto a sbarcare il lunario con le sue cianfrusaglie, si è fatto particolarmente insistente fino diventare inopportuno. Sbagliato. La storica Piazza di Spagna è stata teatro di una delle più epiche battaglie in difesa del diritto al lavoro. Uno scontro di fronte al quale il pur glorioso biennio rosso del primi anni venti del secolo scorso scolorisce in pallido, emaciato rosa socialdemocratico. Uno scontro che è resurrezione di speranza dopo che l’epoca delle utopie si è dissolta nel desolante squallore degli anni ’80. Uno scontro che dal primo agosto di quest’anno eleva piazza di Spagna a nuova piazza Tien An Men d’Europa. E’ qui, infatti, che il popolo lavoratore delle botticelle romane insorge e respinge vittoriosamente il grave attacco repressivo perpetrato proditoriamente da reparti speciali della LAV. I fatti.
Sotto mentite spoglie di innocenti volontari, gli agenti della Lav entrano nella piazza e si infiltrano fra passanti e turisti. Cominciano a far circolare la voce, prima sussurrata poi sempre più gridata, che i cavalli delle famose carrozzelle che stazionano sotto il sole cocente in un angolo della piazza sono animali senzienti e che, lavorando nelle condizioni in cui sono costretti, subiscono maltrattamenti che oggi, finalmente, sono vietati dalla legge. Invitano tutti a non servirsene per passare in rassegna gli splendori della città eterna, perché ad ogni espressione di stupefatta meraviglia che rende indimenticabile una chiesa, un monumento, uno scavo antico, un tramonto, corrisponde lo squarcio di una stigmate nella impietosa esistenza cui sono condannate quelle povere bestie. A dimostrazione divulgano materiale informativo che documenta le verità che vanno sostenendo.
E’ una delle più raccapriccianti operazioni di ‘disinformatia’ dai tempi di Beria ad oggi. E tutto sotto l’occhio indifferente, e perciò complice, e per ciò colpevole, della polizia urbana. I vetturini, rinomata avanguardia del movimento operaio romano, capiscono subito che aria tira e in un attimo organizzano l’autodifesa militante. Stretti fra la non curanza delle forze dell’ordine e l’insopportabile protervia di quegli agenti provocatori, forti del loro sacrosanto diritto al lavoro, ma ancor più forti delle loro mani aperte a palanca o chiuse a pugno come una mazza, si scagliano contro il nemico di classe. Dio è con loro. Stranamente, però, i provocatori non reagiscono, anzi continuano a parlare. Devono essere di quelli che pensano che la parola, il ragionamento e, perché no, il sentimento vincano sempre, prima o poi, su la forza. Strano modo di fare le battaglie. Devono essere di quelli che pensano che le regole vadano conquistate per tutti gli esseri viventi, animali compresi. E che, una volta ottenute, devono sostituire lo scontro basato sul rapporto di forze con la pratica della convivenza. I vetturini, però, non hanno tempo da perdere in chiacchiere. Parlare è tempo perso. Il tempo serve per produrre. In questo caso calci, spinte e sganassoni. E giù botte.
Finalmente la polizia si accorge che sta succedendo qualcosa. Interviene, ferma i guastatori della Lav, li identifica e fa un bel verbale di 412 euro per diffusione di materiale informativo non autorizzato. Ma è altro che vorrebbero, i vetturini, per lavare l’affronto subito. Se fosse per loro, dovrebbero essere processati per direttissima con l’accusa di attentato alla Costituzione. Sissignore, proprio così!Attentato alla Costituzione. Perché questa gente ha attentato al loro lavoro. E anche sul loro lavoro si fonda la Repubblica italiana. O no?
Devono avere una curiosa idea di sé, quei vetturini che, non conoscendo altro sistema, hanno usato le mani per far valere le proprie ragioni. Deve essere una idea che ha a che fare con la miopia della prepotenza, anzi con la cecità di quel particolare tipo di onnipotenza che oscura ai loro occhi quello che per tutti è lampante: scambiano per lavoro il martirio dei cavalli. Allora è dal tutto naturale che le idee degli altri vadano strattonate come si fa con il morso inchiavardato dentro la bocca del cavallo e frustate come si fa con le bestie da soma. Che tanto questo, e non altro, è il cavallo. Qualcuno ha detto che l’uomo è ‘la corda tesa sull’abisso tra la scimmia e il superuomo’. Si dimenticato di aggiungere che c’è qualcuno la cui corda affonda sulla schiena del cavallo come la lama di una sega elettrica. I ragazzi della Lav, e tanti altri con loro, vogliono solo staccare la spina.

























