
in home page Tornese, qui sopra Varenne (vincitore nel 2000 del GP Turilli) nella foto di Stefano Grasso
Trotto amarcord: così nacque Tor di Valle
26 DICEMBRE 1959. Una corsa internazionale inaugura a Roma il nuovo ippodromo di trotto. E’ sulla Via del Mare, in località Tor di Valle. L’impianto è imponente, addirittura faraonico rispetto al vecchio ippodromo di Villa Glori. Il comprensorio si estende a vista d’occhio fino al Tevere, che gioca un brutto scherzo proprio nella giornata inaugurale: per la pioggia, il fiume si ingrossa e così il primo gran premio va in scena con la retta d’arrivo per metà allagata. Si corre lo stesso e vince Tornese, che a quell’epoca era il campione dei campioni e che avrebbe poi vinto altre due volte. Tor di Valle ha un parcheggio per 3-400 macchine ed è concepito per essere un ippodromo misto: il galoppo a lambire le tribune, più discosta la pista da un chilometro per i trottatori. Il progetto del galoppo in pista di sabbia rimarrà tale per sempre.
Il gran premio inaugurale fu poi intitolato alla memoria di Gaetano Turilli, che fu uno dei fondatori insieme a Tino Triossi (al quale è dedicata la classica internazionale per i 4 anni, alla fine di giugno) e al generale dei Carabinieri in pensione Ottavio Giorgi Monfort, allevatore e proprietario, che però uscì presto dalla coalizione.
Gaetano Turilli fu prima frequentatore di Villa Glori e poi proprietario e allevatore: era tra i soci della Nuova Scuderia, per i colori della quale Birbone vinse il suo ultimo Gran Premio Lotteria di Agnano in uno scontro epico con Bayard (due campioni all’età della pensione…)
Turilli aveva un grande albergo nel pieno centro di Roma e lo ricordano ancora come un “sergente di ferro”, cioè come un imprenditore che a tutti chiedeva più del massimo perché più del massimo chiedeva a se stesso. Il suo gran premio è rimasto tale fino a quando una diversa impostazione dei programmi, imposta dall’Unione Nazionale Incremento Razze Equine, non ha voluto che fosse anticipato a ottobre quale sottoclou nella giornata del Derby.
Se Turilli fu il motore finanziario, Tino Triossi fu la mente creativa. Il suo nome rimarrà per sempre legato allo sviluppo del trotto a Bologna con il trasferimento delle corse dal vecchio e rudimentale ippodromo Zappoli all’Arcoveggio. Uomo di grandi capacità organizzative e tecnico di prim’ordine, seppe creare o vitalizzare non solo l’Arcoveggio ma anche gli ippodromi di Prato, Padova e Montecatini. A proposito di Montecatini, giova ricordare che il comm. Sesana alla sua morte lasciò tutto alle Opere Pie, le quali vendettero l’intero complesso alla milanese Trenno. Fu la società milanese a volere che se ne occupasse Triossi, il quale lo fece talmente bene da rendere l’ippodromo toscano un piccolo gioiello: tribune divise in palchi decorati con velluto, ristorante da gourmets, impianto di illuminazione… Un particolare la dice lunga: quando c’erano le corse, Triossi si comportava da semplice spettatore perché voleva controllare di persona l’efficienza di tutti i servizi.
Alla realizzazione di Tor di Valle fu comunque fondamentale l’intervento di Salvatore Spinelli, che era commissario straordinario dell’Unire quando il Comune di Roma decise di spazzar via Villa Glori per far posto al costruendo Villaggio degli atleti per le Olimpiadi del 1960.
Spinelli del galoppo e del trotto a Roma sapeva vita, morte e miracoli per essere stato il demiurgo prima dell’ippodromo dei Parioli e poi di Villa Glori. Ci furono tre proposte per il nuovo trotter: Pratica di Mare che era troppo distante, Grottarossa che aveva uno spazio limitato e Tor di Valle, che Spinelli sostenne a spada tratta. Come sempre, aveva ragione lui.

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