''Io Ribot vi raccconto la mia vita da Ribot''
CHI AVREBBE MAI PENSATO che Ribot avrebbe scritto un libro autobiografico? Eppure è successo grazie alla penna e alla sconfinata passione di Nicola Melillo, giornalista della redazione romana della Gazzetta dello Sport. Il libro si intitola "Io, Ribot": editore Limina, 133 pagine, costo 15 euro. Si legge in un fiato. Ribot, che rivendica a buon diritto la definizione di "figlio del vento", parla in prima persona e ciò rende il libro fuori dal coro, ovvero diverso dai fiumi di inchiostro che lo hanno preceduto.
Il galoppatore Ribot nacque in Inghilterra nel 1952, anno dell'incoronazione della Regina Elisabetta II anno di nascita anche dell'altro fenomeno dell'ippica italiana dell'epoca ante-Varenne, vale a dire Tornese il sauro volante. Morì da "cavallo del secolo", imbattuto in sedici corse, 20 anni dopo a Lexington negli Stati Uniti dove fu esportato all'indomani della seconda vittoria nel Prix de l'Arc de Triomphe a Parigi, che concluse la sua carriera in pista, e dove un monumento è tuttora mèta di pellegrinaqgi da tutto il mondo.
Ribot si racconta a cuore aperto, dalla prima all'ultima riga. La sua infanzia, gli inizi difficili con gli altri cavalli e con gli uomini, il rapporto con i suoi groom, i suoi malanni mascherati da una potenza atletica senza confronti, il suo affetto per il cavallo-amico Magistris, i rapporti con i proprietari Federico e Lydia Tesio e Mario Incisa della Rocchetta e con gli artefici umani dei suoi trionfi, l'allenatore Vittorio Ugo Penco e il fantino Enrico Camici, i suoi viaggi, le sue scoperte. Soprattutto le sue "incazzature" dovute non tanto a un carattere difficile quanto al fatto che il "brutto anatroccolo" non ha mai voluto essere comandato né essere secondo a nessun cavallo, né in allenamento né in pista.
All'autore va riconosciuto il merito di una ricerca storica imponente, in ciò sicuramente agevolato da Ofelia Camici figlia di Enrico. Per chi ha superato gli "anta" certe pagine sono una ventata di gioventù ma anche di profonda malinconia perchè non basta dire "io c'ero" per cancellare certe brutture dell'ippica di oggi. Per chi di galoppo e di trotto non sa nulla è una magnifica occasione per capire come un cavallo sia capace di colpire nel profondo del cuore.

Ribot ed Enrico Camici




























