Capannelle, il Derby incorona Crackerjack King
CRACKERJACK KING è il 128esimo vincitore del Derby di galoppo alle Capannelle. Netta la vittoria del cavallo imbattuto in quattro corse e che nella quasi totalità dei pronostici e nel movimento delle scommesse era indicato come il favorito. Secondo Cazals, finora anch’esso imbattuto, terza la tedesca Danedream (unico straniero in campo).
C’è parecchio da dire su questo Crackerjack King. Il proprietario, l’assicuratore milanese Francesco Villa, aveva già avuto l’onore della ribalta quattro anni fa con l’impensabile Awelmarduk. La madre Claba di San Jore è un’autentica miniera d’oro per aver generato anche il già citato Awelmarduk e Jakkalberry, considerato il miglior “anziano classico” in circolazione (e lo ha ribadito a chiare note anche nell’odierno Premio Carlo D’Alessio). L’allenatore Stefano Botti è “l’avamposto italiano” della illustre famiglia di allenatori. Il fantino Fabio Branca è arrivato tra i big dopo una lunga gavetta e una carriera non priva di incertezze e problemi. Crackerjack King, infine, è il settimo cavallo grigio a laurearsi nel Derby: prima di lui Van Dyck, Emanuele Filiberto, Golfo, Tisserand, Groom Tesse, Cima de Triomphe.
“Stamattina non volevo alzarmi dal letto – ha scherzato Fabio Branca – perché ieri Crackerjack King mi era piaciuto assai poco”. Branca ha dedicato la vittoria alla famiglia e in particolare al fratello Mauro, rimasto paralizzato in una caduta durante una corsa a ostacoli.
“Il cavallo - ha detto poi l’allenatore Stefano Botti – è cresciuto con il passaggio di età e sa quindi come gestirsi in lavoro e in corsa”
Sneak a Peak e Plushenko sono apparsi al comando fino in dirittura. Alle tribune Fabio Branca con decisione si è liberato del gruppo e ha giocato d’anticipo su Cazals, preceduto di due lunghezze.
Un giudizio tecnico? E’ positivo non tanto per l’imbattuto vincitore quanto per il fatto che Al Step sia stato comprato da un proprietario di Hong Kong e che la vendita di Cazals sia sfumata solo per l’appassionata ostinazione del proprietario. Segno che il galoppo “made in Italy” all’estero vale non poco.

Crackerjack King in azione. foto Capannelle




























