Azarael, un libro per non dimenticare
UN LIBRO PER NON DIMENTICARE. Questo è il significato più profondo di “Azarael: uomini balenti e cavalli maestri “ di Fulvio Tocco. L’opera, scritta con una modalità stilistica lieve nella forma, ma profonda nei contenuti, racconta la storia di una Sardegna sospesa tra i tratti della antica civiltà contadina e il nuovo che avanza. Protagonisti indiscussi, a pari merito e dignità, uomini e cavalli. Gli uni e gli altri sono gli interpreti delle “pariglie acrobatiche”, una tradizione che si perde nella notte dei tempi. La passione dei Sardi per i cavalli è cosa antichissima, ma forse non tutti sanno che al Museo Archeologico di Cagliari è conservato un Bronzetto Nuragico (proveniente dal Sulci) che raffigura un arciere in piedi sul dorso del cavallo, nell’atto di scagliare una freccia. Come a dire, sembra suggerirci l’autore, che la correlazione tra il nobile animale e gli antichi rituali legati alla rigenerazione della natura e alla connessa divinazione del futuro sono praticati nell’isola fin dalla notte dei tempi.
Officianti di questo rito arcaico sono cavalieri un po’ speciali che attraverso prove di coraggio (le complesse figure acrobatiche eseguite su cavalli lanciati al galoppo richiedono abilità fisica, destrezza, ma soprattutto grande dominio di se stessi) dimostrano di fronte a tutta la comunità di aver saputo trovare una perfetta integrazione con il proprio compagno animale e quindi con gli aspetti istintuali della propria personalità. In questo contesto emerge, nel libro, l’altro protagonista della pariglia: il cavallo. Ma non un cavallo qualsiasi, bensì quello, come sottolinea l’autore, che “accetta di collaborare alla pari, mai di servire. E’ lui il modello per l’uomo e non viceversa” E questo spiega quali siano i vissuti del popolo sardo rispetto al cavallo e perché questo animale costituisca un elemento fondante della identità dell’isola.
Leggendo le parole di Azarael, che attraverso il ricordo della sua giovinezza ci fa da guida nel mondo complesso dei cavalieri che si cimentano nel “gioco” delle pariglie, emerge nettissima l’importanza del partner a quattro gambe per la buona riuscita della gara. Ma emerge anche, e questa è ai miei occhi la cosa più importante, una abitudine a conoscere e a tenere conto degli stati d’animo del cavallo al fine di potergli chiedere ciò che è in grado di fare e …niente di più. Una sapienza antica che, e questo è il grande merito del libro, è fondamentale non vada dispersa perché è patrimonio non solo della Sardegna, ma di ciascuno di noi.

in home page la copertina del libro. Qui sopra una delle immagini in esso contenute


























