Fieracavalli, 1976 anno della consacrazione
PRESE FORMA, ponte tra tradizione e modernità, Fieracavalli. Il periodo fu quello classico, storico novembre 1976. L’anima multiforme dove il “re” cavallo rappresentava il “nocciolo duro” di un sistema in cui agonismo, economia, ricerca scientifica e genetica, turismo e trekking, cultura e spettacolo, erano la sintesi di tutto ciò che il mondo equestre era e poteva essere nell’immediato e nel futuro.
Un evento multimediale, in sostanza, dove gli spazi, allora come oggi, erano equamente suddivisi fra i diversi comparti in cui si articolava il sistema “equino” gettando le basi di rinnovato, e diverso, futuro per tutto e tutti.
Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi che erano “nel mirino” degli organizzatori indispensabile fu recuperare e trasmettere, con linguaggio adeguato, i contenuti di una cultura, di una storia, dei tanti entusiasmi che il culto della meccanizzazione aveva cancellato dalla mente delle giovani e giovanissime generazioni.
Così “mattone dopo mattone” iniziò la costruzione di una Fieracavalli all’altezza delle aspettative generali ma anche di quelle sedimentate tradizioni che avevano fatto di Verona il crocevia internazionale del cavallo.
Furono avviate collaborazione, molte ancora in essere, con Istituzioni, Associazioni allevatoriali e di razza, con molti comuni, con i presidi e le direzioni didattiche, in sostanza con tutti quegli organismi, nazionali ed internazionali, rappresentativi del mondo del cavallo.
Non solo. Vitale fu, e continua ad essere, il contributo dei media. In questa direzione furono instaurati rapporti di solida amicizia, sulla base delle tante affinità che si andavano radicando, con alcuni dei guru del mondo della comunicazione, ad esempio: con il fondatore della rivista “Lo Sperone”, Lucio Lami; con Luigi Gianoli giornalista e scrittore di raffinata eleganza dalla cui penna sono scaturiti (Il Cavallo in Agricoltura) volumi, ancor oggi, di grande attualità; con Giorgio Martinelli, personaggio di multiforme ingegno la cui passione per i cavalli ne fece, per anni, il perno della “sfilata delle razze”, evento che raccoglieva attorno al ring entusiasmi di grandi e piccini; con Beppe Berti ed Alberto Giubilo, uomini TV che hanno vissuto ed animato molte edizioni della manifestazione, addirittura il secondo fu animatore e forbito cronista della prima diretta che “onorò” l’evento; Carlo Biffi, dal cui archivio “mentale” nacquero insuperati resoconti delle cronache dei concorsi che si succedevano nelle quattro giornate della rassegna.
E così, molti altri: Franco Mamola, Alfredo Ferruzza, la dinastia giornalistica degli Icardi (Rino, ieri, e Claudio, oggi), Pierino Benassi che si assoggettò, da quel cronista di razza che era, al lungo viaggio della carrozza Berna-Verona. Ma anche editori, come Andrea Riffeser, che fu anche competitor di grandi campioni - i fratelli D’Inzeo, Graziano e Nelly Mancinelli, Filippo Moyersson, etc. - la cui bravura infiammò le tribune del ring dove si svolgevano i concorsi di salto.
Inoltre, le Mostre-Mercato delle razze, italiane ed estere, con in prima linea TPR, Murgesi, Anglo Arabo Sardi, la presentazione, che iniziò con i migliori soggetti delle stalle di Hassan II° del Marocco, dei cavalli arabi, la “popolata” esposizione degli Haflinger, l’esaltazione delle diverse razze di pony anche grazie agli animati confronti agonistici che vedevano la partecipazione di squadre di giovanissimi provenienti da tutt’Europa.
In sostanza, Fieracavalli fu il trampolino che rianimò tutto il settore del cavallo. Dall’attività di mascalcia che, grazie alla collaborazione del Corpo di Mascalcia dell’Esercito, oggi si concentra nell’unico, irripetibile, Concorso Internazionale di Mascalcia e che ha rappresentato la “scuola” per molti giovanissimi che abbracciando questa professione sono oggi, nel “fare le scarpe” al cavallo sportivo o di quelli da trekking, volano di un’antica arte, indimenticata ed insostituibile.
Sono “figlie” della rassegna anche: la riabilitazione equestre; le gare di “Salto in Libertà”, i Concorsi Enci, il Westernshow, il Salone del Turismo Equestre, il Festival del Cavallo da Lavoro, le competizioni, nazionali ed internazionali, di Attacchi. In sostanza, Fieracavalli era, ed è tuttora, la moderna sintesi del mondo equino. Una sintesi che ha vissuto straordinari momenti di populismo con i grandi viaggi delle carrozze - dal Postale del Sempione, alle quattro carrozze, partite dai quattro punti cardinali, per celebrare i 90 anni della Fiera di Verona - coagulando sul cavallo e sulle sue imprese, nelle piazze centrali di moltissimi dei comuni attraversati, un grandissimo ed indifferenziato pubblico di entusiasti.
Lo stesso entusiasmo vissuto concretamente anche durante gli spettacoli serali dove accanto a numeri di eccezionale dimensione artistica si sono succeduti, nelle diverse edizioni, il mitico Carosello dei Carabinieri a Cavallo, la Guardia della Municipalità di Barcellona, il Reggimento della Guardia Reale inglese, la Garde Republicaine francese.
Pi.Pg.




























