Trotto a Roma. Tor di Valle attacca Capannelle
Dalla SAIS spa riceviamo e pubblchiamo:
"In merito alla dismissione dell’impianto di trotto del comprensorio immobiliare di Tor di
Valle riteniamo necessarie alcune precisazioni.
La società che gestiva l’ippodromo di Tor di Valle dal maggio 2008 ha cessato la propria
attività di corse al trotto alla fine del mese di gennaio 2013, risolvendo ogni rapporto convenzionale
con lo Stato, ma concedendo agli allenatori dei cavalli presenti all’interno dell’impianto di
permanervi per ulteriori 4 mesi, un lasso di tempo ragionevole per trovare una nuova sistemazione
logistica. Di fatti il comprensorio di Tor di Valle è stato riconsegnato alla SAIS SpA, che in quel
periodo ne era ancora proprietaria, lo scorso 27 maggio, quando una gran parte dei cavalli erano già
stati trasferiti da Tor di Valle in altri ippodromi o in centri di allenamento. Rispetto ai 400 cavalli
scuderizzati durante l’anno, oggi non più di 80 continuano ad occupare i box dell’ex-impianto di
trotto della Via del Mare. A legittimarne la presenza non vi è alcun contratto di locazione o di
comodato per il semplice motivo che l’alloggio nei box ed i relativi servizi erano oggetto di
assegnazioni periodiche di breve durata (normalmente per 6 mesi ed a volte anche per tre) da parte
dalla società di gestione, a fronte di un vero e proprio prezzo “politico” che sarebbe dovuto essere
sufficiente per coprire appena i costi delle utenze. Qui l’uso del condizionale è d’obbligo se si
considera che la quasi totalità degli allenatori da circa un paio di anni non aveva più provveduto al
benché minimo pagamento. Un inadempimento che la società di gestione dell’ippodromo portava a
pur parziale giustificazione della sua conseguente morosità nella mancata corresponsione, alla
società proprietaria, dei canoni di locazione degli ultimi due anni.
Tornata dunque in possesso del proprio comprensorio immobiliare, la SAIS SpA ha
informato i pochi allenatori rimasti nell’ex area-scuderie che non vi erano più le condizioni per una
ulteriore permanenza dei cavalli all’interno dell’impianto, sollecitandoli a trovare una diversa
sistemazione. Va evidenziato che la SAIS SpA è una società immobiliare e pertanto, seppure avesse
voluto accordare un prolungamento del periodo di presenza dei cavalli, non lo avrebbe mai potuto
fare per la propria inidoneità aziendale, a cominciare dal proprio organico, preordinato per esiguità
del numero e specificità professionali a tutt’altra attività rispetto a quella ippica, per finire poi con il
fatto che la stessa SAIS non è neanche provvista (e né potrebbe esserlo) della necessaria licenza
sanitaria veterinaria, caducata in capo alla cessata società di gestione.
La dismissione dell’impianto, in corso di svolgimento in questi giorni, è la logica
conseguenza della intervenuta cessione dell’intero comprensorio. Fanno parte delle normalissime
attività di una società immobiliare la ripulitura e lo smantellamento delle attrezzature tecniche di un
cespite venduto, affinché l’acquirente possa essere immesso nel possesso, liberando la medesima
area da persone e da cose, ad eccezione ovviamente delle strutture edilizie presenti.
Viviamo in uno Stato che riconosce e garantisce tutela costituzionale alla proprietà privata
ed è quanto meno singolare (e, questo sì, certamente stravagante) invocare la Pubblica
Amministrazione perché intervenga ad impedire l’esercizio di un sacrosanto diritto o, addirittura,
per imporre forzosamente attività aziendali pretendendo che venga precettata in tal senso una
società che legittimamente intende invece perseguire le proprie finalità statutarie sulla base di libere
scelte imprenditoriali.
Oltre tutto sappiamo che nel giro di pochi giorni tutti i cavalli lasceranno l’ex ippodromo per
buona pace di chi voleva strumentalizzare l’obiettiva situazione di disagio vissuta dagli allenatori
nel trovare una idonea soluzione di delocalizzazione dei loro cavalli.
Quel che appare davvero incomprensibile, ma soprattutto intollerabile, è il voler addebitare
la “liquidazione” del trotto laziale all’indisponibilità di Tor di Valle, quando è noto che
nell’ippodromo comunale di Capannelle c’è una abbondante numerica di box a disposizione
unitamente a spazi per le sgambature ben più ampi di quelli che può offrire l’ex impianto di trotto.
Eppure, da quel che è dato di sapere, la società di gestione dell’ippodromo della Via Appia ha
ottenuto dal Comune di Roma una vera e propria polverizzazione del canone di locazione a fronte
della disponibilità ad ospitare le scuderie di trotto. Né occorre alcuna speciale autorizzazione da
parte del Ministero per le Politiche Agricole ai fini della semplice allocazione dei cavalli.
Considerato che la pista di Tor di Valle è assolutamente inutilizzabile, Capannelle offre sicuramente
migliori condizioni di stanzialità rispetto a quelle dell’ex impianto della Via del Mare.
E’ dunque sin troppo evidente che l’enfatizzazione mediatica di questa vicenda, al di là dei
piccoli interessi di bottega, risponde invece a qualche ben altra ed intuibile finalità surrettizia e che
probabilmente con i cavalli c’entra assai poco.
L’Amministratore Unico della Sais spa
Dr. Michele Saggese


























