Sirlad, il sauro volante
Sirlad, l' ultimo campionissimo italiano prima di Falbrav e Tony Bin (che però italiano lo era solo come colori e allenamento) non ha avuto fortuna e nel tunnel dei ricordi, ha conservato il fascino del cavallo sfortunato.
Purosangue principesco, aveva vinto il 94 Derby.
Aveva battuto l' avversario diretto, Capo Bon, di 9 lunghezze, che sono due categorie.
Quando sulla dirittura delle Capannelle aveva spiccato il volo, la folla aveva 'osato' il nome di Ribot...
Sirlad, che era un cavallo giocoso, era stato 'chiamato' da Di Nardo, il fantino, con un semplice 'comando' di complicità ed aveva eseguito un cambio di velocità impressionante, allungando la falcata.
Dagli zoccoli di Sirlad partivano palpebre di prato: erano zolle, che arrivavano come cazzotti sul muso di Capo Bon. Il disgusto di Capo Bon, per la verità, era durato poco perché Sirlad era scomparso all' orizzonte con tempi di galoppo, che erano balzi di 10 metri.
Il campione era rientrato nel recinto del peso a orecchie dritte, in allarme dagli applausi del pubblico.
Quella galoppata solitaria aveva fatto tornare la folla indietro negli anni.
E avanti, come succede con i sogni...
Non era il Derby ad indurre all'immagine di Ribot (che il Derby, non l'aveva nemmeno corso, a causa della mancata iscrizione della fattrice, come imponeva allora la formula) e nemmeno la giubba che quella di Ribot era la famosissima casacca bianca crociata di rosso di Dormello.
Neanche il mantello era di Ribot che era baio e Sirlad un sauro; nè la mole: Ribot era apparentemente piccolo e Sirlad appariva 'vasto'...
Era, piuttosto, lo stile di corsa, il galoppo isolato, con gli altri disseminati, sperduti per la pista. Il modo, insomma...
Sirlad eguale a Ribot, si diceva. Sirlad eguale a Nearco, si sussurrava.
"Sirlad è uguale a Sirlad", aveva detto al grande narratore e giornalista appassionato Mario Fossati a San Siro 15 giorni prima del Derby il suo allenatore, Gaetano Benetti, altro signore che manca tanto, per cuore e maniere, classe...
Era una sera di aprile. Le corse erano finite da poco. Gaetano lo aveva invitato all' ultima ispezione di giornata delle scuderie, che hanno (anzi avevano) il dolce incanto delle costruzioni di un tempo. Una testa che si allungava dalla finestra del box: una testa ingentilita da una lista bianca. Sirlad.
A rassicurarlo l'uomo che lo curava e Wamadio, il cavallo che gli faceva da gregario.
"Le presento Sirlad e Leopoldo -sorrise Benetti e scrive Fossati- Leopoldo Cancioni da Napoli".
Sirlad li guardava con occhio attento, buono.
"Vede - spiegò il trainer - certi cavalli hanno un occhio che pare un bottone, un bottone ricucito sul muso. Ne diffidi. Non vedrà mai un vincitore con uno sguardo stupido. Osservi Sirlad"...
"Un cristiano -era intervenuto l'artiere-. E' allegro, stia attento. Perchè se ti prende in simpatia pizzica".
Sirlad sembrava indaffaratissimo a cercare qualcosa nelle tasche dell'impermeabile del giornalista.
"Sirlad è un campione -insisteva Benetti- i cavalli fanno una vita sotto certi aspetti monotona senza annoiarsi, giornate regolate dalle rigide leggi della scuderia ma afferrano il senso della corsa: la affrontano, secondo il temperamento, con sicurezza o con freddezza, con generosità o con dispetto. Il campione ha, prima di tutto, cuore. E testa. Capisce ciò che gli si chiede e sente il traguardo, lo mira, prima di tutto per sé"...
La cesta dei ricordi venne rovesciata davanti al box di Sirlad, che cercava le carote di cui era ghiotto. A Gaetano Benetti, quegli episodi autentici, dovevano essere stati raccontati da Mario Benetti, il padre, grande allenatore e maestro, uomo di assoluta probità, uno di quegli uomini a cui potresti affidare l'educazione di tuo figlio.
Raccontò di quel cavallo che tentava di addentare il cavallo che lo superava e di Crapom, che nel G.P. di Ostenda, faceva ammattire Paolo Caprioli, che lo doveva reggere sulla linea di corsa mentre lui, Crapom, aveva deciso di deviare perchè voleva mordere lo stivale del fantino Brether, che montava Gris Perle, reo di averlo colpito involontariamente con la cravache. E, ancora, di Nearco, che, nel paddock dell'allevamento, costringeva i compagni contro lo steccato, allargando vieppiù i cerchi del suo galoppo, in tale modo ribadendo l'autorità di capobranco.
E di Ribot, che, a Parigi, vide un cavallo scosso, Hidalgo, che aveva disarcionato il suo cavaliere.
Ribot scappò via sostenuto da Camici, per vincere l' Arc ma anche per vedere da vicino l'intruso e liberarsene...
La fama di Sirlad era avanzata e avanzava, fuori dai confini della scuderia, nella fantasia degli italiani.
Gaetano Benetti ha sempre avuto in simpatia chi ama i cavalli. La porta della scuderia dei Benetti era aperta alla speranza. "Nel Criterium, a 2 anni, diceva Benetti, Sirlad è balzato dalla quinta alla prima posizione, allungandosi non appena ha visto la luce davanti a sè. Ha vinto il Filiberto, il Derby". "Il Milano, sarà il test per le King George Stakes ad Ascot. E tu che ne pensi, Tonino?"... E Tonino Di Nardo, il fantino: "Io non ho mai montato un cavallo così importante".
Lavorare i purosangue, materia delicata prima di tutto perché viva, richiede qualcosa di più del mestiere, è vocazione, empatia: reagisce, si inalbera e va letto e sostenuto in punta di nervi, sempre.
L' indomani del Derby, Sirlad valeva già un miliardo e mezzo (1500 milioni del '77).
Le speranze erano enormi, giustificate.
Anche gli astri sembravano a favore di Sirlad.
Le premesse c'erano tutte.
L'ingegner Oddino Pietra, industriale bresciano, che obbedisce, digiuno di ippica, a una felice ispirazione e compra La Tesa, la tenuta che i signori Crespi (Razza del Soldo) liquidano.
Pietra che induce Enrico Fanti, un talento, il direttore dell' allevamento, a rimanere.
Fanti, che desidera per le nozze della fattrice Soragna, lo stallone americano Bold Lad.
E l'agente Eugenio Colombo che gliene procura la monta...
Ecco Sirlad. E non basta: il proprietario, come soltanto si legge nella favola dell' ippica, che lascia fare, che non mette il naso indagatore in scuderia, che ascolta (poi non accadrà più, vittima delle cosiddette amicizie e dei consigli degli snob) crede e obbedisce all'allenatore . Il clan aveva, dunque, ragione di credere in Sirlad...
Nel Gran Premio di Milano, l'imbattuto Sirlad avrebbe affrontato Infra Green, una cavalla francese di qualità. La grande attesa, cominciava qui. Ogni uscita di allenamento di un crack, si sa, è un'autentica corsa. Non può essere altrimenti. Il campione mette fuori uso l' accompagnatore. Il povero Wanadio sventolava la sua criniera già come una bandiera di resa. Il batticuore in scuderia era continuo, anche se il cavallo lavorava benissimo in pista grande.
L' infarto, confidava Benetti, qui, è dormiente: "Lei, all' alba, apre la porta del box e teme di vedere il cavallo a fissare l'avena che non ha toccato. Occorrono, poi, mesi per recuperare uno, due lavori mal digeriti"...
Quale introduzione al "Milano", venne scelta un'uscita pubblica, sui 2000 metri, ossia una corsa. Sirlad vince anche se in arrivo non convince del tutto.
Ora il "Milano", finalmente... Fu un "Milano" da record: 2' 26" 1/5 sui 2400 metri di San Siro, con quella retta che non regala mai niente a nessuno. Un tempo americano. Un Gran premio formidabile...
Infra Green seguiva come un'ombra Sirlad per attaccarlo con inaudita violenza, a 600 metri dal palo. Sirlad, provocato, reagiva con adeguate accelerazioni e la spuntava di tre quarti di lunghezza.
Grande emozione, pubblico in delirio ma nel dopo corsa molti visi scettici. "E' un grande cavallo ma con Ribot non c' entra" diceva il veterinario Bassignana. "Rimandi di un anno Ascot", consigliava Vittadini. "
Quella femmina malvagia, imbottita di vitamine" protestava lo scudiero di Sirlad, rivolto a Infra Green, che nitriva pur essa indispettita...
Viaggio fastidioso, in aereo. Ascot. Lavori affascinanti con il sauro rubare l'occhio anche agli inglesi: una massa di sei quintali, racchiusa da una linea di rara bellezza, scatenata a settanta orari, che il fantino trattiene a malapena. A una settimana dalle King George Stakes, il galoppo di Sirlad, che calamita il verde della pista, tradisce uno sgarro lieve, che non sfugge all'occhio esperto di Gaetano.
Schinella ovvero un'incrinatura allo stinco, subito sotto il ginocchio. Maledizione!
Non resta che ritornare a Milano.
Speranze e delusioni si alternano, nella vita di un allenatore ma, nel caso, c' è da rimanere secchi, aggrappati alle redini come ad un filo d'alta tensione. Per Benetti era come se una mano gli avesse frugato il cuore. Sotto la pelle dello stinco dell'anteriore destro di Sirlad galleggiava un seme di riso, una frattura minuta, un'incrinatura del fato.
Il cavallo dovette rimanere ingessato, chiuso nel box, due mesi e mezzo, senza muovere un passo. Scuoteva la testa bionda, addentava la finestrella di legno. "Lunghe passeggiate e trotto, riproveremo un altro anno".
Sopra il box di Sirlad c'era un riquadro risplendente di luce, ornato di due tende di bucato. L' abitazione di Di Nardo, attento ad ogni rumore.
Passò l'inverno freddo e primavera Sirlad si ostinava a non abbandonare la sua mole su quell'anteriore destro, che Benetti senior sosteneva "pulito".Era ricordo, timore, sospetto. Si decise, infine. E rientrò in uno di quei mercoledì di San Siro, zeppi di competenza, perché il sabato e la domenica ai cavalli ci vanno anche i curiosi ma il mercoledì solo gli innamorati...
30mila tifosi per un race off, oltretutto e oltremodo scontato.
Sirlad piantò Mash ad infinite lunghezze. 1800 metri in 1' 49", nuovo limite della pista...
La scuderia aveva scelto il nuovo obiettivo: l'Arc de Triomphe, ovviamente preceduto da un test esigente, il Ganay.
Sirlad correrà bene il Ganay. Attaccherà al termine della discesa. Non gli riuscirà di contenere Trillion. E cederà il secondo posto a Balmerino, in fotografia. Finirà terzo. Bene. Ma non benissimo...
Sarebbe stato inutile correre l' Arc de Triomphe anche perché al via era annunciato il grandissimo Alleged.
L'addio italiano fu un mesto non piazzato, nel Milano, a fianco di Sortingo, il fratellastro che la madre Soragna gli aveva dato, che aveva un orecchio stranamente candido, quasi glielo avessero immerso nel bianco di Spagna. E quel Sortingo vincerà per Benetti e per un proprietario giapponese il Milano dell' anno successivo.
Un mattino del '78, si affacciarono nel cortile della scuderia Benetti gli americani. Due signori alti, sicuri di sè, ottimisti. Statura, muscoli e dollari: un veterinario di loro fiducia visitò Sirlad. Cavallo di levatura internazionale, sentenziò, da operare alla laringe. L' acquisto per conto del signor Abram S. Hewett era cosa fatta.
Operato in Kentucky, Sirlad riacquista una forma eccezionale.
Vittoria in una "graded" a Hollywood Park, poi Sirlad impegnerà allo spasimo uno dei più grandi cavalli in assoluto: Affirmed, finendogli a diretto contatto e costringendolo a spendere tutte le energie da campionissimo che aveva in serbo.
In Italia chiedevano notizie di Sirlad. I suoi uomini, certo, ma anche quelli della strada...
Entrato in razza nel 1980, Sirlad morirà alla Spendthrift Farm di Lexington, per una misteriosa infezione.
L' ippica italiana ha voluto bene a Sirlad forse più che a Nearco e a Ribot.
Il fascino segreto del cavallo sfortunato, quello del sauro volante, di un campione stupendo...




























