Pietro Palmieri : il grande rimpianto del turf
Corso Francia , a Roma, è una futuristica arteria stradale ideata per supportare il traffico delle Olimpiadi del 60. Termina con una doppia sortita , una verso piazza Euclide e l’altra che sfocia su Viale Tiziano , lambendo lo stadio Flaminio , all’epoca appena ristrutturato dall’ingegner Nervi e ora in stato di abbandono.
Una drammatica mattina , il cinque marzo del 1964, lo schianto , proprio all’altezza dello Stadio e di viale Tiziano. A meno di 40 anni , nell’incidente, perdeva la vita Pietro Palmieri . In meno di dieci anni aveva creato un complesso straordinario e ultra vincente nel turf italiano e si preparava ad affrontare l’Europa.
La Razza Spineta, allevamento e scuderia , una full immersion prettamente “tesiana” con risultati da capogiro, la cui onda lunga sarebbe durata , oltre la sua scomparsa, fino ad inizio anni 70, in gran parte seguendo , come fu per Tesio negli anni 50, le chiare indicazioni e progetti che aveva lasciato . Il destino sovente è proprio cinico e baro.
La grande passione iniziale di Pietro Palmieri era proprio l’automobilismo da corsa che praticò con successo. fino a quando il padre Alarico ( era figlio unico) riuscì a convincerlo a smettere , metà anni 50 , e ad iniziare la meravigliosa avventura nel mondo dei cavalli. Aveva guidato bolidi Ferrari, Maserati e Alfa Romeo. La sua specialità erano le corse su strada. Per cinque volte aveva disputato le Mille Miglia, aveva anche partecipato alla 24 ore di Le Mans, aveva vinto il Giro di Calabria e si era piazzato in diverse prove anche di montagna vincendo la Bolzano Mendola. La giubba blu con berretto bianco è stata la vera grande new entry dell’immediato dopoguerra nel Turf italiano. Si è posta immediatamente nel solco coltissimo tracciato dai grandissimi come Tesio, De Montel e la razza del Soldo : ricerca assoluta della qualità, impegno economico senza riserve, studio attentissimo e profondo di genealogie, praticoltura , tecniche di allevamento e , come il Senatore, allenamento dei propri cavalli.
Pietro Palmieri ha immediatamente conquistato il cuore degli appassionati romani insieme al rispetto e alla ammirazione di tutti . Quando successe la tragedia fu come se un tornado si fosse abbattuto sul turf . L’ingegner Alarico, il padre, non arretrò e onorò al massimo la memoria e la geniale arte di Pietro. “ Si va avanti”! E cosi fu per altri dieci anni fino a quando scomparve anche lui e fu “dispersal” , proprio a Capannelle .
Trascorsi alcuni anni , ecco che Alarico junior ed Elena Palmieri, rinnovarono la fede, la passione, la sfida e furono nuovamente splendidi successi fino al definitivo abbandono nella prima metà degli anni 80. Soltanto se si da uno sguardo attento ai cavalli Blu, si ha contezza dello strabiliante genio di Pietro Palmieri che in circa sette massimo otto anni era riuscito a creare un complesso perfetto, illustrato dalle grandi vittorie , anche quelle postume, dei suoi campioni. Pietro Palmieri ha ideato, creato e progettato ben due laureati del nostro Derby : Braccio da Montone e Bonconte da Montefeltro. Non solo loro. Andiamo con ordine ovviamente partendo da Braccio che era un figlio di Vandale , nato nel 1960 . Inviando quindi la madre , la strabiliante Buontalenta , a questo figlio di Plassy portatore di una sezione paterna nel tempo destinata alla estinzione, sopraffatta dai Nearchidi, che si impiantava su Son in Law e Dark Ronald. Robustezza assoluta.
Buontalenta invece , felicissimo acquisto, era stata una duplice vincitrice di quello che adesso chiamiamo premio Incisa ma soprattutto era una Zuccarello , quindi una Ortello ed aveva in Bayuk , da Clarissimus, una madre base del nostro turf. A lei si devono figlie come Beatrice , laureata di Elena, Brunellesca , altra a segno nell’Elena, Buonarrota che vinse il Roma e che nell’Elena fu terza. Tutte madri, con Buontaenta, alla origine di ottime linee. La cosa significativa ed in linea di massima estensibile a gran parte dei pedigree creati da Pietro Palmieri è la singolare non ricerca , siamo tuttavia a fine anni cinquanta , primissimi sessanta, del sangue di Nearco. Ne era priva Buontalenta e ne fu sostanzialmente privo anche l’altro figlio derby winner ovvero Bonconte, il cui incrocio fu tracciato chiaramente da Pietro prima di morire. Era un Charlottesville , linea Prince Chevalier – Prince Rose e trovava una sola volta Nearco grazie a Noorani , la madre di Charottesville. Bonconte fu un crack, forse con Marco Visconti lo zenith della produzione di Pietro Palmieri. Prima di Worthadd era ancora l’ultimo ad avere vinto Parioli e Derby cui seppe aggiungere anche l’Italia. Ecco, abbiamo citato Marco Visconti . Per me superiore a Bonconte , questione ovviamente di gusti. Un pedigree che nasce dalla intelligente acquisizione di Magonza , espressione della Razza del Soldo.
Ecco, qui ci sta la parentesi : Pietro Palmieri andò a pescare e molto bene nelle linee di sangue dei maggiori stud italiani , per crearne delle sue. E’ ciò che hanno fatto tutti i grandissimi, è Pietro fu tale. Anche Marco Visconti è totalmente privo di Nearco ma la analisi del suo pedigree ce lo consegna pienamente nel sogno Tesiano , quello di creare il grande campione dotato di stamina in grado di andare bene aldilà dei 2400, supportata da punti di forza genealogici significativi. Marco nasce da Antonio Canale, linea Torbido – Ortello che si incrocia con Acquaforte che porta in dote Blenheim. Un pedigree che il Senatore aveva ideato sempre per quel fine , per quello scopo , la Coppa. Vinse infatti il Milano sui 3000 e il st Leger ma fu runner up di Italia e Derby , un segnale e forse un limite. Magonza portava in dote Traghetto e Navarro ma anche una sezione prettamente femminile di eccellente pregio, come nello stile Soldo.
Con Marco , 1962, a mio avviso Pietro Palmieri aveva creato il cavallo perfetto per l’epoca. Non ebbe la gioia di allenarlo e di gestirlo ma , ricordo , la sua potenza era straordinaria , forse un pò meno il carattere. Vinse due volte il Milano ed il Jockey Club, il segno di una classe sublime, se in giornata, attenti . Ah quel derby , una delle pagine più tristi del nostro turf. Lasciato quasi al palo , a 30 o 40 lunghezze dagli altri con la partenza, con i nastri, che non fu richiamata . Non una bella pagina, anzi. Vinse Varano su Ben Marshal e al terzo posto, volando in rincorsa prodigiosa, finì proprio Marco Visconti. Da quel momento , più o meno, furono introdotte le gabbie di partenza. Al rientro successe il finimondo . Oggi tutta quella zona è lastricata ma al tempo, 1965, era tutta cosparsa di sassolini, il brecciolino che volò a più non posso, testimone della protesta purtroppo inutile…. Alzi la mano chi non lanciò anche una piccolissima quantità “ andreottiana “ di sassolini e non urlò a squarciagola.
Terremoto anche nelle sale bilance con tanti personaggi di rilevante importanza scatenati a sostegno di Marco e della Spineta. Marco, Bonconte e Braccio furono sepolti a Cisterna . Accanto alla casa degli stalloni , una lapide ricorda Marco e con loro trova posto anche Buontalenta. Il turf ha un’anima. Ecco, Cisterna , il capolavoro di Pietro Palmieri . E’ lì che ha creato il suo stud dopo aver girato Francia, Inghilterra e Irlanda per imparare e trarre ispirazione. Nulla di più moderno in Italia per quegli anni. Un progetto che è stato onorato e ampliato con anche la pista di allenamento, dalla seconda metà degli anni 80 e per oltre 20 anni dalla stagione della scuderia RIMA di Luciano Betti. Insieme a Cisterna anche Sarteano , in Toscana da dove prende il nome Spineta, il luogo , e dove per un periodo furon portati in estate gli yearling.
Poi la scuderia , la più bella di Capannelle, costruita e inventata oltre il raccordo anulare , subito a sinistra dopo aver superato i due sottopassaggi. Anche in questo caso eccellenza , mutuata dai suoi viaggi studio . Questo per dire che dietro ai successi c’era preparazione, studio , passione , genio. Non solo i tre tenori che basterebbe pure ma anche , sempre in pochi anni, tanti altri campioni. A cominciare da Alice Frey che era una figlia di Azia, che Palmieri acquistò yearling e portò al terzo posto nel Parioli. Ne fece una sua madre base : Alice Frey appunto, Adelaide Adams, Anne Bonnet che fu madre di Arnaldo da Brescia , laureato di Parioli. Pietro inviò Azia a Ribot , nella sua stagione europea, ed ebbe Alice .
Qui finalmente un pizzico di Nearco perchè Azia era una Star of Gujirath , un Nearco che funzionava vicino Roma. Arco e Ortello gli altri due nonni della sezione materna. Le Oaks il suo meraviglioso zenith. Tra le disposizioni già pronte per gli anni successivi ci fu la chiara indicazione di inviare Riminalda, un’altra Star of Gujirath a Braccio perché primipara. Ne nacque Raimonda da Capua nel 66 che diede alla Spineta ( dopo la morte di Pietro si susseguirono in due anni tre trainers ma poi il materiale fu affidato a Fulvio Passa) Oaks , Dormello, Tevere e fu terza nell’Elena. Il nome di Star of Gujirath lo ritroviamo ancora come nonno di Claudia Lorenese che Pietro ottenne con Tissot e che vinse i due Criteria, di Roma e Napoli e soprattutto sarà , successivamente , ottima madre di Isidoro di Carace ( l’ingegner Alarico scelse Sanctus) , un laureato di Tevere e terzo di Parioli. Diede anche il valido Ildebrando di Soana , miler tenace, nel marcatore di Natale di Roma e Parioli. Labia Perea fu una seconda di Elena , nel 62, dietro Alibella. Teodoro Trivulzio, ecco un altro pedigree ottenuto ricercando madri base, in questo caso Talma, terza di Elena, che si deve a Luchino Visconti e che poi è stata , per la Mantova la madre strepitosa di Traghetto, Traù e Dalmazia cosi come di Tarlantana che fu preda di Pietro Palmeri. Era una figlia di Fante che , con King’s Bench, linea Fair Trial – Fairway, diede alla Spineta Teodoro Trivulzio ( poi padre di Arnaldo da Brescia ) che fino al miglio fu molto competitivo a livello ragguardevole. Bella Bè è anche lei una figlia di Buontalenta , con padre il solito Star of Guiyrath, unico canale per avere Nearco. Vinse il Criterium di Napoli, fu seconda in quello Nazionale dietro ad Adrasto ma davanti nientemeno che a Molvedo e , soprattutto fu la terza nell’Elena di Ninabella. E’ stata la madre di Bartolomeo Colleoni ( per i pochissimi che non avessero capito , solo nomi di condottieri o simili) ovviamente un Vandale ,obbligato per ripetere Braccio , comunque laureato di Città di Napoli ovviamente quando era oltre i 2000. Ancora negli appunti di Pietro Palmieri si trovò la indicazione di inviare Selene Scuri a Braccio . Cosi nel 66 nacque il laureato del Turati Stefano di Cracovia , uno che sul miglio fu nel marcatore di parecchie corse di spessore. Meno di dieci anni !
Pietro Palmieri è uno di quei personaggi di genio che ci sono stati strappati via dal destino con crudeltà prima ancora di aver completato il loro eccezionale percorso nel Turf e penso subito a Sandrino Perrone. Ebbene si, entrambi con più tempo a disposizione sarebbero giunti alla vittoria nell’Arco di Trionfo e non solo. Ovviamente negli anni a seguire Pietro Palmieri si sarebbe servito di ben altri Nearco e a volontà, nessun dubbio , fiumi di Northern Dancer in scuderia….Ah che perdita, che rimpianto, avrebbe detto di se almeno fino alla fine degli anni 90 e , certamente, sarebbe stato uno dei grandi dirigenti del nostro settore. Invece è passato direttamente dalla scuderia e dall’allevamento alla Leggenda ! Ora sapete cosa abbiamo perduto e chi è stato !




























