Un Varenne epico, luminoso e leggendario nel quadro di Giada Gaiotto
L'arte ci porta su traiettorie altre rispetto ai codici con i quali siamo abituati a muoverci nel reale, nella vita quotidiana. E' di arte, di volti, paesaggi, sfondi, espressioni, cromatismi è fatto il meraviglioso che sta dietro ad un ritratto, ad un quadro. Ci fa sollevare da terra e volare su una nuvola. Quella dell'immaginifico, della fantasia, dei sogni. Là dove l'impossibile diventa qualcosa che si realizza.
E' un linguaggio diverso quello dell'arte. Si nutre di dettagli, di tratti, di chiaroscuri, di tubetti di colore che si mescolano su una tavolozza e dicono altro. Producono effetti, stupore, gioia ai sensi e all'anima. Chissà come si approccia una giovane pittrice a dipingere un mito italiano come Varenne. E nei giorni vicini alla sua scomparsa. Che hanno agitato tanto dentro. I sentimenti di un Paese. Paese con la maiuscola.
Non usiamo mai la parola Nazione. Ci sembra vecchia e sa di propaganda, della più subdola. L'arte vola alto però ha le radici nella semplicità. E paese si scrive con la minuscola come è forse quel piccolo paese dell'Appennino che il Maestro Guccini adorava.
Tornando al punto. Un appassionato ha commissionato a Giada Gaiotto un quadro ad olio che raffigurasse Varenne. Cinquanta per Settanta le dimensioni della tela. Abbastanza grande da metterci tanto dentro. Tanto colore, tanto schizzo, tanti toni, riflessi e giocarsela con una scelta quella partita, non facile. C'è un senso di responsabilità nell'esprimere con l'arte la grandezza di un campione come il cavallo più forte della storia.
Ebbene la giovane torinese ha giocato con talento e intuito la carta di una nuvola dorata. Tanto giallo che regala un'intensità di luce, quell'intensità che deve aver sentito lei quando si è messa davanti a quell'impresa, una tela, una matita morbida per dare i primi schizzi, un terra di siena per gli sfondi, poi le pennellate, sempre più ampie e convinte appena superato l'impasse iniziale. Poi un sospiro e si va, con l'esperienza, con la mano, con quell'energia che i colori sanno dare man mano che prendono vita sulla tela.
Il risultato è prodigioso, ad opera completata dopo diversi giorni di lavoro. Un'opera che sottoscrive il concetto che l'arte ci porta altrove. Fuori dai territori conosciuti. Laddove si possono esplorare nuovi sentieri. Si resta ammirati da questa esplosione di luce di questo quadro di Giada Gaiotto, la pittrice torinese dei cavalli.
Siamo di fronte a un Varenne, inedito e sorprendente. Un doppio effetto, Giampaolo, il sulky e il Capitano in corsa, al piano di sotto dell’opera, perché in questo dipinto ad olio 50x70 Giada orienta la sua cinepresa sul primo piano di Varenne, bruno/scuro, con riflessi oro, giallo dorato e qualche accento quasi bianco sulle zone colpite dalla luce. Testa, collo, torace, poi la criniera esaltata da pennellate energiche. Precisa nel tratto, poi un tocco morbido e in altre parti del quadro la pennellata decisa. E tutto intorno una profusione di giallo: entra progressivamente nei mezzi toni e nei riflessi anche sulla figura di Varenne, quindi si espande. Giallo ocra, Terra di Siena bruciata e un Blu oltremare hanno prodotto questa palette cromatica straordinaria.
Sembra una festa. Sì, una festa per Varenne, per onorarne il suo fantastico viaggio nelle nostre vite. Lui, il suo guidatore, il suo proprietario, gli uomini e le donne del team, durante la carriera in pista e dopo nella vita in allevamento. Epico, luminoso, leggendario è il Varenne che Giada Gaiotto ha firmato. Che meraviglia!




























