''Caprilli e il giusto uso della staffa''
Caro Direttore, ho letto con interesse l'articolo di Ezio Maria Casati, del quale sono amico ed estimatore per la passione che mette nella difesa della scuola italiana. Debbo tuttavia precisare che, a mio avviso, una delle cause della scarsa diffusione del metodo naturale, discende dalla mancanza di unicità delle versioni che ci sono state trasmesse. Caprilli è morto troppo giovane perchè si possa ritenere che abbia completato le Sue esperienze di cavaliere. Ha lasciato tre versioni scritte del metodo, corrispondenti ad altrettanti stadi di sperimentazione. Ed erano destinate prevalentemente all'istruzione dei soldati che dovevano andare in guerra dopo un addestramento di pochi mesi. Il metodo si è completato ed adattato alle esigenze agonistiche moderne nell'ambito del Centro Preparazione Gare Ippiche, della Scuola di Cavalleria di Pinerolo.
La caviglia bloccata con il piede tutto introdotto nella staffa, costituisce un elemento di rigidità e di costrizione dell'assetto che invece dovrebbe garantire la massima naturalezza e comodità. Rende inoltre difficile l'insieme, nel lavoro in piano, con cavalli che presentano uno sviluppo muscolare dorsale insufficiente (perchè buttano il cavaliere indietro).
Può costituire, pertanto, motivo di difficoltà per il cavaliere ad inforcarsi. Un cavaliere quindi che avrebbe difficoltà a figurare decorosamente in un rettangolo di gara.
L'uso dell'articolazione della caviglia, non esclude affatto la fermezza della gamba, se il cavaliere bilancia le spinte dinamiche del busto in avanti con la spinta dei talloni verso il basso ed il peso del corpo si scarica sulle staffe.
Queste nozioni mi sono state trasmesse dal Col. Cossilla, Istruttore a Pinerolo.
Cordialmente
CARLO CADORNA



























