''Crisi dell'ippica? E' la rivincita di Tesio''
Caro Direttore, ad inizio anno Le scrivevo del mio pessimismo sulla possibilità di trovare
una soluzione alla crisi del mondo ippico. Oggi, purtroppo, lo riconfermo.
La crisi dipende da tre aspetti che dovrebbero essere strettamente collegati.
La cattiva gestione, il degrado tecnico e la caduta del pubblico e degli
scommettitori.
La gestione può essere rivista sotto la direzione di un buon manager come
l'attuale Commissario dell'UNIRE, purchè segua logiche di mercato e non assistenziali.
Il degrado tecnico è un problema antico: se ne lamentava Federico Tesio
che fu osteggiato in tutti i modi. Riguarda la qualità delle infrastrutture, in
particolar modo delle piste, e la qualità della preparazione dei cavalli fin
dalla doma.
E qui siamo al terzo mondo. Chi non ci crede, si faccia un giretto
in Irlanda. Qui ci vuole veramente una rivoluzione totale ammesso che si
trovino dei veri uomini di cavalli disposti a guidarla.
Il pubblico è sparito dalle corse da molti anni, solo che prima seguiva la corsa
dai botteghini dei bookmakers. Ma nessuno se ne è preoccupato perchè
nessuno ha compreso che la base di tutto non può che risiedere nella
passione per i cavalli. Ma quali cavalli? Non certo quegli attaccapanni che,
frustati, rifiutano la corsa fin dalla partenza. Perchè nessuno ha
ancora compreso che, per un cavallo non perfettamente allenato, la corsa
è un'esperienza terribile che brucia il suo cervello.
Tesio lo sapeva perchè era un uomo di cavalli ma nell'ambiente ne hanno
sempre parlato male, come allenatore. Ora ha la sua, terribile, rivincita.
CARLO CADORNA



























