Ricordando Sergio Brighenti, il Pilota
Con un "dai!" con la sua voce rauca, i suoi allievi prendevano un volo inarrestabile fino al traguardo.
Nel mondo sportivo è assai difficile lasciare un segno nella storia. L'ippica è un mondo caleidoscopico e retorico, nel quale, ogni grande impresa diminuisce sempre in qualche misura, la precedente. Record che si migliorano, vittorie consumate e imprese viste e riviste. Sono pochi a resistere all'usura del tempo. E quei pochi diventano miti e leggende.
Parlar di Sergio Brighenti è un compito difficilissimo. Descrivere la leggenda di ‘’El Negher’’, il simpatico soprannome dato dagli amici, o de ‘’Il Pilota’’ è assai complesso.
Nato a Castelnuovo di Sotto, in provincia di Reggio Emilia, il 25 Maggio 1921, rimase orfano di padre in giovane età. La sua difficile infanzia lo portò fin su a Milano San Siro, alla corte di Paolo Iemmi. A Milano si avvicinò ai trottatori e sotto l’ala protettiva del driver bolognese, arrivò a debuttare vincendo, nell’estate del 1940, nella natia terra emiliana.
E’ solo l’inizio di una carriera straordinaria!Durante il dopoguerra al magnifico ippodromo di San Siro, la scala del trotto, si formò la BBC formata da Sergio Brighenti, Walter Baroncini e William Casoli, la triade degli allievi di Iemmi che da subito si era distinta per la dedizione al trotto e l’abilità con le redini lunghe.5.150 vittorie e 21.220 piazzamenti chiudono la sua strabiliante carriera che per quasi 50 anni ha incantato il pubblico del trotto italiano.
Molti lo ricorderanno solo per essere stato il guidatore di Tornese, il sauro volante, quello di cui Brighenti era spesso intimorito. Sergio è però il mito dell’uomo, Tornese ne è stato un mito complementare. Non per caso, quando Tornese approdò alla corte di Ossani, il mito del cavallo si affievolì, ma non quello di El Negher.
L'ostinazione gli conferiva un carattere molto forte. Grazie a questa forte personalità, poteva trarre il meglio dai cavalli che guidava. Quando, sull’ultima curva, lasciava scappare un "dai !!", con la sua voce rauca, consumata dalle mille sigarette, i suoi allievi prendevano un volo inarrestabile fino al traguardo. La sua voce faceva esplodere qualsiasi cavallo, come una sorta di elettroshock. Era questo il rapporto tra Sergio e i suoi pupilli.
Basta pensare a quella volta in cui El Negher guidava la grigia Ruit Hora e, sull’ultima curva, dandole la voce, risvegliò, in testa alla corsa, un addormentato Tornese (allora in versione Ossani) che scattò come un fulmine, creando un abisso tra sé e gli altri gareggianti.
Un’altra volta, animato dagli amici allo steccato, Sergio lanciò un grido. Dalle scuderie si sentì un contraccolpo fortissimo. Era Sion che sentendo la voce del Pilota, saltava nel box come un capretto impazzito.Anche non guardando la corsa, si poteva già sapere che in testa c’era il Pilota. " In testa c'è metà vittoria in tasca !!" diceva, e anche con cavalli che non erano partitori nati prendeva quasi sempre il comando. I
l boato scaldava la tribuna allo stacco della macchina, ‘’chi è in testa? In testa ci va sempre Sergio.’’Era lui a riempire le tribune nel freddo inverno milanese, e le persone accorrevano solo per vederlo guidare.Un uomo di altri tempi Sergio. Di quelli che con una stretta di mano sigillavano un patto tacito di rispetto. Si raccontava a pochi, non era di molte parole. Potevi scambiarci due parole al bar quando lo trovavi intento a scaldarsi con un bicchiere di whisky.
Dopo un Nazioni, si mise a piangere in scuderia per aver fatto perdere Agaunar, andando a scusarsi con Odoardo Baldi con le lacrime agli occhi. Fidandosi di Anselmo Fontanesi detto ‘’Morino’’, aveva anticipato Agaunar, costringendola a una quarta ruota inutile che era costata la corsa ad entrambi.
Il Pilota è ancora oggi ritenuto il “maestro di tutti i maestri” tra i catch-drivers di ieri e di oggi. Oltre che il padre dei guidatori era anche un grande preparatore, dai finimenti alla ferratura del cavallo. Investì tutto nella costruzione del centro di Nosate, in cui custodiva i ricordi dei suoi più grandi campioni. «Di Tornese non mi resta che questo sediolo, la briglia, i finimenti del record di Firenze, quando si fece 15.7; e quel ritratto, che per me è bellissimo. Tutto qui». Così recitava Brighenti per la Televisione in uno stanzino nel suo feudo milanese.
Di campioni ne aveva forgiati e guidati tanti. Per citarne alcuni: Empire, Oriolo, Behave, PackVan Dick, Song and Dance Man e Freddy, con cui vinse 12 gran premi. Non si può scordare Pack Hanover, arrivato dall'america con i piedi distrutti e al tramontare della carriera.
Come un mago riuscì a "raddrizzarlo" arrivando a correre l’Elitloppet. Quando gli americani vennero a sapere che aveva stravinto a Solvalla, non riuscirono a crederci senza fatti documentati dai giornali.
Ma i suoi campioni più assoluti restano Tornese e Delfo. Tornese ha una storia tutta sua, custodita nel volume ‘’Tornese cavallo leggendario’’ scritto e curato da Giorgio Martinelli, in cui racconta della vita del cavallo, del dualismo con il toscano Crevalcore e della leggenda che si era creata assieme al Pilota, con il quale ha raggiunto il tetto d’Europa.
Delfo. Nella mitologia era il fondatore della città di Delfi, considerata l’ombelico del mondo dove le sacerdotesse attingevano agli oracoli divini di Apollo. Nella mitologia del trotto, Delfo resta il genio e la sregolatezza dei cavalli. Con Brighenti trovò un feeling devastante. Se riusciva a farlo trottare, non ce n’era per nessuno. Quella magica notte del 23 Luglio 1977 ormai in pochi la ricordano. A quel tempo i telefoni e le televisioni non riuscivano a raggiungere le grandi distanze in brevissimo tempo o in diretta. Solo al mattino dopo, i telegiornali italiani annunciarono la meravigliosa notizia: Delfo e Brighenti avevano stravinto nell’International Trot al Roosevelt di New York.
Il campione della scuderia Little toy aveva rigato dritto, senza scatenarsi in partenza, sfilò davanti agli avversari per poi scattare agli 800 metri finali, chiamato a gran voce dal Pilota. L’Italia che trotta entra per sempre nella storia mondiale, Il Pilota li ‘’aveva domati tutti’’.
L’ultimo gran premio vinto da Brighenti è il Roma con Song and Dance Man. L’anno prima, l’82, fu invitato a correre al Campionato Europeo a Cesena proprio quel cavallo. Sergio era talmente tanto adorato dal pubblico che quella sera la polizia dovette intervenire tirando due funi per non permettere alle tante persone di invadere la pista.Sergio terminò la carriera agonistica nel 1987 per una grave malattia. Dedicò gli ultimi anni della sua vita restando a fianco dei cavalli come Commissario delle corse alla Trenno.
Il Pilota ci ha lasciato il 5 Gennaio del 1990 dopo un collasso cardiocircolatorio. Quel freddo giorno, non ci ha lasciato solo un guidatore, ma un amico, un cittadino di mondo, una leggenda.
Al trotto è stato affidato il compito di onorare la sua memoria, ma nella sua evoluzione personaggi come Sergio si sono andati a perdere e anche l’ippica stessa è cambiata. Prima di morire Sergio ci aveva visto lungo, soprattutto sulle ‘’corse tirate indietro’’ del quale si scoprirà solo un decennio dopo.
Era visto come un personaggio scomodo e fu allontanato da molti.Dopo 35 anni dalla sua morte gli è stato intitolato il Circuito Nazionale Guidatori, in scena sulla bianca di Cesena, dove il suo nome è scolpito 7 volte sotto l’albo del Campionato Europeo.ecord che si migliorano, vittorie consumate e imprese viste e riviste. Sono pochi a resistere all'usura del tempo. E quei pochi diventano miti e leggende.




























