L'equilibrio 'innaturale' di Caprilli / 1.
Relazione di Patrizia Carrano al convegno di Livorno su Federigo Caprilli. Titolo della relazione: L'equilibrio 'innaturale' di Caprilli.
AL COLLEGIO MILITARE vissero insieme, sin dal primo istante. Non ebbero bisogno di stringere patti d'amicizia come fanno di solito i ragazzi della loro età. La loro amicizia era seria e silenziosa come tutti i grandi sentimenti destinati a durare una vita intera. E come tutti i grandi sentimenti, anche questa conteneva una certa dose di pudore e di sensi di colpa. Non ci si può appropriare impunemente di una persona, sottraendola a tutti gli altri compagni.
Le poche bellissime righe che ho letto non sono state scritte per descrivere l'amicizia che legò Federigo Caprilli al suo compagno di camerata nella Scuola Militare di Modena, Emanuele Cacherano. Sono invece tratte dal celebre romanzo di Sàndor Màrai "Le braci". Ma la descrizione che Màrai fa dell'amicizia fra i due compagni di collegio militare - il ricco e nobile Henrik e il coetaneo Konrad, che nella divisa da ufficiale vedeva l'unica possibilità di sfuggire alla sua condizione di piccolo borghese - si attaglia perfettamente a quella che unì il marchese Emanuele Cacherano di Bricherasio e Caprilli. Cacherano apparteneva al Gotha della nobiltà, Caprilli veniva dalla borghesia livornese. Caprilli era solido, determinato, robusto, l'altro certamente più fragile, almeno psicologicamente, se è vero che ad appena trentotto anni si suicidò. Eppure i due amici dormono l'estremo sonno uno accanto all'altro: con una espressa richiesta contenuta nel suo testamento, le ceneri di Caprilli sono conservate nella cripta della famiglia Bricherasio, a Fubine, vicino ad Alessandria. Accanto al monumento funebre di Emanuele, splendidamente scolpito. Quasi nessuno dei due volesse mancare a un comune, estremo appuntamento. proprio come capita ai protagonisti del romanzo di Màrai.
Come ho già detto, il libro di Màrai si intitola "Le braci". E molti, io credo, sono i fuochi, le suggestioni, le tentazioni, le contraddizioni con cui si è dovuto misurare Caprilli nella sua breve e intensa vita. Non tocca a me ricostruire il percorso tecnico del cavaliere assoluto, dell'uomo che è stato giustamente considerato il fondatore della moderna equitazione. Il mio tentativo è piuttosto quello di indagare nelle contraddizioni, magari appena accennate, della sua vita. Che si è svolta in quarant'anni assolutamente cruciali nella storia della cultura europea.
Un solo esempio per tutti: ognuna delle persone convenute qui sa che Caprilli ha costruito il suo metodo dopo aver attentamente osservato il comportamento del cavallo in libertà. Va però ricordato che sino al Premio Nobel Konrad Lorenz, l'osservazione degli animali praticamente non esisteva. Si era sentito il bisogno di catalogare le specie esistenti, di classificarle, di suddividerle per famiglie, di studiarle sezionandole in laboratorio. Ma non di osservarle in libertà. Caprilli lo fa negli ultimi anni dell'Ottocento, divenendo, a suo modo, l'antesignano di una scienza che oggi riteniamo fondamentale per capire e cercare di difendere la biodiversità del nostro pianeta.




























