Premio Storie di Sport: il racconto Redini imperfette conquista l’attenzione della X edizione.
Ci sono storie che parlano di sport e storie che, servendosi di esso, raccontano l'uomo. E poi c'è l'equitazione, dove gli atleti sono due e il racconto è quello di due esseri senzienti che imparano a riconoscersi l'uno nell'altro. Questa è la traiettoria lungo la quale si sviluppa il racconto “Redini imperfette” di Chiara Minelli, insignito di un premio nell’ambito del Concorso Letterario "Storie di Sport".
Il concorso, riservato a racconti brevi a tema sportivo, è giunto alla decima edizione e la premiazione si è svolta il 24 luglio scorso a Ripa Teatina, in provincia di Chieti. La giuria, che ha voluto attribuire il riconoscimento al racconto “per il talento e il potenziale dimostrati dall'autore”, sembra premiare anche una particolare idea di equitazione: quella in cui la vittoria coincide non solo con il risultato agonistico, ma anche con la costruzione di una relazione tra cavallo e cavaliere.
Ispirato ad una vicenda reale, il racconto conduce il lettore sul terreno rigoroso della finale di uno speciale Campionato Italiano di Dressage. Ma la competizione costituisce soltanto la superficie narrativa. Sotto di essa scorre un intreccio più profondo, fatto di ascolto reciproco, fiducia e comunicazione silenziosa, nel quale il cavallo e il cavaliere cessano di essere interpreti di ruoli distinti per trasformarsi nei due protagonisti di un unico dialogo.
La riflessione sulla relazione tra cavallo e cavaliere sfiora anche i temi della disabilità: il protagonista è una persona affetta da ADHD e ritardo cognitivo, ma la diagnosi rimane sullo sfondo; ciò che emerge, piuttosto, è la sorprendente capacità del cavallo di oltrepassare ogni definizione clinica, restituendo centralità alla persona ed all’interpretazione di essa nella sua individualità.
A guidare il racconto è l'istruttrice del binomio, che ripercorre la vicenda attraverso le proprie emozioni. Ne emerge il legame profondo tra cavallo, cavaliere e istruttore, in un rapporto che supera l'idea di binomio e si trasforma in un autentico trinomio. È una prospettiva che l'autrice conosce intimamente.
La sua vita si è svolta accanto ai cavalli, seguendo una tradizione familiare divenuta negli anni esperienza professionale e umana, maturata anche nell'ambito dell'equitazione rivolta a cavalieri con disabilità. Non stupisce quindi che l’esposizione, affondando le proprie radici in una conoscenza vissuta oltre che studiata, conferisca autenticità al racconto e sia capace di tradursi in una narrazione essenziale, ma densa di significati.
"Sentire è la chiave di volta: il cavaliere sente, interpreta e risponde. Il cavallo sente, interpreta e risponde". Nel commento dell'autrice si concentra il nucleo filosofico dell'opera. Il cavallo viene riconosciuto come essere senziente e, proprio per questo, interlocutore nella relazione. La prestazione sportiva, privata di questo presupposto, rischia di ridursi a semplice esercizio tecnico e di non raggiungere la piena potenzialità. Al contrario, quando il dialogo si costruisce sulla reciproca capacità di ascolto, il gesto atletico acquista profondità e significato e raggiunge vette altrimenti impossibili.
Il racconto dunque sembra suggerire una riflessione che supera i confini stessi dell'equitazione: la comunicazione più autentica non coincide necessariamente con la parola; talvolta nasce dalla capacità di percepire l'altro, di interpretarlo e di rispondere con rispetto.
È in questo contesto che l'equitazione per le persone con disabilità rivela una delle proprie espressioni più autentiche: “Il cavallo” osserva l'autrice “non necessita di una diagnosi per decifrare chi ha di fronte. Interpreta ciascuno secondo le proprie possibilità, senza distinzioni: leggendolo, comprendendolo e traducendolo, senza avere bisogno di manuali”. Questa è una lezione che il cavallo continua a offrire all'uomo da secoli e che la letteratura, quando riesce a trasformare l'esperienza in racconto, restituisce al lettore con una forza che vuole andare oltre la pagina scritta per entrare nella pratica quotidiana.
La cerimonia di premiazione, ospitata ai piedi del suggestivo convento francescano di Santa Maria della Pietà e della chiesa cinquecentesca che lo accompagna, ha registrato una partecipazione di pubblico particolarmente significativa nell'ambito del Festival Rocky Marciano, manifestazione che celebra i valori dello sport ispirandosi alla figura del grande pugile italoamericano. Una cornice nella quale il premio letterario ha ribadito la propria vocazione a raccontare lo sport come esperienza culturale prima ancora che agonistica.



























