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  • Barbara Scapolo
  • 05/07/2016

Aspettando Rio, Vittoria Panizzon ci parla dei suoi cavalli

Abbiamo raggiunto al telefono Vittoria Panizzon, amazzone internazionale nella disciplina del Completo, Primo Aviere Scelto dell’Aeronautica Militare che, com’è noto, insieme alla sua Borough Pennyz, rappresenterà ancora una volta l’Italia alle Olimpiadi, in quel di Rio 2016. Vittoria ha gentilmente messo a disposizione il suo tempo – pur avendone sempre poco – per fare quattro chiacchiere con noi su diversi ed interessanti temi. Il primo è stato appunto Rio 2016: le abbiamo chiesto quali sono le aspettative e le sensazioni in vista dell’imminente ed importantissimo appuntamento, sebbene per lei non sia una novità la partecipazione ai Giochi Olimpici (Londra 2012; Pechino 2008):
«Sono entusiasta, davvero contentissima soprattutto a fronte della recente notizia dell’attribuzione di un altro posto per la Squadra dell’Italia nella disciplina del Completo alle prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro: con il quarto binomio il nostro team avrà adesso anche la possibilità di scartare un risultato in occasione della prova a squadre, elemento che ci dà un po’ di più sicurezza e sostegno. Sarebbe infatti importante per la disciplina riuscire a fare bene, ovvero riuscire a fare qualche passo in avanti; l’inserimento del quarto binomio è una chance che dobbiamo cercare di non sciupare. Oltretutto, a livello personale, più siamo, meglio è, lo spirito di squadra è fondamentale sotto diversi punti di vista (non da ultimo, il viaggio è davvero molto lungo, si rischia di sentirsi soli, in quattro connazionali è tutta un’altra cosa)».
Nella comune attesa di conoscere quali saranno i componenti effettivi, oltre a Vittoria, della squadra di Completo italiana - che a breve saranno indicati (per i sei binomi in short list, clicca qui), abbiamo chiesto all'amazzone qualche considerazione in merito al gran rumore che negli ultimi tempi si è creato intorno alla disciplina in tema di sicurezza e gestione del rischio (per un approfondimento: ecco le sue parole in merito:
«E' importante il lavoro di raccolta dati che sta svolgendo la FEI (base su cui valutare e gestire i possibili rischi) e sarebbe utile l'introduzione di ostacoli frangibili nei percorsi di cross; tuttavia, credo che il focus fondamentale del problema sicurezza sia un altro: è infatti sull’addestramento e la formazione di cavallo e cavaliere che bisogna lavorare. In una disciplina che ha già visto notevoli cambiamenti nel corso degli anni proprio in virtù di norme di sicurezza, non possiamo trascurare che la prova di cross country resti la più importante tra le tre, e dunque alleneremo noi stessi e il cavallo soprattutto in vista della prontezza mentale, dell’equilibrio, della leggerezza e dell’elasticità indispensabili per il suo corretto svolgimento, anche se la prova di dressage è venuta assumendo sempre maggiore importanza, anche se spesso abbiamo a disposizione cavalli meno insanguati rispetto al passato. Con questo intendo dire che il cavallo addestrato, inquadrato, perfettamente e totalmente dipendente dal cavaliere è certamente molto comodo, ma così snaturato probabilmente non sarà in grado di fronteggiare l’imprevisto e il pericolo sempre presenti nelle xc courses, correndo ai ripari anche per il suo cavaliere laddove quest’ultimo compia degli (inevitabili) errori».
Considerazioni importanti a cui in parte avevamo già dedicato spazio, che con Vittoria Panizzon trovano un ulteriore approfondimento. Partiamo dal cavaliere: a tuo parere, che tipo di lavoro è necessario svolgere per prepararsi adeguatamente al cross country?
«È cosa nota ma non mi stanco di ripeterla: in generale un buon cavaliere deve anzitutto avere un buon equilibrio. Più imparo, più mi rendo conto che la minima differenza di peso in sella si ripercuote sul cavallo con effetti talvolta inimmaginabili. Pertanto l’obiettivo primario è arrivare ad evitare qualsivoglia sbilanciamento, cosa che si ottiene praticando moltissimi esercizi per migliorare il proprio assetto (ogni cavallo ci impone un equilibrio diverso in sella), senza mani, senza staffe, sforzandosi di rimanere bene inforcati, badando alle minime differenze del nostro peso e cercando con ostinazione la simmetria tra destra e sinistra. Riservo una certa attenzione e cura dell’equilibrio del mio corpo anche a terra: montando anche cavalli giovani che spesso mi impongono una compensazione del loro disequilibrio, mi ritrovo talvolta nella necessità di dovermi “raddrizzare” e dunque mi avvalgo di professionisti quando avverto qualcosa che non va nel mio equilibrio – sto giusto andando dalla mia chiropratica. Insieme al risoluto perseguire un buon equilibrio, per ottenere buoni risultati è necessario montare dando tutta la libertà possibile al cavallo, con le mani morbide, cedendo sui salti ecc. Insomma, montare senza costrizioni, lasciando il cavallo libero di esprimere tutte le sue potenzialità di equilibrio, velocità, dinamismo, flessibilità».
Secondo punto dell’analisi della Panizzon per un addestramento proficuo di un binomio davvero efficace in Completo, il cavallo:
«È fondamentale variare il più possibile il lavoro, diversificare gli esercizi, con l’obiettivo di riuscire ad avere i cavalli a loro agio in qualsiasi situazione. Se un cavallo è debole dietro, non sa galoppare in discesa e sull’erba, non sa destreggiarsi in una gabbia, non otterrà mai un buon risultato in cross country e ovviamente esporrà maggiormente al rischio sia se stesso, sia il suo cavaliere. Pertanto occorre focalizzarsi in primis sul lavoro di base, con lo scopo di ottenere un buon bilanciamento freno/motore, un buon impulso e una buona reattività alla gamba; gli esercizi di salto rendono i cavalli forti ed agili e permettono di aumentare considerevolmente la loro tecnica. Resta poi essenziale e fondamentale il lavoro da svolgersi fuori dal campo: io infatti lavoro pochissimo in campo e in indoor (quest'ultima, è una struttura che peraltro nemmeno ho a disposizione e di cui non sento affatto il bisogno), al massimo due volte a settimana; persino il rettangolo lo preparo spesso sull'erba con qualunque condizione climatica – nei limiti del possibile. Su questo punto, per me non esistono giustificazioni: se non si hanno le strutture, gli spazi, i terreni e si vuole montare in Completo si deve prendere il van e uscire, trovare una soluzione. Se il cavallo non viene esercitato su terreni diversi per composizione e dislivelli, inevitabilmente non saprà dove mettere i piedi, scivolerà ecc. Il cavallo deve imparare a far tutto all’aperto, fuori dal campo, su qualunque terreno per fortificarsi. Il trotto e il galoppo fuori costituiscono il lavoro indispensabile per mettere i cavalli in condizione, io lavoro moltissimo su prati ondeggianti e ripidi: il cavallo ha così modo di imparare ad equilibrarsi, accelerando il miglioramento della sua condizione. Poi, non da ultimo, il cavallo è più felice se lavora all’aperto, senza delimitazioni: non può e non deve mai sentirsi a disagio all’esterno...»
Vittoria parliamo allora di felicità, dunque di gestione del cavallo, quali sono i tuoi principi guida, frutto della tua grande esperienza?
«Solo un cavallo contento è un cavallo che fa risultati, un cavallo felice quasi sicuramente renderà di più a livello agonistico: è dunque fondamentale avere un’adeguata gestione della sua vita “da cavallo”, ovvero prestare la dovuta attenzione ai suoi bisogni etologici primari. Per farlo, dovremmo lasciargli trascorrere il più tempo possibile all’esterno, fuori, nei paddock con i suoi simili (monitorando e gestendo nel modo più opportuno le diverse inclinazioni e necessità di ognuno): un cavallo in box è un cavallo triste, e la maggior parte dei suoi problemi e debolezze fisiche scaturiscono proprio dalla prolungata costrizione, senza possibilità di movimento naturale. I miei cavalli trascorrono fuori nei prati tutte le notti, in qualunque stagione (stanno dentro solo quando i prati sono troppo infangati, escono anche con la neve, con la coperta): sono erbivori che devono muoversi continuamente come meglio ritengono (possibilità che riduce notevolmente il rischio di infortuni dato che, muovendosi tanto, i cavalli si fortificano), avere a disposizione tanta buona erba (sono strutturati per mangiare poco e continuamente, cosa che, sommata al movimento, aiuta a prevenire e risolvere anche molti problemi di coliche ecc.). Il luogo che ho scelto per la mia attività non è stato scelto a caso, dispone di tantissimo terreno, buoni prati, tante salite e discese (la Hollins Court Farm, che si trova nell'area ovest della regione del Gloucestershire, tra Gloucester e Ledbury, con 33 acri di colline verdi su terreno sabbioso e drenante, perfetti per i paddock e adatti al pascolo per tutto l'anno, con la possibilità di lavorare in collina - Ndr).
«Oltre ad avere a cuore il loro benessere, mi avvalgo di un sistema naturale di gestione per diversi ordini di motivi; il primo riguarda il fatto che, avendo tanti cavalli e poco tempo a disposizione per l’addestramento di ognuno, la loro vita autonoma nei prati mantiene e in taluni casi accelera l’ottenimento di una buona condizione agonistica e il loro equilibrio naturale: il cavallo che rimane sano fisicamente e psicologicamente e che ha già imparato da solo a muoversi su terreni diversi per composizione e dislivelli è in ogni momento un cavallo pronto per il lavoro in piano. Vi è poi l’aspetto economico, non trascurabile: l’equitazione è uno sport costoso, anche la possibilità di risparmiare sulla paglia ha i suoi vantaggi nell’economia complessiva della mia attività. Ogni cavallo è un soggetto a sé che ci insegna qualcosa, va gestito cercando di corrispondere il più possibile alle sue necessità: alcuni di questi bisogni sono comuni a tutti, e dunque non possiamo prescindervi, anche per raggiungere con più facilità i nostri obiettivi agonistici».
Concludiamo questa bella e interessante chiacchierata con Vittoria Panizzon augurandole in bocca al lupo per Rio 2016! Non vediamo l’ora di sostenere i nostri eventers con tutto il tifo possibile!

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