YORK IL MEETING IMPERDIBILE
Eboracum ? Ma si, sforzatevi, ricordate le lezioni di storia a scuola. Il Vallo di Adriano per forza, il confine all’estremo nord dell’Impero. Beh, un centinaio di km al di sotto, nel 71 d.c. , i Romani fondarono Eboracum, l’ultimo avamposto.
Cosa interessa all’ippica ? Se vi diciamo York allora ? Esatto Eboracum è il nome antico di York che conserva ovviamente tracce di antica romanità, tuttavia è nel medio evo che si sviluppa la York monumentale che oggi vale il viaggio. Magari dopo ferragosto se siamo ippici. I denari passano da Leeds, Manchester e Liverpool, la Storia si vive ad Eboracum ed anche la cultura.
Cattedrale imperdibile, Castello obbligatorio, tanta gioventù per via di una Università celebrata, la facoltà di Scienze Politiche è la più ambita d’Europa, c’è la fila all’ingresso perché da qui si passa direttamente negli organici delle grandi Istituzioni Internazionali.
E il meeting? Adesso, subito, insomma da mercoledì a sabato . Una leccornia per i palati fini di tutti gli ippici . Certo nulla sarà mai come essere sul campo anche se , onestamente, oggi con la tecnologia e con Equtv abbiamo tutto. Dai , forza che un posto in aereo si trova sempre anche al volo….
Mercoledì Juddmonte, giovedì le Oaks , venerdì le Nunthorpe, sabato le City of York. Un gruppo uno al giorno leva il medico di torno. E poi tutto il resto, compreso le Great Voltigeur che dovrebbero pilotare Lambourn verso l’alloro morale del St Leger di Doncaster. Beh, poi anche le pattern per i due anni, le altre ovviamente con pure le listed e vuoi mettere i super handicapponi che , quasi quasi, valgono da soli il viaggio. Ebor handicap sulla lunga, che libidine… magari ci scappa di pizzicare qualcuno che poi andrà anche a Melbourne.
Non dimenticate mai che da 40 anni siamo un Turf meravigliosamente cosmopolita, mercuriano, globale e universale. Il calendario annuale delle prove di selezione è come se fosse quello di un unico immenso ippodromo. Che bei ricordi tra gli anni 70 e 80. Ci si arrivava quasi sempre da Deauville dove la domenica c’era il Marois oppure il Morny, oltre al resto. In macchina via traghetto oppure con un terribile Fokker da 16 posti, residuato bellico, che da Le Havre ti scaricava , forse, a Londra. Di corsa alla stazione e via verso Eboracum.
Prima classe di solito all’andata, carro bestiame al ritorno, completamente stirati. Si faceva tappa nuovamente a Deauville per il gran premio e le Aste , in Normandia pieno di italiani, a York davvero molti di meno degli altri meeting. Ecco perché esserci andati vale medaglia al valore. La meraviglia era la sistemazione, pagata in anticipo, al Post House Hotel con camera con vista sulla dirittura di fronte. Avete letto bene, trenta metri , più o meno, dalla pista . Dopo super colazione, alle 12 attraversavamo l’anello magico , il meno british di tutti , piatto e con lunga retta, modello san siro o capannelle , foto sotto il palo di arrivo con il ferro di cavallo delle Benson e si entrava . Non abusivamente, sarebbe stato impossibile.
Ci attendeva sempre uno steward che ti controllava e finalmente eravamo nel Tempio. Avvolti subito da un profumo persistente di cioccolata. Eh si, accanto c’era la fabbrica Terry che ti inondava e ti faceva sembrare di essere da Babington in inverno. Ah quel pomeriggio di Wollow ! E’ sempre rimasto nel cuore, indimenticabile. Questa volta Carlo D’Alessio c’era e mai , la sera ospiti a cena nello stesso albergo, lo abbiamo visto in tanti anni cosi commosso e felice. Era uno dei più grandi proprietari internazionali, avrebbe vissuto un decennio stratosferico, il sogno della vita nato in quei pomeriggi in cui giovanissimo negli anni trenta frequentava con gli amici Capannelle oppure quando acquistò il suo primo cavallo che, ci sembra fosse Niccolò Alunno… Due Ghinee consecutive e due Gold Cup e tutto il resto incredibile. Come le Benson di Wollow che tutti attendevano al varco dei 2100 dopo il derby non felice. Trepan era il francese da battere, il favorito. Sir Henry sapeva come fare.
Già, come 35 anni dopo quando stupì il mondo che si inchinò dinanzi al Maestro assoluto, portando Frankel dal miglio oltre la soglia dei 2000. Quelle Juddomonte furono , a nostro avviso, lo zenith della carriera del figlio di Galileo, il suo top. Del resto le International sono quasi sempre nella top five ma anche talvolta al vertice della classifica dei rating delle pattern nel mondo.
Quel pomeriggio memorabile del 76 , in sella a Wollow c’era Gianfranco che non è il papà di Lanfranco, non solo, è stato uno dei più grandi fantini internazionali degli anni 70, mettetevelo bene in testa. Sapete quale fu il suo vero capolavoro ? Pampapaul nelle ghinee irlandesi !
Con Carlo D’Alessio c’erano anche Guido Berardelli, l’amico degli anni trenta, e Piero Golisano ( divagazione : un anno a York incontrammo Franco Polidori, per chi scrive indimenticabile amico, era lì in incognito per studiare i meccanismi di gestione di ippodromo e scommesse, uno stage insomma) poi noi cioè chi scrive con Sandro e Giorgio Caronna, quella volta mancavano tanto il Carlino come Giorgio Risi . Tutti eravamo con mogli. Un trionfo, una gioia incredibile , sono i momenti che ogni volta che ti tornano alla mente , ti fanno dire a te stesso… “ Hai fatto bene ad amare le corse e i cavalli e vedrai che i tempi d’oro torneranno…”
Ce la faremo ancora una volta , vedrete. York meeting azzurro ? Altroche . Carlo Vittadini con Palatch nelle Yorkshire, Valfredo Valiani con Super Tassa anche lei nelle Oaks e con Electrocutionist nelle International , Luca Cunami con Falbrav e prima con Commanche Run ma a segno più volte nelle Yorkshire Oaks, Lanfranco a gogò, Andrea Atzeni anche lui nelle Internazional come Rip Van Winkle allevato da Roberto Brogi.
Tanta Italia come tante altre volte nel panorama internazionale. Allora che aspettate… un volo e si parte . Non lo rimpiangerete. In caso contrario pronti dinanzi alla Tv anzi Equtv. York e il suo meeting che meraviglia , il Turf alla ennesima potenza!




























