Ippoterapia, la relazione di M.G. Sechi
RELAZIONE della dr.ssa Maria Grazia Sechi, presidente del Coitato FISE Sardegna, al seminario di studio che si è tenuto a Oristano sul tema "Il cavallo co-terapeuta nel trattamento delle patologie psicologiche e fisiche dei bambini e degli adolescenti".
GIA' NELL'ANTICA GRECIA, più di 2000 anni fa, erano riconosciute le capacità terapeutiche (attenzione, terapeutiche e non miracolistiche) del cavallo ed i soldati feriti o debilitati nelle battaglie erano soliti usare questo mezzo per potersi riabilitare. E’ stato Ippocrate il primo (almeno per quanto ci è noto a livello storico) a suggerire l’equitazione come mezzo per superare certe situazioni psico-patologiche che oggi definiamo isteriche e dopo di lui Senofonte che sosteneva che “il cavallo è un buon maestro non soltanto per il corpo, ma anche per lo spirito e il cuore”
Da allora fino ai nostri giorni sono stati molti gli scrittori e gli intellettuali che hanno sottolineato i benefici che il rapporto con il cavallo apporta alla salute sia fisica che psicologica. Tra i tanti mi piace ricordare Montaigne che così definisce, in uno dei suoi scritti, il senso della sua passione equestre: ”Non smonto volentieri quando sono a cavallo, perché quello è l’aspetto in cui mi trovo meglio, sia da sano che da malato. Platone lo raccomanda per la salute e anche Plinio dice che è salutare per lo stomaco e l’intestino.”
Insomma che frequentare i cavalli e praticare l’equitazione sia un ottimo sistema per consentire all’uomo di raggiungere un migliore equilibrio psico-fisico è cosa nota da tempo.
Abbiamo dovuto però attendere i nostri giorni perchè, grazie ad osservazioni più scientifiche, l'ippoterapia entrasse con pieno diritto nella sfera delle applicazioni terapeutiche.
Un salto di qualità che ovviamente richiede una precisa assunzione di responsabilità da parte di tutti noi, sia rispetto alla formazione professionale di quanti intendano lavorare in questo settore sia rispetto al benessere e alle condizioni di vita e di scuderizzazione del cavallo.
Se infatti dai più recenti studi si riconosce a questo animale un ruolo terapeutico centrale (tanto da definirlo con il termine di co-terapeuta), allora è doppiamente necessario riconoscergli, sia dal punto di vista etico che da quello più banalmente pratico, tempi e modalità di recupero sia fisico che mentale, affinché possa svolgere il suo compito nel pieno delle sue possibilità. Ma mentre molti e approfonditi sono stati gli sforzi per conoscere quali siano i benefici effetti che il cavallo può produrre sull’uomo, pochi sono stati gli studi inerenti le sue necessità etologiche e i tempi di recupero a lui necessari per scaricare lo stress eventualmente accumulato durante il lavoro che gli viene richiesto.
Eppure si tratta di aspetti fondamentali, in quanto credo sia proprio dalla capacità del cavallo a porsi come elemento di congiunzione tra paziente e terapeuta che possa prendere il via una modalità di interazione corretta. Da più parti si è sostenuto che il cavallo sia una sorta di “specchio” capace con il proprio comportamento di dare precise indicazioni sui tratti caratteriali (patologici o no, fa poca differenza) di chi lo avvicina. Indispensabile sarà allora che se ne conoscano a fondo comportamenti, caratteristiche caratteriali ed abitudini al fine di saper leggere il significato dei suoi atteggiamenti e trarne suggerimenti per lo sviluppo del successivo intervento terapeutico.
Per riflettere su tutto questo e altro ancora (non essendo medico o psicologo e nemmeno veterinario non ho voluto addentrarmi in ambiti troppo fuori dalla mia esperienza e ho preferito parlare soprattutto di cavalli) è stato pensato questo momento di riflessione e di incontro che spero possa essere il primo di molti altri a venire.
C’è grande interesse in Sardegna per questa modalità di cura e di intervento terapeutico ed io spero che l’auspicata nascita di nuove strutture possa essere sempre di più coniugata alla attenta e seria formazione professionale ed al rispetto del cavallo.


























