Rapporto uomo - cavallo: piacere, impegno, sport
Sul sito web della Federazione Nazionale Corse Ippiche Francese (CH) è recentemente apparso un importante contributo sugli aspetti più rilevanti del rapporto uomo-cavallo, alla luce dei recenti studi scientifici etologici. La premessa è la diffusa percezione del cavallo sportivo e da corsa come un animale condizionato, costretto alla prestazione sportiva. Gli studi hanno incrociato l'esperienza sul campo dei professionisti e raccontano un'altra storia: quella di un atleta impegnato, espressivo e volontario.
In proposito queste sono le considerazioni di Alice Ruet, etologa presso l'Istituto Francese del Cavallo e dell'Equitazione (IFCE) operatore pubblico al servizio della filiera equina e di Clement Lefebvre noto affermato jockey e allenatore del galoppo, che disegnano un rapporto tra uomo e cavallo fondato sull'ascolto e la preparazione.
Quando un cavallo realizza una performance sportiva, possiamo legittimamente domandarci se lo fa per piacere o per timore, condizionato all'interno di un rapporto di forza col suo cavaliere. Qual'è la vostra opinione su tale questione?
Alice Ruet: " Ritengo che questa complessa questione debba essere affrontata da numerosi punti di vista. Il primo riferimento è alla causa della motivazione degli animali a fare (o a non fare) qualcosa. Un animale potrà essere motivato a realizzare un'azione grazia agli incitamenti e alle conseguenze esterne: possiamo dargli delle ricompense e/o esercitare una pressione per incoraggiarlo ad esprimere il comportamento desiderato. Ad esempio, perchè un cavallo vada al passo, è possibile applicare una leggera pressione con le gambe, che si arresta quando il cavallo si mette in movimento, e poi dargli una ricompensa alimentare. In questo caso, si tratta di comportamenti regolati in maniera esterna e numerosi studi ci hanno permesso di comprendere i meccanismi di apprendimento applicati e di valutare gli effetti in termini di efficacia negli animali. si deve notare che il livello di condizionamento si ritrova nell'allenamento associativo, che consiste, nel cavallo, di associare uno stimolo ad un comportamento.
Questo non implica necessariamente un rapporto di forza col cavaliere nel quadro di un rapporto rispettoso e che non induca paura e sofferenza nell'animale.La ricerca scientifica si orienta oggi verso la comprensione più approfondita della motivazione interna che porta l'animale ad impegnarsi in un'attività, in quanto questa è fonte di soddisfazione. Tale approccio si iscrive nello studio del benessere animale nel suo aspetto positivo: l'obiettivo di questi lavori non è solamente di scoprire e eliminare la sofferenza, ma si tratta anche di promuovere gli stati mentali positivi degli animali nella vita quotidiana. Il secondo (e complementare) approccio è quello della valutazione di quello che provano i cavalli nel quadro delle pratiche equestri. Gli studi effettuati hanno messo in risalto e convalidato i momenti di paura, ansia e dolore nei cavalli in attività.
Alcuni studi hanno anche dimostrato correlazioni tra questi indicatori e i fattori delle prestazioni sportive. Ad esempio, alcuni trottatori esprimono uno stato mentale e fisico negativo prima di una corsa in cui realizzano prestazioni non buone. Le origini di queste sensazioni negative possono essere diverse e riguardano la stessa attività, il materiale utilizzato, l'azione del cavaliere o del guidatore, le pratiche d'allenamento. In parallelo, un numero crescente di lavori scientifici si concentra sui sentimenti positivi. In particolare un'espressione facciale specifica è associata nei cavalli ad uno stato positivo dell'attività sportiva: un'incollatura alta, un breve ammiccamento delle palpebre e numerosi movimenti delle labbra e del mento".
Possiamo considerare pertinente la nozione di consenso che da qualche anno è stata introdotta nella relazione tra uomo e cavallo?
Alice Ruet: "Attualmente tale nozione non è richiamata dagli scienziati del benessere animale, ma è più facile vederla applicata nelle pratiche d'allenamento sul campo. Gli studi relativi alla conoscenza animale hanno come obiettivo l'individuazione delle modalità di comprensione dell'ambiente e del rapporto con l'uomo, in base alle quali effettuare la propria scelta. Tale nozione sarà certamente meglio chiarita nei prossimi anni".
Il mondo ideale non esiste e, fatalmente, ci sono dei cavalli che non sono trattati bene. Possiamo immaginare che un cavallo maltrattato possa realizzare a lungo prestazioni fisiche, in velocità, nell'endurance, nel salto o nel dressage?
Alice Ruet: "Le relazioni tra benessere e prestazioni sportive sono complesse, dal momento che questi due concetti presentano dimensioni diverse. Nel breve periodo abbiamo rilevato che un animale stressato prima di una corsa in genere effettua prestazioni ridotte. Ugualmente i trottatori che mostrano uno stato di malessere sono molto meno produttivi nei mesi in cui sono stati osservati. Tuttavia questi risultati, di ordine statistico, richiamano alla prudenza, in quanto alcuni animali hanno comunque ottenuto buone prestazioni malgrado la valutazione di uno stato mentale e fisico negativo. Nel lungo periodo sono necessarie ancora numeroso ricerche, per comprendere meglio le relazioni tra stato di benessere e longevità sportiva".
Dopo aver ottenuto il Frustino d'Oro nel 2024 negli ostacoli e aver vinto il Grand Steeple-Chase di Parigi ad Auteuil con Diamond Carl, Clement Lefebvre è anche allenatore. Una doppia attività che gli permette do soffermarsi sull'allenamento dei cavalli.
Come si può sapere se il tuo cavallo ha intenzione di galoppare e di saltare?
Clement Lefebvre: "Bisogna fidarsi di quello che sente, e non dimenticare che i cavalli da corsa sono atleti. Dopo l'età di 2 anni hanno l'abitudine di essere vicini agli esseri umani, di avere dei rituali quotidiani e di essere educati alla competizione. E quando dovranno ritirarsi pensiamo che starebbero bene in un prato. E' per questo che la riconversione costituisce un'ottima alternativa, che permette loro di rilassarsi continuando ad essere attivi.
Come si può comprendere se il cavallo non agisca soltanto per condizionamento o per paura di una punizione?
Clement Lefebvre: "Si vede se continua a conservare un temperamento tranquillo, quando sbuffa o quando si china. Bisogna trovare il giusto mezzo tra il piacere e l'impegno.Qui entra in gioco il lavoro dell'allenatore. Ancora una volta, come per tutti gli atleti, la ripetizione permette di migliorarsi e perfezionarsi".
Le società di corse francesi pensano al futuro, non si limitano alla gestione dell'esistente. E' significativo il loro impegno per la ricerca del benessere sul campo, nella pratica di tutti i giorni, dimostrando che il benessere non è una parola abusata, ma il punto centrale dell'attenzione e dell'interesse degli operatori e del pubblico.




























