
Happy hour del diciannovenne stallone Mizar con i ciclamini di Mino Denti, presidente dell?associazione Akhal Tek Italia. Foto Stefano Grasso
Verona, tutti pazzi per il cavallo d'oro
A FIERACAVALLI di Verona tra le razze presenti presenti anche il magico Akhal Teké, il cavallo dal mantello d’oro – il pelo di questi soggetti vanta, infatti, un particolarissimo e unico riflesso metallizzato – la cui origine si perde nelle remote steppe dell’Eurasia, l’attuale Turkmenistan. Selezionata nei millenni dalle asperità del terreno e del clima, così come dalle esigenze di popolazioni nomadi e guerriere, la razza si è evoluta dando vita a un cavallo veloce, coraggioso, frugale e infaticabile.
Ora il nucleo allevato in purezza è piccolo ma assai solido e ben tutelato anche nel nostro Paese grazie all’Associazione Akhal Teké Italia, che ha organizzato la presenza in Fiera. Un’occasione da non perdere, dunque, quella scaligera, per ammirare dal vivo questi straordinari cavalli.
Apprendiamo (akhalteke.it) come tra le 250 razze equine conosciute, l’Akhal-tekè sia considerata una delle più antiche, selezionata nei secoli dalle asprezze del terreno e del clima così come dalle esigenze dell’uomo, nomade, pastore, guerriero. Deve il nome attuale al popolo dei Teké, loro primevi allevatori, e dall’oasi di Akhal, una delle più importanti tra i monti del Kopet Dag e il deserto del Kara Kum (Turkmenistan). Testi cuneiformi trovati in Assiria narrano di cavalli, Erodoto descrive dieci destrieri sacri allevati nella pianura di Nisei, tra Balkh e Midis: «Erano graziosi, avevano un collo lungo, magro e flessibile, occhi larghi, una testa forgiata nitidamente, arti magri e forti». Immagini dell’Akhal Tekè datate al nono secolo a.C., o persino dal quarto al secondo millennio a.C., sono state trovate nel territorio tra il Caucaso e il Luristan. La più interessante testimonianza archeologica fu trovata nel famoso Pazynyk, antica collina di pietra dell’Altai, a sud della Siberia, sito di sepoltura di un capotribù sciito. Uno strato ai piedi del monte ha conservato resti equini datati al VI secolo a.C., vestiti con finimenti e gioielli e molto simili ai moderni Akhal-tekè. Scheletri di cavalli antichi oltre 2500 anni, scoperti durante scavi archeologici ad Anau, vicino ad Ashgabad, vantano anch’essi legami con il “nostro” Akhal Tekè. Fin dai tempi più antichi i cavalli erano usati come doni politici. L’imperatore persiano Ciro sposò Astyages, una figlia del re della Media, per guadagnare l’accesso ai cavalli della Bacria che non era in grado di ottenere con la forza. Alessandro il Grande, attraverso il suo matrimonio con Roxana, figlia di un altro re della Bactria, acquistò i soggetti più veloci e valorosi del suo tempo. Marco Polo pagò forti tributi per i cavalli turkmeni e riportò che il Turkmenistan stava producendo dei magnifici “cavalli grandi”, venduti a carissimo prezzo. Il veneziano tracciò la discendenza dell’Akhal Tekè da Bucephalos, lo stallone leggendario di Alessandro, la cui tomba esiste tuttora in Pakistan.
Per informazioni: Associazione Akhal Teké Italia, via Prati Nuovi, Travagliato (BS), tel. 030.661061, www.akhalteke.it, info@akhalteke.it

Happy hour del diciannovenne stallone Mizar con i ciclamini di Mino Denti, presidente dell’associazione Akhal Teké Italia. Foto Stefano Grasso



























