Amarcord, quando a Roma l'auriga era un dio
TURISTI PER CASO o veri appassionati di archeologia? Comunque sia,percorrendo la via Appia Antica,all’altezza della tomba di Cecilia Metella potete ammirare gli imponenti resti del Circo di Massenzio,il meglio conservato della Roma antica, anche se molto meno conosciuto rispetto al più noto Circo Massimo.
Il fascino dei ruderi evoca il ricordo di quelle spettacolari corse dei carri che gli imperatori romani,insieme con le distribuzioni gratuite di grano e pane,elargivano al popolo per ingraziarselo(chi non rammenta il famoso detto latino “panem et circenses”).
Ecco allora tornare in mente la celeberrima sequenza del pluripremiato kolossal “Ben Hur”,con il mitico Charlton Heston alla guida di un carro a quattro cavalli (quindi,una quadriga di quattro splendidi cavalli bianchi e non,secondo una costante,comune citazione,una biga:andate a rivedervi il film e ne avrete puntuale conferma!).
Davanti ai nostri occhi si materializza,come per un magico incanto, la figura di un autentico eroe!
A tal proposito,vale la pena menzionare il brillante storico e archeologo Romolo Augusto Staccioli che in un vecchio,ma sempre validissimo volume dedicato alla “Civiltà di Roma” osserva come gli aurighi(i guidatori di oggi),grazie al “tifo” appassionato del popolo romano e degli stessi imperatori,finissero spesso per diventare,anche a causa dei gravi rischi di incidenti mortali,dei veri e propri divi,acclamati e ricercati per la loro abilità,con guadagni che,in taluni casi,arrivarono ad “oltre un milione e mezzo di sesterzi”! (insomma,potremmo dire,non senza ragione, che erano i Dettori o i Vivaldo Baldi della Roma imperiale).
Il prof. Staccioli ricorda,inoltre,che le scuderie(o fazioni),per le quali gareggiavano cavalli e cavalieri(pardon,aurighi),erano individuabili attraverso quattro sgargianti colori: rosso,bianco,azzurro e verde.
Quest’ultima godette,addirittura,del favore di parecchi imperatori!
Un magnifico mosaico policromo,visibile al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo(fatte salve eventuali mostre itineranti)raffigura proprio quattro aurighi,i loro fidi,potenti cavalli ed,appunto,le vesti e i caschi dello stesso colore.
Un salto in un passato tanto remoto,ma ancora incredibilmente attuale,se si pensa alle giubbe colorate dei fantini e dei guidatori impegnati nei moderni ippodromi.
Per la serie,non abbiamo inventato niente!



























