Capannelle e Olimpiadi, un revival di gran classe
UNA GIORNATA giocata sul filo dei ricordi quella che si è svolta domenica 14 febbraio alle Capannelle. Se infatti l’ippodromo romano festeggiava i sessant’anni della Gran Corsa Siepi e il 121esimo compleanno del Grande Steeple, dedicato alla memoria di Mario Argenton, il mondo dell’equitazione sta a sua volta dando il via alle iniziative volte a celebrare i cinquant’anni dalla grande Olimpiade di Roma. E’ stato così che sul grande schermo dell’ippodromo si sono alternate le immagini delle corse in pista e quelle dei due percorsi di gara che nel 1960 assegnarono a Raimondo e Piero D’Inzeo rispettivamente la medaglia d’oro e d’argento
Da questa coincidenza di date ha preso spunto Enzo Mei, presidente di HippoGroup Roma Capannelle, per promuovere un momento di incontro tra i due mondi del cavallo, simboleggiato dal gemellaggio tra lo storico ippodromo di Roma e la S.I.R. Società Ippica Romana (da tutti gli appassionati familiarmente conosciuta come “La Farnesina"). A legare i due luoghi non è soltanto il loro essere storicamente le prime realtà della capitale riservate agli eventi reciprocamente ippici ed equestri, ma qualcosa di molto più profondo, che soltanto una riflessione storica sulla presenza del cavallo a Roma riesce a rivelare.
Fondata nel 1928 (lo stesso anno nel quale – e forse non si tratta di una semplice coincidenza - viene organizzato per la prima volta il concorso ippico di Piazza di Siena), la Farnesina ha visto formarsi e crescere nei propri impianti cavalieri che hanno fatto la storia dell’equitazione italiana. Tra i tanti, i fratelli D’Inzeo e Adriano Capuzzo, che di quella squadra olimpionica fu riserva.. Tutti e tre presenti alle Capannelle, insieme a molte altre glorie dell’equitazione italiana tra le quali Mauro Checcoli, (vincitore della medaglia d’oro individuale e a squadre di “completo”, nelle Olimpiadi di Tokyo ‘64) e la squadra di “completo” a Roma ’60 (Argenton, Nava, Grignolo, Tacca), hanno ricordato le tante volte nelle quali sono scesi in pista a Capannelle per correre da gentlemen le corse in siepi. “Una pratica sportiva molto importante e formativa – ha commentato Piero D’Inzeo - anche in vista della preparazione per il salto ostacoli”
Ma il legame tra Steeple-chase e concorsi ippici è molto più antico. Così tornando indietro di oltre un secolo e mezzo scopriamo che alle origini di entrambi vi sono proprio le cacce a cavallo delle quali Roma è stata grande protagonista fin dagli inizi del XIX secolo. L’affermazione può suonare sorprendente eppure è esattamente così che sono andate le cose. Fu infatti proprio per selezionare i cavalli destinati alle cacce e per valutarne l’attitudine a saper superare con sicurezza gli ostacoli di campagna che nacquero le prime gare di salto: quelle che appunto da noi porteranno il nome di concorsi ippici. E la cosa è tanto vera che agli inizi le penalità maggiori riguardavano l’errore sugli anteriori del cavallo, molto più pericoloso quando si debba affrontare un ostacolo fisso.
Insomma quando, anche per merito di dirigenti illuminati, si riesce a volgere lo sguardo alla storia e alla cultura del cavallo, si scopre un’antica omogeneità tra i vari comparti che sarebbe bene recuperare, soprattutto in momenti difficili e complicati come quelli che stiamo vivendo. Perché l’unico sentiero per uscire dal tunnel passa attraverso una sempre maggiore conoscenza e rispetto per i cavalli unita al recupero delle nostre radici storiche e della nostra cultura equestre.

da sinistra Piero e Raimondo D'inzeo alle Capannelle. foto Stefano Grasso per cavallo2000



























