Ricordo di Ermanno Mori, paladino del trotto
CON IMMENSA TRISTEZZA abbiamo ricevuto da Civitanova Marche la pessima notizia della scomparsa del Capitano Ermanno Mori,strenuo difensore del patrimonio culturale e storico del Trotto in Italia. Quindici giorni fa in una giornata assolata ci eravamo incontrati a Firenze, nell’antico Ippodromo Le Mulina, che di recente aveva festeggiato i 120 anni di attività. Eravamo stati insieme per due ore, pranzando e conversando. I temi trattati non concernevano le belle donne, l’economia, la politica o le buone letture, bensì in esclusiva i trottatori che avevano reso grande il nostro amato Trotto, fra i quali volli ricordargli alcuni dei suoi pupilli piu’ importanti, quali
ATOD MO, il leone coraggioso, migliore erede in linea materna di Tornese, che, in coppia con il mitico Luciano Bechicchi, forte del suo straordinario tamburo, riuscì persino a demolire in pista da mezzo miglio il veloce sauro Lanson in testa
TINAK MO, l’inossidabile trottatore del bravo Biagio Lo Verde, che, dominando la generazione 1993, si affermò meritatamente nel Derby e frequentò con ripetuti successi fino ai 10 anni la prima categoria
EBSERO MO, che a tre anni si laureò campione d’Europa in Germania, a Monaco di Baviera
SEC MO, probabilmente da considerarsi fra i 4 cavalli più potenti apparsi dal 1980 ad oggi in Italia
e via via estesi incisi sull’incrocio franco americano, su Primo Castelvetro, su Carlo Cacciari, sul grande progetto di Gianfranco Fabbri, sui trottatori russi della razza Orlov, sui viaggi negli Stati Uniti.
Al momento dei saluti avevo consegnato al Capitano un sottosella della 180esima Corsa dell’Arno, che lui avrebbe esposto al Museo del Trotto, da lui ideato, creato e mantenuto con tanta passione e cultura ippica, rimarcando chiaramente l’eccellenza della storia del Trotto, con le sue radici profonde, in contrapposizione alla nuova ippica, strettamente legata alla tecnologia ed al virtuale. Il sacro contro il profano.
Mi mancherà immensamente il pulsare della vena in fronte del Capitano,fatto che avveniva inevitabilmente in occasione delle riunioni fra esponenti dell’ippica nazionale, allorquando i maggiorenti del Turf minacciavano palesemente di volersi accaparrare una maggior fetta di montepremi a favore del Galoppo: era il segnale inequivocabile della discesa nel campo della vis polemica da parte del più accanito e colto difensore del Trotto italiano: Ermanno Mori.



























