Caronia, Convegno su Ruolo della Riabilitazione Equestre nella Relazione di Cura
Sui Nebrodi, nell’Area attrezzata di Contrada Bosco, a Caronia, il 21 settembre si è svolta la seconda giornata della manifestazione Sapori in Sella, Festival Siciliano della Cultura Equestre, organizzata con successo dalla A.R.E.A.S. (Associazione Razze Equine e Asinine Siciliane), Associazione no profit che si batte in favore delle specie equine autoctone della biodiversità siciliana, sotto la direzione instancabile della presidente dell’associazione Felicia Sciortino e del segretario Sebastiano Foti, in collaborazione con il Comune di Caronia e con il patrocinio dell’ENGEA.
In alcuni stand venivano proposti prodotti locali (dai coltelli di San Fratello, ai salumi e formaggi di alcuni produttori locali e persino vini prodotti nel corleonese) e mescite di fast food a Km zero. Subito dietro venivano esibiti in appositi recinti esemplari di cavalli Sanfratellani, Siciliani e asini Ragusani DELL’ISTITUO DI Incremento Ippico, per tenere durante la giornata anche dei battesimi della sella per i bambini presenti.
Alla presenza di un folto pubblico, sotto un tetto naturale di fronde di querce, si è svolto il convegno su “Ruolo della Riabilitazione Equestre nella Relazione di Cura”.
Moderato da Francesco Coppa, che si è occupato di Interventi Assistiti (IA) dal 2010 con il progetto “Io Resisto”, e dalla Dott.ssa Daniela Martino, del Servizio di Sanità Animale di Messina, che ha introdotto i relatori, ha aperto i lavori il Dr. Pietro Schembri, dirigente del Servizio Sanità Veterinaria dell’Assessorato Regionale Salute che ha affrontato il Tema: Normativa nazionale e regionale sugli interventi assistiti.
Nel 2015 sono state approvate le linee guida sugli Interventi Assistiti in Italia. La Regione Sicilia li ha fatti propri e, nel giro di 2 anni appena, ha ridisegnato un quadro regionale di insieme all’interno del quale, oggi, tutti gli operatori si muovono insieme per tutte quelle attività terapeutiche, riabilitative ed anche educative, ludiche e ricreative che prevedono l’impiego di animali. Non solo cavalli, ma anche asini, cani, gatti e conigli. È un quadro che vede in campo innanzitutto le attività relative al rilascio delle autorizzazioni delle strutture e di autorizzazione alla formazione del personale impiegato affinché rispettino pienamente le regole stabilite dal Ministero della Salute e dal Ministero della Ricerca Scientifica. Non tutte le organizzazioni, infatti, sono in grado di fare buona formazione, come neanche tutti i centri e le strutture sono in grado di offrire IA seguendo i canoni stabiliti dalle leggi, per cui vanno esaminate accuratamente, modificate e integrate prima di poterle autorizzare, una volta che rientrino nel quadro di riferimento. Attualmente le strutture in Sicilia approvate e autorizzate, con o senza animali residenti, sono 23, variamente distribuite, non omogeneamente, nelle provincie siciliane con dei punti critici a Caltanissetta e Siracusa. Aree che verranno aiutate ad emergere e crescere per essere anche loro in grado di fornire servizi adeguati. Su 147 strutture approvate su tutto il territorio nazionale, la Sicilia è seconda solo al lazio, che ne ha 30.
I Dott. Schembri ha ribadito come la formazione deve essere “fatta bene”, in strutture e con docenti adeguati. Dal 2018, nella Regione Siciliana sono stati autorizzati 93 corsi di formazione e 6 sono in cantiere. Si sono formati 885 operatori. Alcuni svolgono più di una figura professionale, si hanno così, ad oggi, un totale di 1496 figure multidisciplinari per progettare e realizzare gli IA all’interno di equipe multi disciplinari con veterinari, responsabili d’intervento terapeutico, referenti di intervento educativo, responsabili d progetto, coadiutori degli animali. Essenziale la collaborazione con i Dipartimenti di Salute Mentale perché i soggetti di IA hanno patologie fisiche, psichiche, anche plurime, e gli interventi possono essere anche solo educativi per agevolare la crescita personale e la socializzazione dei pazienti. Ma oggi riveste grande importanza anche ristabilire un corretto rapporto uomo/animale anche attraverso attività ludiche e ricreative che lo favoriscano, magari anche all’interno delle scuole.
Il Dr. Giuseppe Rao, Direttore Unità Operativa Complessa del Dipartimento Salute Mentale di Messinaha affrontato il tema: Il progetto riabilitativo come strumento di integrazione di modelli d’intervento terapeutici.
Ha esordito puntualizzando come la salute mentale, la psichiatria, la riabilitazione, l’oncologia e ancora altri settori del contesto sanitario vivono sempre più la possibilità di usufruire di uno strumento ormai davvero importante quali sono gli IA. La comunità scientifica se ne occupa ormai da un paio di decenni e ultimamente hanno validato scientificamente i percorsi che hanno dato una valenza sempre più marcata sui risultati ottenuti non più in ambiti soprattutto psicosociali, ma come vero e proprio intervento sanitario. Per il Dipartimento di Salute mentale di Messina, la sfida in atto è quella di poter affiancare sempre più e meglio gli IA alle terapie classiche in un percorso di presa in carico di un paziente con disagi psicologico o psichiatrico all’interno di un progetto riabilitativo con interventi multispecialistici, per tendere sempre più e meglio verso ciò che viene definita come “la recovery”, ovvero i miglioramenti effettivi rispetto le condizioni di partenza. Nel campo della salute mentale gli ambiti di interesse dell’utilizzo delle IA sono parecchi, a partire dai disturbi autistici fino alle patologie psichiatriche, che una volta tendevano a cronicizzarsi, tendendo a spostarsi anche verso settori diversi come la psico-oncologia e le malattie neuro-vegetative.
Alle domande: cosa è che funziona nel rapporto con l’animale terapeutico? Quale è la realtà caratterizzante che fa dell’animale uno strumento d’intervento assistenziale? La risposta è: “l’elemento veramente determinante può apparire banale ma è… la relazione”.
Chi ha fragilità in contesti patologici vive in maniera non sempre adeguata perché la depressione, la schizofrenia rendono i pazienti come dei corpi estranei rispetto le normali dinamiche comunitarie e sociali e, quindi, alla condanna di una patologia importante si aggiunge la pena accessoria dell’isolamento sociale. L’animale, tante volte riesce in quello dove l’uomo fallisce in questi contesti: si relaziona. Lo fa l’animale domestico in genere, il cavallo in particolare, ma oggi risultati sorprendenti si stanno ottenendo con l’asino. Studi scientifici hanno evidenziato che le sue straordinarie capacità di relazionarsi con l’uomo riescono a mettere in atto nei confronti delle fragilità dei risultati a volte incredibili, come se l’animale percepisse quella fragilità e la relazione, che diventa non verbale ma emotivamente fortissima, crea situazioni in cui i contesti psicologici si fondono con quelli emotivi che l’animale stesso è in grado di creare. Un esempio di risultati qualitativamente assolutamente incredibili delle IA è stato quello di pazienti psichici che hanno commesso reati efferati, con un alto tasso di aggressività e antisocialità. La relazione con l’animale diventa elemento di interazione e responsabilizzazione con chi entra in contatto con esso. Molto spesso, nell’esame di casi che hanno portato i pazienti a commettere reati anche molto gravi, un’alta percentuale di essi, sin da piccolo maltrattava crudelmente proprio gli animali…Ha concluso spiegando come, a Messina, nonostante i ritardi che oggi non possono più essere accettati, si vuole costruire una rete sempre più forte e integrata per immaginare dei percorsi che permettano che questa grande opportunità della terapia assistita con gli animali diventi: per le strutture un dovere fornirlo adeguatamente e un diritto per gli assistiti e le loro famiglie quello di poterne usufruire.
La Dr. Maria Tricoli, Psicopedagogista, Direttore responsabile del Centro diurno per soggetti autistici “Navacita” ha affrontato il tema:I benefici effetti della riabilitazione equestre nella neura fragilità.
Ha subito specificato che, in questo settore specifico, ci si trovi ancora agli inizi. Ha raccontato un episodio accaduto durante una seduta all’aperto, in campagna, dove, a conclusione, si è provato per la prima volta a inserire in attività di gruppo con i pazienti la presenza di animali. Un soggetto normalmente parecchio turbolento, alla vista di un asinello gli si è subito avvicinato e lo ha semplicemente abbracciato, per una ventina di minuti. L’animale si è lasciato tranquillamente abbracciare per tutto quel tempo senza la benché minima reazione negativa e, alla fine, si è verificato come al ragazzo avevano fatto più bene quei venti minuti con l’animale che tutto quello che, prima, gli operatori avevano potuto fare con lui come lavoro terapeutico. Si è così iniziato, in punta di piedi, con le prime attività, i primi corsi di formazione per imparare, gli operatori, cosa fosse giusto fare. Si sono valutate l’aggressività dei ragazzi, la regolazione emotiva, e la socializzazione e i risultati sono stati estremamente incoraggianti.
In particolare ciò che funzionava davvero era la possibilità per i ragazzi di accudire gli animali, non quella di “usare” gli animali. Per i bambini che inizialmente avevano paura di avvicinarsi all’animale si è provveduto a una loro desensibilizzazione graduale che li ha portati in breve a lavarli, spazzolarli governare i loro box come fossero dei veri groom, attività che non gli operatori non avrebbero mai immaginato che quei ragazzi potessero arrivare a compiere in una maniera così naturale e ben fatta, migliorando molto anche i loro movimenti perché si muovevano non più all’interno di una struttura a misura d’uomo ma in campagna, sulla terra battura e l’erba, impegnandosi nel dover mantenere l’equilibrio muovendosi in una situazione diversa da casa loro, dall’istituto o dalla scuola.
Il cavallo, l’asino, come gli altri animali, accolgono senza dare un giudizio. Per un equino quello non è un ragazzo autistico, è un qualsiasi ragazzo che vuole giocare con lui, che si prende cura di lui. Ciò è fondamentale dalla parte del ragazzo. Si è misurata una forte diminuzione dell’ansia e un aumento dell’autostima in quanto questi ragazzi inizialmente pensano di non essere capaci di occuparsi di quegli animali, avvicinarsi, toccarli, interagire con loro. Presto verranno completati i corsi che serviranno agli operatori ad essere abilitati ad operare autonomamente in un settore dove l’improvvisazione, l’empirismo devono essere banditi.
Sul piano comunicativo e sociale abbiamo anche verificato come, attraverso dei test eseguiti subito dopo l’interazione con gli equini e poi a distanza di una decina di giorni, l’ansia è fortemente diminuita. è aumentata la serenità e la tranquillità. Nei giorni a seguire, a poco a poco, ragazzi sono ritornati alle situazioni precedenti. Certo ciò dimostra che una certa continuità di questi incontri terapeutici servirebbe moltissimo rispetto alla sporadicità e, per farli, serve implementare tutta una serie di professionalità e strutture che, a Messina, si spera di ampliare in collaborazione con l’Università e le altre istituzioni.
Il Prof. Michele Panzera, Ordinario di Etologia Veterinaria e Benessere Animale, Presidente del Centro Specializzato Universitario per gli Interventi Assistiti con gli Animali dell’Università di Messina ha affrontato il tema:La tutela del benessere del cavallo per l’efficacia della riabilitazione equestre
Il prof. Panzera ha puntualizzato con forza come ancora non siano scomparsi, anche dialetticamente, del tutto i retaggi del passato, molto buio, legato a quelle che venivano indicate come “pet therapy”, nelle quali il cavallo e gli altri animali venivano “utilizzati” come strumento terapeutico e “impiegati” nelle situazioni d’intervento. L’anarchia delle regole, nelle pieghe della mancanza di regolamenti veri e propri, ha persino permesso l’incunearsi in queste pratiche di soggetti che “sfruttando le disgrazie umane non possono che definirsi dei disonesti”. Si deve del tutto voltare pagina.
La collaborazione con gli animali deve assolutamente tenere conto degli ultimi venti anni di riscontri scientifici incontrovertibili che hanno fatto sì che il rapporto uomo/animale si sia strutturato come riconoscimento medico del benefico effetto di relazione di cura ma, soprattutto, di relazione di aiuto.
Oggi sono misurabili i markers che certificano questo benefico effetto relazionale attraverso la misurazione di quelli che, semplicemente, definiamo come “gli ormoni della felicità” che vengono evocati avendo una relazione con l’animale che sia naturale. Dopo millenni di convivenza e di “utilizzi” del cavallo, dell’asino e del cane non possiamo ancora una volta “far finta di niente” perché noi consegniamo alle loro capacità senzienti ed empatiche la responsabilità di catalizzare “un qualcosa che gli specialisti del settore ci dicono che funziona!”. Studi scientifici hanno verificato che la presenza di un animale domestico in famiglia, ad esempio, abbassa del 25% le soglie ansiogene o depressive”.
Quando a un animale non chiediamo più di essere utilizzato solo per fornirci un servizio ma di espletare un compito, una mansione, un ruolo terapeutico o rieducativo catalizzatore di eventi sociali non possiamo più “impiegarlo”, è un non senso lessicale, noi lo adibiamo a catalizzatore sociale, educativo e terapeutico e ciò vuol dire che gli riconosciamo delle capacità e, a maggior ragione, dobbiamo assicurargli il rispetto, non solo della loro integrità fisica, ma anche quello della loro integrità emozionale. Questo perché se c’è un ruolo empatico e c’è una relazione di cura certamente questa non avviene per “un sesto senso, una magia o un miracolo” ma si attiva un processo, scattano dei trig neuro ormonali, ormonali, ansiogeni, vagovagali, e quant’altro, che funzionano”.
Quindi, innanzitutto dobbiamo avere un animale che sia sempre sereno ed emozionalmente stabile perché possa espletare il ruolo che i medici specialisti gli affidano e bisogna dare loro dignità garantendogli che la loro qualità di vita sia tale affinché l’animale si mantenga integro per i compiti che vogliamo fargli espletare. Non si possono avere cavalli sereni, ad esempio, se essi vivono in un box di 3,5 metri di lato e non sanno cosa sia un paddock dove possono interagire con i loro simili.
Un centro che vuole fare IAA non ha a disposizione almeno 800 mq di paddock per i suoi cavalli? Ebbene, semplicemente non potrà fare IAA.
Come dice il dott Schembri, chi verifica l’idoneità dei maneggi e dei centri dove si offrono IAA non può essere un “azzeccagarbugli” o un funzionario che esplica un passaggio burocratico-amministrativo, ma degli specialisti veri. Lo stesso vale per chi provvede alla formazione degli operatori.
Oggi in un’equipe multidisciplinare, ad esempio, durante un qualsiasi intervento assistito, programma il carico emozionale che l’animale deve sopportare, si valuta di volta in volta ciò che accade e si decide se, tra un utente paziente e l’altro, l’animale debba avere 20 minuti, mezzora o un’ora di scarico e riposo emotivo ed è anche in quel momento che il veterinario dell’equipe interviene per monitorare e garantire sempre la qualità di vita dell’animale perché egli possa garantire quell’effetto empatico-terapeutico che è in grado di dare.
Esiste anche la riabilitazione equestre che, attraverso la relazione con il cavallo e una semplice equitazione di base, esplica benefici effetti nella sfera della psicomotricità, mentre l’ippoterapia o chinesi a cavallo espleta benefici effetti nell’ambito delle terapie riabilitative fisiche. In questo caso, ad esempio, il veterinario che deve giudicare idoneo o meno un cavallo non si limiterà a misurare e valutare le attitudini fisiche del soggetto, anche in questo caso deve sempre tenere estremamente conto dell’indole del cavallo, delle qualità morali ed empatiche anche di quei soggetti che dovranno far eseguire ai pazienti soprattutto chinesi terapia riabilitativa. Purtroppo, molto spesso gli animali vengono scartati proprio perché nel loro sviluppo dalla nascita, da puledri e cuccioli, nell’istruzione alla sella e al loro impiego in equitazione o come animali da compagnia, si sono avuti squilibri. Oggi i veterinari delle equipe multidisciplinari hanno la preparazione per valutare l’idoneità dei soggetti a cui si affida il ruolo di cavalli, asini, cani e quant’altro abbia un ruolo terapeutico nelle IA.
Una considerazione di chi scrive.
È seguito un dibattito al quale, togliendosi le vesti di giornalista per indossare quelle di un insegnate di cavalli che utilizza metodi gentili ed empatici e che li riabilita dopo essere stati traumatizzati dagli uomini, lo scrivente è intervenuto per porre una questione che sta alla base del benessere animale equino in generale: certamente si devono seriamente valutare e autorizzare i centri per le IA. Certamente si devono formare seriamente i tecnici che forniscono IA. Ma chi, quando e dove, si occupa seriamente affinché i cavalli, che debbano fare IA o solo della normale equitazione, abbiano una istruzione consona affinché venga sempre rispettato il loro benessere animale per avere, sempre e comunque, dei soggetti “sereni”? Chi fa cosa? Come? Con quali metodi? In che tempi e modi? Usando cosa? Come poi li veste? Che gli mette in bocca? Che finimenti gli mette in testa? Che gadget usa? Fruste, stecche, barbozzali a catena, morsi, martingale, capezzine, chiudi bocca e quant’altro?
Se un alunno di scuola elementare proviene da una famiglia dove vive e mangia bene e serenamente, ha una sua bella cameretta in una bella casa familiare, ma poi finisce in una scuola dove il maestro usa come strumenti educativi ancora le bacchettate sulle nocche, la frusta nelle natiche, mette gli alunni dietro la lavagna, li bullizza usufruendo del suo potere insindacabile, come accadeva normalmente fino agli anni ’50 e 60… ma che persona verrà poi fuori da quella scuola?
Oggi molti, troppi, la stragrande maggioranza dei cavalli viene ancora istruita alla sella e alla equitazione con violenze fisiche e verbali, coercizione, sottomissione, dominanza, leadership. Non potranno che essere cavalli scartati per le IA, ma continuano ogni giorno ad essere martirizzati nei maneggi, magari con un principiante che gli monta in groppa, uno via l’altro, per tante ore al giorno. Oppure vengono tenuti in box tutto il giorno e montati dal padrone solo la domenica. Sarebbe ora di finirla.
Nel Convegno 2024 dell’ISES (International Society of Equine Science, della quale chi scrive è membro non accademico) è stato presentato uno studio approfondito su 1.500 cavalli da scuola di maneggi canadesi, con risultati davvero sconfortanti (e in Canada le condizioni di vita e di impiego nei maneggi sono molto meglio di quelle che, mediamente, si hanno in Italia). Un cavallo da scuola di equitazione o un cavallo che pratica qualsiasi sport equestre agonistico ha forse meno diritti e bisogni di benessere animale rispetto un cavallo scelto per fare IA? Certamente no.
L’equitazione stessa per i giovani normodotati ha funzioni terapeutiche, educative e sociali e il benessere animale deve essere garantito a tutti gli animali, dalla nascita in poi, per qualsiasi impiego essi vengano adibiti e la loro istruzione per le nostre attività (per i cavalli è l’equitazione) va assolutamente riqualificata dalle fondamenta, girata come un guanto. dimenticando una volta per tutte consuetudini, tradizioni, abitudini, pre giudizi e tante, ma tante, ignoranze.
Il Congresso 2025 dell’ISES, International Society of Equine Science.Si è appena concluso in Colorado, il congresso annuale dell’ISES. Quest’anno il tema era proprio quello de “L’addestramento del cavallo tenendo conto del benessere animale”. Sono state presentate in proposito molte ricerche effettuate in università di tutto il mondo. Nelle prossime settimane presenteremo articoli appositi che si occuperanno di quanto è emerso attraverso le ricerche più interessanti.



























