CASTELLUCCIO RIAPRE CON LE STELLE E IL FILO DEL SORRISO
Tutti a prendersela, non senza grandi ragioni, con gli ippodromi italiani.
Giusto, soprattutto, denunciare il tarlo sistematico di chi, oltretutto da gestore (per gli impianti di proprietà, chi più chi meno -e qualcuno molto meno- subentra l'interesse di non svalutare il proprio asset), sfrutta l'assistenzialismo statale per i cavolacci e tasche sue e non per la promozione dell'ippica ed il benessere dei cavalli e degli operatori, senza offrire servizi decorosi e invitanti anche per il pubblico.
Sbagliato però far di tutta l'erba il classico fascio. Perché, per esempio, al galoppo, San Siro (con qualche deficit solo nelle piste e nelle strutture di allenamento), Pisa e Merano rappresentano valide eccezioni e per il trotto -ferma restando la fiducia verso il nuovo consorzio che potrebbe riportare Napoli agli antichi splendori, per il nuovo corso di Montecatini e verso la nuova gestione di Palermo, che ha già avviato grandi lavori sulle strutture- ci sono impianti, come il Garigliano e Padova (che il nostro Paolo Allegri ha già scritto meriterebbe più giornate e incentivi) che sono autentiche isole felici, il primo perché aperto, d'estate, a un pubblico di famiglie e turisti, il Breda per i grandi ed appassionati sforzi (ed investimenti) del patron Pino Stefanelli, anche in tema di attenzione e promozione per il benessere dei cavalli e la creazione di eventi sempre a successo.
Tra gli impianti in gestione del trotto (ma di lunga data e sempre con passione e impegno pari, se non superiore, a quelli di proprietà da parte della famiglia Maglione e del piccolo ma efficiente staff) perla rara è l'Ippodromo di Castelluccio dei Sauri, unico per la cura -un vero giardino- dell'ambiente, la puntuale manutenzione della pista e, soprattutto, la simpatia e l'ospitalità verso operatori, appassionati, pubblico e scuderie.
Probabilmente incide anche il fatto che si tratta di un ippodromo di guida 'in rosa' al femminile, con donne e signore che amano occuparsene, innamorate, in ogni generazione, dei cavalli e dei cani, degli animali in genere, per non far torto, per esempio, ai gatti...
Un'educazione e una ospitalità che sono bellezza allo stato puro, capace, il più delle volte (poi ci sono i casi inguaribili e quelli non li fermerebbe neppure Wonder Woman) di trasformare anche le tante, troppe brutture, di un ambiente, quello del trotto italiano, che non deve e non può utilizzare gli enormi problemi che pure l'affliggono come alibi per dare -e mostrare- il peggio di sè...
Martedì 30 settembre la riapertura, vissuta all'interno come una festa, impreziosita tra l'altro dalla disputa della quinta e ultima tappa di qualificazione del Campionato delle Stelle 2025, prima della finalissima del 9 ottobre, non a caso in programma ancora a Castelluccio, proprio per l'attenzione verso i cavalli, il sociale (si corre per "Il Filo del Sorriso" onlus locale che aiuta, anche con servizi di clowneria, i malati e le loro famiglie) e le corse senza frusta ("Spero si arrivi all'abolizione -dice Nicol De Matteo, stimato avvocato e factotum dei Sauri, figlia di Francesca Maglione e mamma della piccola Arianna, a sua volta più animalista del WWF- anche perché, come mi ripeteva sempre nonno Luigi, se la frusta servisse a vincere le corse costerebbe 1000 euro non 20 o 30"...
In quella sfida saranno in 12, con i cavalli periziati dal bravo Riccardo Santo e con le guide a sorteggio (in diretta sulla pagina Facebook dell'Ippodromo dopo la dichiarazione dei partenti di venerdì 26) e appunto senza frusta.
Grande emozione, tra loro, per l'esordiente Paolo Filomeni allenato alla scuola di Gennaro Pacileo, prima in quel di Montegiorgio e poi a Civitanova (altro ippodromo capace di passione e di organizzare eventi per il grande pubblico e fuori dalla routine, purtroppo inopinatamente chiuso e poi non messo nelle condizioni necessarie per ripartire), come del resto per tutti gli altri, dall'unica rappresentante femminile Luisa Ciardo (anche lei in arrivo dalle Marche), alla voce e al volto dell'equitazione Cristian Micheli (in arrivo da Cremona), al grande imprenditore e sportivo Giancarlo Cangiano che viene da Napoli, dagli altri due marchigiani Simone Pacioni e Mario Tomassini, dal cronista dell'ippodromo Ivan Aldanese al fotografo dell'ippica del sud Domenico Zizzi, dallo spezzino Massimiliano Bellè al ristoratore campano ormai trasferito in Trentino Aurelio Caputo, fino al veneto Pasquale Mignano e ad Angelo Crisafulli che arriva addirittura dall'isola di Vulcano.
Un po' da tutta Italia, insomma (e tutto a spese proprie). A dimostrazione che la passione non conosce confini né ostacoli, neppure logistici e che l'Ippodromo dei Sauri -pure collocato un po' fuori dal mondo- è riuscito a farsi apprezzare.
Di più, a farsi voler bene...




























